Australia porta Giappone alla corte dell’Aja per la caccia baleniera

ROMA, 10.05.11 – Il governo australiano ha presentato alla Corte di Giustizia dell’Aja la sua memoria d’accusa contro il Giappone per la violazione delle norme internazionali che regolano la caccia alle balene nell’Oceano Antartico. Il Ministro degli Esteri, Kevin Rudd e il Ministro dell’Ambiente Tony Burke hanno ribadito che il Giappone continua a violare la Convenzione Internazionale sulla Caccia Baleniera. Il governo giapponese deve rispondere delle accuse entro il 9 marzo 2012.

Il Giappone sostiene di uccidere balene in Antartide per scopi scientifici, ma l’Australia – come Greenpeace sostiene da sempre – ritiene che si tratti invece di una caccia a scopo commerciale che usa la ricerca come pretesto. I risultati scientifici finora prodotti dal Giappone sono contrari a qualsiasi buonsenso ( ad esempio, secondo le stime prodotte, le balene vivrebbero in eterno) e quelli commerciali non sono da meno: nei frigoriferi giapponesi ci sono oltre 5.000 tonnellate di carne di balena invenduta.

La caccia baleniera è un sistema puramente commerciale che non ha niente di scientifico – commenta Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – . È una truffa ai contribuenti giapponesi che pagano con le loro tasse un’attività che dal punto di vista economico è un fiasco colossale ma gode di protezioni in alto loco“.

Nel giugno 2008, due attivisti di Greenpeace, Junichi Sato e Toru Suzuki, hanno prelevato da un deposito postale di Amaori, nel nord del Giappone, un pacco che ufficialmente conteneva “cartone”. All’interno, invece, c’era carne di balena di contrabbando, per un valore di 3.000 dollari. Poche ore prima, grazie alle indicazioni di un ex membro dell’equipaggio, Greenpeace aveva filmato lo sbarco di decine di pacchi come quello da parte della ciurma della Nissin Maru, la nave macelleria della flotta baleniera giapponese: il pacco era indirizzato proprio al domicilio di uno dei componenti dell’equipaggio.

Dopo essere stato mostrato alla stampa, il pacco è stato consegnato al Procuratore di Tokyo che ha emanato un ordine di arresto per i due attivisti di Greenpeace che – dopo 23 giorni di prigione- sono stati accusati di violazione di domicilio e appropriazione indebita. Il processo si è tenuto lo scorso settembre e i due attivisti sono stati condannati ad un anno di prigione (con pena sospesa per tre anni).

Greenpeace ha fatto ricorso contro una sentenza che ritiene indegna di una democrazia quale quella giapponese.

Ufficio Stampa Greenpeace

Direttore responsabile ed editoriale di greenMe. Ha una laurea in Scienze della comunicazione e un'esperienza pluriennale negli uffici stampa. In greenMe ha trovato il modo di dare sfogo alla sua "natura" più vera.
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