Glifosato, dove si trova e quanto è tossico il diserbante (#stopglifosato)

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Glifosato, l’erbicida più noto (e più diffuso) al mondo è ovunque. Potente erbicida brevettato dalla multinazionale Monsanto Company (ma oggi di libera produzione), è stato classificato come probabile cancerogeno dallo Iarc, l’Agenzia di ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma il composto non è stato ancora classificato come tale.

L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza degli alimenti, sostiene infatti che le prove non siano ancora sufficienti per affermarlo con certezza. Ad oggi, dunque, è in commercio, e utilizzato praticamente sempre e ovunque in agricoltura, vietato solo in agricoltura biologica.

Ma ci stiamo realmente avvelenando lentamente? È quindi ormai impossibile non entrarne in contatto? È giusto fare chiarezza.

Glifosato, cos’è

Il glifosato è una molecola simile all’amminoacido glicina, ma modificata con un gruppo a base di fosforo. È stato scoperto nel 1950 come “curiosità scientifica” dal chimico Henry Martin, ma solo negli anni ’70 ne furono scoperte le proprietà ad opera dei chimici della Monsanto Company.

Glifosato, dove si trova

Il glifosato è l’ingrediente attivo presente nell’erbicida Roundup prodotto dalla multinazionale Monsanto. Dal 2001 comunque, anno di scadenza del brevetto, è di libera produzione e di fatto, oggi, è l’erbicida più diffuso al mondo.

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Oltre che in agricoltura, il glifosato e i formulati commerciali che lo contengono sono ampiamente diffusi in ambienti urbani e domestici. È utilizzato da Comuni e Province per la pulizia dei margini stradali, delle massicciate ferroviarie e del verde pubblico ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica.

L’uso intensivo in agricoltura è strettamente connesso alla sementi geneticamente modificate (OGM) di soia, mais e colza, il cui DNA è stato alterato per renderli resistenti all’erbicida, che quindi può essere applicato in dosi sempre più massicce, inevitabilmente accumulandosi nel prodotto finale. Soia, mais e colza OGM sono ampiamente impiegati come mangimi per animali: è anche così che le sostanze come il glifosato entrano nella catena alimentare.

Tutti possono entrare in contatto con questa sostanza chimica, sia per esposizione diretta durante le applicazioni in agricoltura e nel giardino, che attraverso l’acqua, le bevande e gli alimenti di origine vegetale (pane, pasta, cereali, legumi, nei quali viene spesso usato come disseccante prima del raccolto), la carne e i suoi trasformati, in particolare laddove gli animali vengano nutriti con derivati da piante OGM.

Tracce di glifosato sono state trovate nei seguenti prodotti:

Glifosato, l’azione erbicida

Il glifosato ha una potente azione erbicida, del tutto non selettiva, per cui è tossico per ogni specie vegetale, riuscendo a devitalizzare praticamente ogni tipo di pianta. Il meccanismo di azione è l’inibizione (ovvero la disattivazione) di un enzima chiave della fotosintesi clorofilliana, il processo vitale di tutte le piante (come la respirazione per gli animali incluso l’uomo).

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Glifosato, perché è così diffuso

L’erbicida è attualmente l’erbicida più potente al mondo, sia dal punto di vista chimico che “politico”, in quanto riesce a distruggere anche le piante più infestanti e, grazie all’intervento della multinazionale Monsanto che lo ha brevettato, commercializzato e pubblicizzato, è oggi l’indiscusso leader sul mercato.

Purtroppo però, la sua diffusione non sembra limitarsi solo alla fase di utilizzo, ma anche a quella di residuo (in poche parole la molecola “passa” anche nei prodotti dell’agricoltura). Alcuni test condotti su comuni prodotti alimentari hanno evidenziato infatti che le sue tracce possono essere presenti a livelli diversi nello stesso tipo di prodotto a seconda del lotto di appartenenza, sempre sotto i limiti di legge, ma senza sconti per quasi nessun cibo.

Glifosato, le cause contro Monsanto e la situazione politica

Nonostante la sua vasta diffusione geografica, operata dalla potente Monsanto, ormai i dubbi (per non dire certezze) sulla sua pericolosità sono ormai trapelate, e in alcuni Paesi e regioni del mondo si sta diffondendo la consapevolezza dei rischi, cosa che ha portato a proteste e cause contro la multinazionale.

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Così alcuni stati (come Francia e Olanda, Russia, Messico, Tasmania), hanno deciso autonomamente di ritirare dal commercio i prodotti contenenti glifosato, in associazione o non con altre molecole il cui mix è considerato tossico.

