microplastiche

Le microplastiche contenute in dentifrici, scrub e in altri prodotti per l’igiene e la bellezza continuano ad inquinare il Pianeta senza che ce ne rendiamo conto. Miliardi di minuscole particelle di plastica chiamate microsfere o microgranuli finiscono in fiumi, mari e oceani, inquinano gli ecosistemi e mettono in pericolo gli habitat naturali.

È arrivato il momento di vietare per legge l’utilizzo delle microplastiche. Alcune aziende hanno iniziato ad evitarle o a sostituirle con materiali biodegradabili per creare dei microgranuli naturali che non inquinino, ma sono ancora numerosi i prodotti che le contengono, dunque gli stessi consumatori devono fare molta attenzione a ciò che acquistano.

Greenpeace ha stilato una classifica delle aziende di prodotti per l’igiene personale e cosmetici in base agli impegni che hanno assunto per eliminare le microsfere dai propri prodotti. Con questa classifica Greenpeace East Asia ha valutato in base all’utilizzo di queste particelle i trenta più importanti marchi internazionali di prodotti cosmetici e per l’igiene personale.

“Questa classifica prova che l’intero settore sta facendo molto poco per risolvere questo grave problema ambientale. Le aziende sostengono di riuscire a gestire il problema ambientale delle microsfere, ma questo è falso, come dimostra il rilascio quotidiano negli oceani di miliardi di microsfere contenute nei prodotti per la cura e l’igiene personale” – ha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia.

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A causa delle loro piccole dimensioni, queste particelle non vengono filtrate dai sistemi di depurazione delle acque e pertanto finiscono direttamente nei fiumi, negli oceani e risalgono la catena alimentare, contaminando gli ecosistemi naturali.

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Microplastiche - Le aziende che si stanno impegnando

Come evidenzia la classifica di Greenpeace East Asia, sono quattro le aziende che si stanno impegnando maggiormente per eliminare le microsfere dai propri prodotti: Beiersdorf e Henkel (Germania), Colgate-Palmolive e L Brands (Stati Uniti).

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Microplastiche - Le aziende peggiori, le marche da evitare

Altre aziende, come le statunitensi Revlon, Amway e Estee Laudeer, hanno mostrato uno scarso impegno e pertanto occupano gli ultimi posti in classifica. Tuttavia è necessario sottolineare che nessuno dei 30 marchi internazionali presi in esame ha soddisfatto tutti i criteri di valutazione necessari per garantire la protezione dei nostri mari dall’inquinamento da microplastica.

microplastiche classifica greenpeace

Alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno già vietato l’utilizzo delle microsfere nei prodotti per l’igiene personale a partire dal 2017. In altri Stati come Taiwan, Regno Unito, Australia e Canada sono in discussione proposte normative per proibirne l’uso.

In Italia, invece, grazie anche all’impegno dell’Associazione Marevivo, solo poche settimane fa è stata presentata una proposta di legge per vietare l’utilizzo di queste microsfere in cosmetici e prodotti per l’igiene personale, come sottolinea Greenpeace.

microplastiche greenpeace

Come riconoscere i prodotti senza microlplastiche

Per riconoscere i prodotti senza microplastiche Greenpeace spiega che occorre consultare le etichette: "Se trovi polietilene o polipropilene ti consigliamo di scegliere altro. Esistono tante alternative naturali alle microsfere in plastica che garantiscono lo stesso effetto".

Inoltre esiste un'app per cellulare molto utile che con la semplice scansione del codice a barre indicherà se il prodotto contiene microsfere oppure no.

Scarica qui la app Beat the Microbeads.

Guarda qui la classifica di Greenpeace dedicata a aziende e microplastiche.

Marta Albè 

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