Incredibile, a Johannesburg due donne trasformano un fiume super inquinato in un corridoio ecologico

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Due donne, Romy Stander e Hannelie Coetzee, hanno co-fondato l’associazione Water for the Future per riabilitare l’inquinato fiume Jukskei, uno dei più grandi fiumi che attraversano la città sudafricana di Johannesburg.

A Johannesburg, in Sudafrica, esiste un fiume che è diventato una discarica a cielo aperto. Il fiume è nero-grigiastro e la sua salute ecologica è fortemente a rischio. Nel fiume Jukskei sono state riversate acque reflue e acque di scarico delle aziende locali, vi sono stati gettati televisori rotti e altri rifiuti e non è raro trovare carcasse di animali e aghi usati. Non resta quasi più niente di quell’originaria oasi pulita, ospitata da uccelli e circondata da piante autoctone.

Di fronte a questo scempio, due donne pioniere hanno deciso di “rimettere in sesto” uno dei fiumi più grandi della città sudafricana. La conservazionista Romy Stander e l’artista Hannelie Coetzee hanno inventato un metodo innovativo per sconfiggere l’inquinamento idrico del fiume. Il loro modello, che si fonda sulla fiducia nella ricerca, sulla creazione di infrastrutture ecologiche e sul ricorso all’arte, potrebbe essere replicato in altre parti del mondo per salvare altri fiumi in pericolo.

Stander, co-fondatrice insieme a Coetzee dell’associazione di beneficenza Water for the Future, ha detto:

“L’acqua è un riflesso della società, che è tossica.”

Il corridoio verde

Forte del costante rapporto con la comunità locale e della solida collaborazione di ingegneri, ricercatori, architetti e scienziati, nel dicembre 2020 il duo al femminile ha lanciato una prima iniziativa per rimuovere le piante invasive aliene e ora sono in corso ulteriori progetti per creare filtri di depurazione dell’acqua naturale, a protezione del fiume.

Un recente rapporto del Ministero degli affari ambientali del paese ha evidenziato come le piante aliene riducano il deflusso dell’acqua in una misura che oscilla tra i 1.500 e i 2.500 milioni di metri cubi all’anno. La vegetazione aliena rimossa dal fiume Jukskei viene poi trasformata in biomassa: pellet di combustibile naturale utilizzato per produrre elettricità o calore.

Il risultato finale del progetto sarà la creazione di un corridoio ecologico di acqua potabile circondato da opere d’arte ecologiche che siano in grado di comunicare con le persone. Stander lavora a numerosi progetti comunitari con Nando’s, una catena di ristoranti sudafricana che ha in parte finanziato la riabilitazione (si spera, permanente) del fiume.

Il progetto delle due coraggiose donne è stato paragonato all’High Line Park di New York, una striscia di vegetazione di 2.3 km costruita su una vecchia ferrovia sopraelevata che corre lungo il West Side di Manhattan.

All’origine dell’inquinamento

Secondo l’ente locale Rand Water, la sconsiderata estrazione mineraria, l’agricoltura intensiva, l’urbanizzazione selvaggia e l’inquinamento dovuto agli sversamenti illegali di materiali tossici hanno progressivamente peggiorato la qualità delle fonti di acqua dolce presenti in Sud Africa.

In Sud Africa, esiste anche una sorta di “razzismo ambientale“.  Dalle immagini satellitari dell’Istituto norvegese per la natura risulta infatti che i sobborghi più ricchi sono più vicini ai parchi pubblici di circa 700 metri, hanno il 9% in più di vegetazione e il 12% in più di copertura arborea rispetto ai quartieri delle aree più povere del paese.

Dall’eco-tree seat all’educazione ambientale

Un’altra idea partorita dalle due leader di Water for the Future è stata la progettazione e costruzione di una eco-tree seat in collaborazione con la società di manutenzione stradale della città, la Johannesburg Roads Agency, che ha tagliato la pavimentazione del bordo stradale per formare una struttura circolare.

Questa speciale sedia, attorno al quale, appunto, ci si può sedere, cattura e raccoglie l’acqua piovana e la convoglia verso le radici di un albero. Questa invenzione assicura un drenaggio sostenibile e permette di gestire il flusso d’acqua verso i fiumi urbani.

Sempre in tema di iniziative eco-sociali, Coetzee ha lavorato con il centro di assistenza post-terapeutica Timbuktu in the valley, dove ai bambini di Victoria Yards è stato chiesto di rappresentare in un disegno le proprie sensazioni quando pensano all’ambiente.

Uno dei disegni raffigurava una nuvola che piangeva. L’immagine, che è stata poi riprodotta con la tecnica del mosaico, si trova negli angoli di tutto il quartiere proprio per creare nuove forme di consapevolezza ambientale all’interno della comunità.

Fonti: IOL/Water for the Future

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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