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I PFAS sono più tossici del previsto e l’EPA, ricerche alla mano, chiede nuovi limiti di sicurezza per l’acqua potabile

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Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) si trovano in molti oggetti di uso comune ma in alcune zone, cosa ancora più grave, contaminano pesantemente le falde acquifere (ricorderete sicuramente la situazione del Veneto). Ma esiste un livello di esposizione sicuro ai Pfas? Sulla questione è intervenuta l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (EPA).

L’EPA ha pubblicato questa settimana una bozza di analisi di tossicità per due singoli PFAS (PFOS e PFOA,) che riduce drasticamente quello che in precedenza era considerato un livello “sicuro di esposizione a tali sostanze chimiche nell’acqua potabile. Considerate che PFAS sono stati trovati in molte riserve di acqua potabile e acque superficiali nel Michigan e in tutto il Paese, dunque il problema è particolarmente sentito negli Stati Uniti.

Secondo le analisi, PFOS e PFOA possono causare problemi di salute a livelli molto inferiori rispetto a quelli attualmente fissati in 70 parti per trilione (ppt). Questa affermazione, tra l’altro, sembra essere molto attendibile in quanto si basa su studi epidemiologici che valutano l’esposizione effettiva negli esseri umani piuttosto che fare affidamento su studi su animali.

Le bozze dell’EPA etichettano anche il PFOA come “probabile cancerogeno”, il che significa che un’esposizione eccessiva a questa sostanza può aumentare il rischio di cancro. I dati mostrano inoltre che l’esposizione a tali PFAS riduce l’efficacia del vaccino anti-Covid.  (Leggi anche: L’esposizione a Pfas può indebolire l’efficacia del vaccino contro il Covid-19. Lo studio)

David Andrews, scienziato presso l’Environmental Working Group, un’organizzazione no-profit che ha esercitato pressioni per una regolamentazione sui PFAS più stringente, ha affermato che i livelli di riferimento utilizzati nelle nuove analisi dell’EPA si traducono in livelli di esposizione “sicuri” molto al di sotto di 1-ppt.

In effetti, la differenza è in ordini di grandezza, da parti per trilione a parti per quadrilione (ppq). A quel livello, le concentrazioni diventano così piccole che vanno oltre la capacità di misurazione delle apparecchiature di laboratorio standard utilizzate nell’analisi dell’acqua potabile. Per il PFOA, la dose di riferimento si traduce in 0,006-ppt; e per PFOS è 029-ppt.

Già ad ottobre,  l’EPA ha annunciato l’intenzione di proporre nuovi livelli massimi di contaminanti per PFOS e PFOA entro il prossimo autunno, con la speranza di rendere operativi tali standard alla fine del 2023.

Di conseguenza, come si legge nella nota EPA:

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (EPA) chiede al comitato consultivo scientifico dell’agenzia di rivedere le bozze di documenti scientifici riguardanti gli effetti sulla salute di alcune sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS). L’EPA è impegnata in approcci basati sulla scienza per proteggere la salute pubblica dall’esposizione all’acido perfluoroottanoico (PFOA) e all’acido perfluorottano sulfonico (PFOS), anche aggiornando rapidamente i consigli sulla salute dell’acqua potabile con nuovi approcci sottoposti a revisione paritaria e sviluppando rapidamente i regolamenti nazionali sull’acqua potabile per questi contaminanti.

L’EPA afferma che “si muoverà il più rapidamente possibile per emettere avvisi sanitari aggiornati” una volta che le bozze saranno riviste.

Ma l’industria di settore, molto legata all’utilizzo dei PFAS, anche stavolta tenta di fare resistenza. In una dichiarazione, l’American Chemistry Council (ACC), un gruppo commerciale che rappresenta i produttori di sostanze chimiche, ha messo in dubbio le conclusioni della bozza dell’EPA.

Ci impegniamo a perseguire politiche solide e basate sulla scienza che proteggano la salute umana e l’ambiente e stiamo rivedendo questi documenti recentemente rilasciati con i nostri membri. –  ha affermato il portavoce dell’ACC Tom Flanagin – A prima vista, questa analisi sembra molto incoerente con i dati disponibili su queste sostanze chimiche. Non vediamo l’ora di fornire commenti e analisi sostanziali durante il processo di regolamentazione.

L’Environmental Working Group e altre associazioni, però, da tempo criticano il livello di 70 ppt fissato nel 2016 dall’EPA, come troppo permissivo per una classe di sostanze chimiche persistenti, bioaccumulabili e tossiche anche a basse concentrazioni.

Insomma, che le nuove analisi suggeriscano che i PFAS siano più dannosi di quanto precedentemente riconosciuto (e anche a basse dosi) non è una sorpresa per chi da tempo ritiene queste sostanze più pericolose di quanto si voglia ammettere.

Ma ora il cambiamento di direzione dell’EPA potrebbe fare la differenza. 

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Fonte: EPA / EWG 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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