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Acqua pubblica. 26 milioni di cittadini lo scorso giugno hanno espresso il proprio volere riguardo alla questione, ma il Governo sembra non aver recepito il messaggio. Vogliamo che l'acqua sia pubblica. Più chiaro di così? Tuttavia, all'interno nel nuovo dl liberalizzazioni sembra non voler trovare posto la re-pubblicizzazione dell'acqua, così come non si è fatto alcun passo avanti sulla remunerazione del capitale investito, quel famoso 7% che dovrebbe alleggerire le nostre bollette.

Poco importa se l’articolo 26 della bozza del decreto liberalizzazioni, sia sparita, fortunatamente. Diversi emendamenti presentati al decreto chiederebbero delle modifiche al famigerato articolo 25, riproponendo a tutti gli effetti l'obbligo di privatizzazione nella gestione del servizio idrico integrato. Anche per questo, da qualche tempo è partita la campagna di Obbedienza Civile, del Forum dei movimenti per l’acqua. Questi ultimi oggi hanno fatto sapere: "Diversi emendamenti presentati al decreto chiedono modifiche all'articolo 25, di fatto riproponendo l'obbligo di privatizzazione nella gestione del servizio idrico integrato eliminando l'esclusione del servizio idrico integrato dall'art. 4 del Decreto legge 13/08/2011 n. 138. Inoltre si cerca di escludere dal patto di stabilità le sole società “in house”, mantenendo invece sotto i vincoli sanciti da suddetto patto l'unica vera forma di gestione pubblica: quella tramite aziende speciali e consortili. Infatti le aziende speciali che gestiscono servizi di pubblica utilità vanno escluse dal Patto perché questo impedirebbe la realizzazione di investimenti atti a garantire l'accesso dei cittadini ai servizi essenziali".

Che fare per rivendicare i propri diritti? Il Comitato Acqua Bene Comune ha rilanciato la campagna del Forum, sposandone la causa ed invitando i cittadini romani a presentare il reclamo ad Acea. "Dato che le istituzioni non stanno rispettando la volontà popolare, lo stanno facendo i cittadini eliminando la “remunerazione del capitale investito” che, ricordiamo, è pari al 7% del capitale investito ma incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%" spiegano.

In che modo dunque è possibile garantire il rispetto della propria scelta alle urne? Attraverso l'eliminazione del profitto dalle bollette, reclamando al gestore il rimborso delle quote di profitto già pagate dal 21 luglio 2011 in poi ed eliminando al tempo stesso la medesima quota (la remunerazione del capitale investito) nei pagamenti delle prossime bollette.

Intanto oggi a Roma, alcuni rappresentati del Comitato si sono ritrovati dalle 10 davanti alla sede dell'Acea per consegnare i primi reclami firmati dagli utenti. Come fare per aderire alla campagna? Due sono le modalità: per le utenze dirette e per quelle condominiali. Per le prime, occorre revocare la domiciliazione bancaria della bolletta dell'acqua, inoltrando poi il reclamo tramite raccomandata A/R ad Acea e provvedendo al pagamento ridotto della bolletta, seguendo queste modalità.

Per le utenze condominiali, occorre chiedere all’amministratore di presentare il reclamo e di attivare il ricalcolo della bolletta condominiale, e nel caso in cui quest'ultimo non si attivi, far inserire nell’ordine del giorno della successiva assemblea il punto “decurtazione della quota di remunerazione del capitale investito dalla tariffa del servizio idrico e richiesta di rimborso per le relative quote pagate dopo il 21 luglio 2011”.

"Noi non ci stiamo, nessuna 'esigenza' di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano" dicono del Forum.

L'acqua è un bene comune, perché costringerci a pagare di più, rendendolo privato?

Francesca Mancuso

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