Quanta acqua consuma una t-shirt? Ben 2700 litri

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Abbiamo imparato a chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti o facciamo la barba, a preferire la doccia alla vasca da bagno, a limitare il consumo dello sciacquone del wc, ma... sappiamo quanta acqua consuma una nostra maglietta? Sì, avete capito bene, una maglietta: secondo lo studio "Quant'acqua sfruttiamo", condotto dal SERI - Sustainable Europe Research Institute per Amici della Terra-Friends of the Earth Europe una sola t-shirt consuma, lungo tutto il suo processo di produzione, ben 2700 litri d'acqua.

La ricerca analizza, infatti, il consumo di uno dei beni più preziosi nell'ambito delle materie prime che utilizziamo tutti i giorni. Uno spreco che incide pesantemente sulla distribuzione dell'acqua nell'intero Pianeta e deve per questo essere ridotto seguendo piani di efficienza studiati ad hoc per ogni settore.

Estrazione, lavorazione e commercio sono le fasi di produzione che accomunano diversi materiali tra cui, come dicevamo, il cotone che compone le nostre t-shirt. Il viaggio di questa materia prima dal produttore al negozio è infatti lunghissimo e costellato da un dispendio idrico incredibile: dalla raccolta nei campi alla lavorazione, che comprende processi delicati come la cardatura, la filatura, la tessitura e il candeggio, la quantità media d'acqua che occorre per ottenere 1kg di tessuto finale è pari a 11.000 litri d'acqua.

Acqua che, considerando la sola composizione della pianta del cotone, proviene dall'irrigazione dei campi (45%), dalla pioggia evaporata durante la crescita della pianta (41%) e dai procedimenti legati alle acque reflue dovute all'utilizzo di fertilizzanti e prodotti chimici. Il cotone è infatti una monocoltura e richiede ingenti quantità di acqua (piovana o artificiale) che viene poi inquinata dai metodi di coltivazione tutt'altro che naturali. Il problema riguarda poi il fatto che le fabbriche di lavorazione, trasferite per la maggior parte nei paesi in via di sviluppo dell'Asia, utilizzano procedimenti ad alto impatto ambientale, con un grande spreco di energia, tanto inquinamento e standard sociali che lasciano molto a desiderare. Basti pensare, per quest'ultimo punto, che a Dhakha (Bangladesh) i lavoratori che producono una media di 250 magliette all'ora vengono pagati appena 42 euro al mese.

Ma gli sprechi idrici non riguardano solo le magliette: lo stesso discorso vale ad esempio per il caffè (per una tazza occorrono 140 litri) o della carne rossa (per 1kg di amnzo ne sono necessari 16 mila). E anche l'Europa svolge il suo triste ruolo in questo abuso, arrivando ad avere il quarto consumo procapite di acqua a livello mondiale con una media di 4750 litri di acqua al giorno (uso diretto e indiretto), a fronte dei 3350 degli africani. Disparità che, se non appianate, rischiano di alimentare conflitti armati e accelerare l'esaurimento di questa preziosa fonte di vita.

Cosa fare dunque nel nostro piccolo? Prediligere magliette realizzate con cotone biologico, che non prevede per la sua coltivazione l'utilizzo di agenti inquinanti, e fabbricate in Paesi che rispettino gli standard ambientali e sociali minimi, garantendo un maggiore riguardo per l'ambiente e i lavoratori, potrebbero essere delle buone soluzioni. Per il resto, continuiamo a contenere i nostri consumi di acqua quotidiani con piccoli e semplici accorgimenti e, una volta usurate le nostre maglie di cotone, ricicliamole in modo creativo. Almeno l'acqua utilizzata per la loro produzione servirà due volte e darà vita a nuovi oggetti!

Eleonora Cresci

 

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