L’erba del vicino non è sempre più verde: il lato nascosto e oscuro dei prati perfetti

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Il prato perfetto non è quello che hai sempre pensato. No a erbicidi, benzina e consumo d'acqua, sì alla biodiversità

Sono tutti uguali. Perfettamente tosati. Continuamente irrigati. Senza nemmeno l’ombra di una foglia o di un fiorellino fuori posto. Sono tanti i giardini così, nelle case di oggi. Talmente impeccabili da non sembrare veri. E guai se spunta un’erbaccia, va eliminata all’istante. Ma siamo sicuri che siano davvero green? 

Se l’è chiesto anche Alberto Mario DeLogu, pubblicando un post su facebook che è diventato virale. “Il mio vicino di casa, come tutto il quartiere, rasa il prato ogni sabato“, scrive Alberto, “Gli costa 2 litri di benzina, pochi etti di erbicida selettivo e concime minerale e butta l’erba tagliata nel bidone dell’organico.”

E continua, “Il mio vicino deve irrigare ogni sera perché altrimenti il suo bel prato da verde diventa giallo in un amen. Io non gli ho mai dato una goccia d’acqua, ma quello non ingiallisce mai.

Per non parlare degli insetti e degli animaletti, irresistibilmente attratti dall’oasi verde di Alberto, dove la natura fa il suo corso senza troppi “raddrizzamenti”. 

“Da maggio ad agosto ho dato alimento a parecchie migliaia di insetti impollinatori di ogni tipo. Ospito una bella colonia di Asclepias, la pianta del lattice, e faccio parte della “milkweed way”, l’aerovia nordamericana delle farfalle monarca, che vivono del loro nettare. Ogni giorno ricevo il pit stop di almeno un paio di questi insetti maestosi. Dal tramonto all’alba so che tra le foglie delle bardane ferve un’intensa vita notturna: rane, lucertole, topi, scoiattoli, marmotte, talpe, opossum, puzzole, procioni e gatti. Sento i versi, i rumori e gli odori.”

Cosa che nel giardino del vicino ovviamente non accade. D’altronde nei prati impeccabili gli animaletti spesso non sono benvenuti. 

La moda del prato all’inglese, il classico tappeto erboso uniforme che tanto assomiglia a un campo da golf, e che impazza in Canada e negli Usa, dove occupa circa 25 milioni di ettari, e fa tendenza anche alle nostre latitudini, è la coltivazione, spiega Alberto, “che occupa più spazio in tutto il Nordamerica. E non dà da mangiare a un solo essere vivente.”

Per mantenere impeccabili questi prati, “si consumano ogni anno 3 miliardi di litri di benzina. Tre milioni di metri cubi. Mille e duecento piscine olimpioniche. Che producono sette milioni di tonnellate di CO2.”

Una perfezione dal costo elevato, non solo in termini economici, ma anche ambientali. 

Alberto, che nel suo vicinato è “quello strano” conclude la sua riflessione così:

“È chiaro adesso perché salvarsi sarà così dannatamente difficile, forse impossibile?”

Sarà anche impeccabile il prato-campo da golf (bello decisamente meno), ma ne vale davvero la pena? Forse è il caso di rifletterci su!

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Laureata in Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018. Appassionata di viaggi, folklore, maschere tradizionali. Si occupa anche di tematiche ambientali, riciclo creativo e fai da te. Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo". Nel 2018 ha dato vita a Mirabilinto, labirinto di meraviglie illustrate.

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