cosmetici biologici

Cosmetici biologici, quali sono i vantaggi per il consumatore? Come riconoscerli? Chiuso il sipario sul Salone del Naturale di Bologna proviamo a fare alcune riflessioni sull'eco-cosmesi, a 10 anni da quando in Italia è stato certificato il primo prodotto.

Va subito detto che, rispetto al settore food, non esiste a livello europeo uno standard di definizione unico che disciplina la cosmesi bio e ciò può comportare non poche insidie per il consumatore finale, in un settore caratterizzato da pubblicità e marketing molto aggressive. Per colmare il vuoto normativo, lo scorso anno è entrato in vigore il Cosmetic Organic Standard il quale stabilisce che un prodotto cosmetico può definirsi biologico solo se contiene almeno il 95% degli ingredienti provenienti da agricoltura bio. Tale disciplinare è il frutto dell'accordo tra BDIH, COSMEBIO, ECOCERT Greenlife, ICEA e SOIL Association, ma è indubbia la necessità di un intervento da parte della Commissione Europea per colmare il vuoto legislativo in materia. Anche perché, ormai il mercato è in crescita e sempre più persone scelgono non solo di mangiare, ma anche di spalmare sulla propria pelle prodotti biologici. Perché?

I vantaggi di scegliere un cosmetico biologico

cosmetici biologici hm

Lo abbiamo chiesto durante il SANA 2012 a due tra i più importanti organismi di controllo e certificazione dei cosmetici biologici italiani. Dunque, quali sono i vantaggi?

"I vantaggi sono abbastanza assimilabili ai vantaggi di un prodotto alimentare" – ci spiega Fabrizio Piva, Amministratore Delegato di CCPB - Perché è vero che un cosmetico è un prodotto topico, ad uso esterno, ma è anche vero che la maggior parte dei prodotti che ci applichiamo sulla pelle entrano nel corpo per cavitazione: attraverso la pelle nutriamo anche il nostro corpo, non li mangiamo ma assimiliamo comunque le sostanze contenute nel cosmetico.

Attraverso il cosmetico biologico, inoltre – continua Piva - metto in relazione una filiera agroalimentare con una filiera che agroalimentare non è. Quindi creo maggiore naturalità da questo punto di vista, esattamente come per la scelta dell'alimento, miglioro la qualità dell'ambiente: se io utilizzo dei grassi che derivano da piante coltivate biologicamente invece che utilizzare dei grassi che sono di origine sintetica, chimica o derivano da piante convenzionali, sono certo di aver contribuito al rispetto del pianeta in quanto non ho utilizzato pesticidi, ho rispettato la biodiversità e i cicli produttivi.

Anche per Alessandro Pulga, direttore di ICEA il primo vantaggio rimane quello ambientale "anche se nella cosmesi, biologico diventa quasi sinonimo di naturalità, nonostante influisca sulla composizione del prodotto in modo limitato: il prodotto cosmetico è inevitabilmente costituito da sostanze chimiche che, magari possono essere di origine naturale, ma hanno poi subìto delle trasformazioni. Nella cosmesi naturale però si è certi che le sostanze selezionate siano le meno impattanti sull'ambiente. Poi, per alcune disciplinari, come il nostro, il discorso si allarga anche alla salute, considerando anche l'impatto che può avere sulla pelle. Una delle obiezioni che, infatti, viene avanzata molto spesso ai prodotti cosmetici naturali o biologici, è quello di avere degli spiccati effetti allergenici. Per certi versi molti dermatologi dicono che conviene più spargersi sostanzialmente il petrolio sulla pelle perché queste sostanze chimiche essendo usate da tanto tempo ed essendo molto testate, non hanno effetti allergenici. In realtà non è esattamente così e oggi sono tantissimi i prodotti bio che danno garanzie al consumatore anche su questo aspetto.

Come scegliere il prodotto biologico evitando gli inganni?

Il consumatore come può evitare i prodotti ingannevoli? "Può difendersi attraverso la scelta di un cosmetico certificato innanzitutto. – risponde deciso Piva che proprio sull'argomento ha tenuto un convegno al SANA - "Perché oggi non c'è una legge che obbliga chi produce i cosmetici naturali bio a certificarsi. Bisogna individuare chi ha certificato il prodotto e andare sul sito internet dell'organismo, guardare un attimo la norma, i documenti per vedere, ad esempio, quant'è la percentuale minima di sostanze biologiche nel cosmetico perché oggi, non essendoci una legge comunitaria così come c'è nell'alimentare, è possibile andare da 0 fino a 100. Quindi, attualmente, i margini attraverso i quali si può acquistare un cosmetico biologico con l'inganno sono abbastanza alti finché non ci sarà una legislazione che definisca che cosa si può fare.

Noi, come CCPB - continua Piva - abbiamo fatto la scelta di fare uno standard restrittivo e di certificare i prodotti Natrue che è uno standard internazionale con sede a bruxelles che con regole molto restrittive dove il 95% degli ingredienti naturali devono essere certificati biologici. Purtroppo sul mercato troviamo cose anche diverse. Capisco che per un consumatore è molto difficile e quindi deve fare molta attenzione e leggere bene le etichette con tutte le difficoltà che comporta. Non solo l'INCI, ma, come detto, chi lo certifica, qual è la norma, se c'è una dichiarazione sulla percentuale di ingredienti biologici contenuti. In caso di dubbi non esiti a chiamare o scrivere all'organismo di certificazione chiedendo: "Ma in quel prodotto quanto prodotto biologico c'è dentro? Quali sono i conservanti? Sono queste le domande da fare.

Dello stesso avviso anche Pulga di ICEA per il quale la certificazione diventa il primo elemento che il consumatore deve cercare perché "significa che c'è la rispondenza a un disciplinare e a un sistema di controllo, anche se ancora nella cosmesi non c'è uniformità: ci sono tanti disciplinari, un po' come nel biologico alimentare di venti/venticinque anni fa. Però sicuramente è una buona forma di difesa in quanto l'ente di certificazione che ci mette la faccia in qualche modo una sua scrematura la fa. Noi, ad esempio siamo molto attenti ad aspetti che non riguardano strettamente il biologico: andiamo a vedere molto anche i claim che vengono vantati sui prodotti: se uno shampoo è antiforfora andiamo a chiedere che lo sia effettivamente. Perché purtroppo è un settore dove il marketing è molto aggressivo e quindi dove troppo spesso vengono vantate caratteristiche che non sono reali.

Inoltre, per aiutare il consumatore direttamente nel punto vendita, abbiamo sviluppato questa applicazione per iPhone e iPad ICEA CECK che, per quanto riguarda i cosmetici, permette di individuare quali sono le componenti ammessi dal disciplinare del bio e quelle che non lo sono. Basta inserire l'elenco INCI ossia la lista degli ingredienti – seppur un po' complicata - che obbligatoriamente per legge deve comparire in ogni cosmetico. L'applicazione ti permette di sapere anche nel negozio quante di quelle sostanze sono vietate. Mentre nel food, fortunatamente, l'industria alimentare italiana ha rinunciato a molti degli additivi più nocivi, nel settore cosmetico questa differenza tra un prodotto convenzionale e un prodotto bio si evidenzia tutta. I pallini rossi che segnalano la sostanza vietata sono molto più frequenti nei prodotti non naturali e, con questo strumento, ci si accorge di come, anche un prodotto costoso o di una grande marca, contenga dentro sostanze che noi vietiamo.

Simona Falasca

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