Greenpeace: il carbone di Enel è una scelta che guarda al passato

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

ROMA, 10.01.2011 – Greenpeace considera dannosa e sbagliata l’Autorizzazione concessa a Enel dal Ministero dello Sviluppo Economico di convertire la centrale di Porto Tolle da olio combustibile a carbone:1.940 MW di potenza suddivisi in tre gruppi che “vomiteranno” polvere sottile e milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera. Intanto, domani a Roma si apre in Cassazione il Processo intentato da cittadini e varie Amministrazioni pubbliche contro Enel per i danni ambientali causati dalle emissioni della centrale a olio combustibile di Porto Tolle.

Mentre negli Stati Uniti non si autorizzano più le centrali a carbone, 38 progetti già autorizzati sono stati abbandonati ed è stata annunciata la chiusura di 48 impianti, in Italia Enel continua a investire in una tecnologia vecchia, dannosa e costosa per le tasche dei contribuenti. «Il nostro Paese – ricorda Domenico Belli, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – si è impegnato a ridurre le proprie emissioni di CO2 nell’ambito del Protocollo di Kyoto e delle Direttive europee. Se non riuscirà a raggiungere gli obiettivi, anche a causa della scelta di continuare a investire nel carbone, saranno i cittadini a pagare?».

Secondo le informazioni a disposizione, la centrale dovrebbe essere in parte alimentata da biomasse di cui ad oggi non è chiara origine e caratteristica. «Non vorremmo – continua Belli – che la parte di biomassa venisse coperta utilizzando i rifiuti, cosa di cui già si parla con insistenza nel caso della centrale a carbone di Civitavecchia nel Lazio, anch’essa autorizzata a usare in parte biomassa».

I dati nazionali sulle2” > emissioni di CO2 dicono che, oltre la crisi, le politiche di incentivazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica iniziano a influenzare concretamente l’andamento delle emissioni di gas serra. Enel, invece, fa compiere all’Italia un pesante passo indietro, investendo nella tecnologia più dannosa per il clima e per le popolazioni vicine alla centrale.

Riguardo al processo che si apre domani in Cassazione a Roma per i danni ambientali causati dalle emissioni della centrale a olio combustibile di Porto Tolle nel corso della sua attività, le responsabilità di Enel sono già state accertate nei precedenti gradi di giudizio e l’azienda ha pagato milioni di euro di risarcimento dei danni ad alcune Amministrazioni. «Ora auspichiamo – conclude Belli – che vengano accertate in via definitiva le responsabilità penali dei Dirigenti di Enel».

Ufficio stampa Greenpeace

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Direttore responsabile ed editoriale di greenMe. Ha una laurea in Scienze della comunicazione e un'esperienza pluriennale negli uffici stampa. In greenMe ha trovato il modo di dare sfogo alla sua "natura" più vera.
Repubblica di San Marino

Repubblica di San Marino: il turismo slow e green che non ti aspetti

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

Cristalfarma
Seguici su Instagram
seguici su Facebook