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Ma non basta. Senza un bando a livello sovranazionale è praticamente impossibile non entrare in contatto con la molecola, ed è per questo che da molti fronti, non solo ambientalisti, ma anche agricoli, viene chiesto a gran voce il ritiro.

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Glifosato, il legame con gli OGM

Il glifosato può uccidere ogni tipo di vegetale a causa della sua azione erbicida non selettiva. Quindi, per le coltivazioni di tipo vegetale, queste vengono modificate geneticamente per essere resistenti all’erbicida, usato per distruggere le piante infestanti. La molecola viene quindi usata in modo a dir poco intensivo nelle coltivazioni OGM di mais e soia, per citare due esempi molto comuni. OGM e glifosato sono quindi ormai strettamente legati.

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Glifosato, i possibili rischi

Il glifosato è tossico, ormai è una certezza scientifica, e non solo perché possibile (anzi, probabile) cancerogeno. La sua capillare diffusione ha ormai infestato interi ecosistemi, causando disequilibri ormai di difficile riparazione.

D’altronde è una molecola chimicamente molto potente ed è impensabile credere che non abbia degli effetti collaterali (termine che in realtà in questo caso appare come un eufemismo). Uccide tutto il regno vegetale, permane nei prodotti agricoli, e viene assorbito da chi li ingerisce.

Solo per citare un recente caso di cronaca, il lago Erie, uno dei maggiori bacini della zona dei Grandi Laghi, negli Stati Uniti, la scorsa estate è stato invaso da alghe tossiche, il cui fenomeno è stato correlato all’uso intensivo di glifosato.

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E il meccanismo chimico è molto semplice. Il glifosato è una molecola contenente un gruppo a base di fosforo, è in grado di separarsi in acqua e che rappresenta un elemento chiave di sviluppo di tali alghe, le quali, purtroppo, sono nocive per la vita acquatica.

Quando una molecola ha un effetto particolarmente impattante e soprattutto manifesta tale effetto in modo non selettivo, è veramente assurdo credere che sia priva di rischi. Questo al di là del puro rischio diretto (comunque grave) per la salute umana.

#StopGlifosato, chiediamo uno stop immediato

Ipotizziamo ora (e speriamo tutti insieme) che arrivi il bando globale, ovvero che da domani l’erbicida non possa veramente essere più usato. Ci siamo chiesti se questo basterebbe a liberarci del veleno (fermo restando che sarebbe la prima e per ora unica cosa da fare).

Abbiamo quindi contattato Fiorella Belpoggi, Direttrice del Centro di Ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, che da oltre 25 anni opera nella ricerca sul cancro e dove è in corso studio indipendente sulla molecola.

Ipotizzando uno stop immediato dell’utilizzo del glifosato, per quanto tempo continueremmo a trovare l’erbicida nei nostri cibi?

“Io credo si parlerà di anni, forse 10 o più di 10. Magari non troveremo il glifosato come tale ma come AMPA (derivato della molecola, indice della sua presenza nel prodotto). Il glifosato è un composto chimico piuttosto stabile appena ha subito una prima degradazione (quella che porta all’AMPA, N.d.R.). Inoltre, come è stato dimostrato da diverse recenti indagini, siamo praticamente tutti esposti a questo erbicida.

Mi permetta di sottolineare che sono circa 800 i formulati a base di glifosato presenti nel mondo, quindi, oltre a questo principio attivo che ha sicuramente una valenza tossica, quello che trovo molto preoccupante è l’utilizzo degli adiuvanti, ovvero le sostanze chimiche associate al glifosato per irrorare le piante, aventi il compito preciso di favorire l’entrata del glifosato nelle cellule.

Che siano poi cellule vegetali o animali, questo non importa. E quindi il problema della sostanza in sé è grande, importante e globale, ma quello dei formulati, che non sono sufficientemente controllati, per la piccola quantità di sostanze chimiche immesse (spesso senza obbligo di registrazione), ritengo che sia ancora più grande, importante, e impattante per la salute”.

Per questo è nata la Coalizione Italiana #Stopglifosato, di cui greenMe.it e GreenBiz.it fanno parte. La campagna ha preso avvio nel 2015, dopo che la IARC ha classificato tra i probabili cancerogeni per l’uomo il glifosato La coalizione ha intensificato il suo lavoro dopo l’uscita della valutazione dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che in contrasto con il parere della IARC, ritiene la sostanza probabile non cancerogena per l’uomo, basandosi su studi mai pubblicati e forniti dalle stesse imprese chimiche che producono il glifosato, in contrasto con le più elementari garanzie di indipendenza e in evidente conflitto d’interessi.

NOI DICIAMO NO AL GLIFOSATO! Unisciti a noi!

Roberta De Carolis