acquaUe

L'acqua è un diritto umano. A decretarlo è stato il Parlamento europeo che ieri ha votato in plenaria una risoluzione che promuove questo diritto, partendo da un'iniziativa dei cittadini attraverso la petizione Right2Water.

Quest'ultima è un risultato storico. La ECI (EU citizens’ initiative) ha permesso di raccogliere 1,8 milioni di firme, grazie alle quali Strasburgo ha deciso di seguire la rotta tracciata dai cittadini: con 363 sì, 96 no e 231 astenuti è passata la relazione dell'eurodeputata irlandese del GUE, Lynn Boylan.

Il testo invita la Commissione europea a presentare proposte legislative che sanciscano il diritto all’acqua, insieme alla revisione della direttiva quadro. Inoltre, invita anche a contrastare la privatizzazione dei servizi idrici e ad escluderli dai negoziati sul TTIP.

In particolare le richieste erano tre:

  1. le istituzioni dell’Unione europea e gli Stati membri siano tenuti ad assicurare a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;

  2. l’approvvigionamento in acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non siano soggetti alle “logiche del mercato unico” e che i servizi idrici siano esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione;

  3. l’UE intensifichi il proprio impegno per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

L'iniziativa dei cittadini Right2Water è stato il primo esempio di successo di questo meccanismo democratico. La proprietà e la gestione dei servizi idrici sono chiaramente tra le principali preoccupazioni per i cittadini e non possono essere ignorate”, ha dichiarato Boylan. “È pietoso che la Commissione non abbia presentato proposte legislative che considerino l'acqua come un diritto umano e un obbligo di legge in tutta l'Unione europea (...). I profitti non dovrebbero essere fatti sui beni pubblici come l'acqua”.

Facciamo un passo indietro. A febbraio del 2014, gli organizzatori della campagna Right2Water hanno partecipato a un'audizione in commissione ambiente. Il risultato della campagna è davvero storico: ben 1.884.790 firme.

Per i deputati, l'accesso all'acqua è un diritto umano fondamentale, ma alcuni hanno sottolineato che le norme sulla fornitura di acqua potabile restano di competenza degli Stati membri dell'Ue.

Mantenere l'acqua fuori di accordi commerciali. È questo uno dei punti più controversi. Gli eurodeputati prevedono che la produzione, la distribuzione e il trattamento dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari debbano rimanere esclusi dalla direttiva sulle Concessioni in ogni futura revisione. Inoltre, il carattere speciale di acqua e servizi igienici, così come la produzione, la distribuzione e il trattamento, rende imperativo escluderli da eventuali accordi commerciali che l'UE sta negoziando. Tra questi il discusso TTIP.

Il trattato di libero scambio fra Stati Uniti e Unione europea al momento non prevede la salvaguardia da possibili privatizzazioni.

Secondo la Campagna Stop TTIP, Bruxelles

“definisce pubblici i servizi forniti nell’esercizio dell’autorità governativa e cioè né su base commerciale né in concorrenza con uno o più prestatori di servizi. Queste formule permettono di espungere dal negoziato solo quei settori di esclusiva pertinenza delle autorità pubbliche, cioè il traffico aereo, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico e la difesa”.

I timori riguardano dunque il fatto che l'acqua, in violazione al referendum del 2011, potrebbe essere sul tavolo dei negoziati sul TTIP. La relazione approvata da Strasburgo, però, rappresenta una forte indicazione politica per i negoziatori, poiché

“esorta la Commissione a concedere una esclusione giuridicamente vincolante per i servizi idrici, igienico-sanitari e di smaltimento delle acque reflue dai negoziati in corso per il Partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) e dall’Accordo sul commercio dei servizi”.

Francesca Mancuso

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