Streetbank: lo scambio avviene tra vicini di casa

Photo Credit: NATWERK

Cominciare dal piccolo è la prima regola per sperare che un’impresa funzioni. Vale per la vita dei singoli ma vale ancor di più per le azioni collettive. Coinvolgere amici e vicini di casa nelle pratiche di condivisione è quindi il modo più semplice per assicurarsi che il meccanismo si avvii.

Non a caso si moltiplicano le piattaforme di social networking per mettere in contatto gli abitanti del proprio quartiere. L’ultima arrivata si chiama Streetbank (interessante il passaggio di senso dalla strada come non-luogo alla strada come spazio in cui investire le proprie risorse) e in pochi mesi vede già 15000 membri attivi nelle comunità di Brighton, Leeds e Londra. Prima di Streetbank, c’è stata Neighborgoods, diffusa soprattutto negli Stati Uniti. Entrambe sono una versione iperlocale del più noto Freecycle, il network sviluppato su scala cittadina che consente di donarsi reciprocamente oggetti o beni che non si usano più, ormai presente in 51 Paesidel mondo. 

Cosa motiva la fioritura di questo fenomeno? Sapere di poter contare sul trapano posseduto dal vicino di casa invece di essere costretti a comprarne uno ad hoc da usare un paio di volte l’ anno può essere considerata una ragione invitante. E ugualmente potrebbe accadere per la bici, la macchina, le sedie per gli ospiti, un paio di ore di baby sitter, le ripetizioni di francese

I vantaggi sono presto elencati: si spende meno, si consuma meglio e si condivide di più. Nostalgia di un passato in cui tra vicini di casa ciò accadeva in maniera naturale? O uso delle nuove tecnologie per abilitare comportamenti positivi, consapevoli e indipendenti?

Dal canto loro, le piattaforme facilitano il meccanismo d’incontro e coordinamento per renderlo potenzialmente contagioso: ci si iscrive, si individua il proprio quartiere o se non c’è, lo si crea virtualmente e a quel punto si elencano gli oggetti o le competenze che si vogliono mettere a disposizione. Oppure, si cerca, tra i beni resi disponibili dal proprio vicinato, quelli utili alle nostre esigenze. A fornirli potrebbe essere il vecchietto della finestra di fronte, la coppia di amici del civico dietro l’angolo o il single che abita due isolati più in là.

Streetbank definisce un raggio d’azione entro cui ciascuna comunità può operare, corrispondente a un miglio (2,6 kmq) poiché si presuppone che il meccanismo funzioni meglio se si abita in zone ad alta densità di popolazione, dove più fragili sono le relazioni sociali e al contempo maggiori sono le necessità di supporto. Neighbourgoods sollecita invece la creazione di bacini entro la cerchia dei propri amici, potenzialmente collocati entro una distanza facilmente raggiungibile. In entrambi i casi, per il prossimo aspirapolvere potrebbe essere necessario bussare semplicemente alla porta di qualcuno.

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