La progettazione bioclimatica al servizio della bioarchitettura

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Quando ho deciso di aprire questo blog mi sono chiesto perché ancora si fa fatica a pensare che un sistema architettonico ecosostenibile non sia molto diverso in termini di funzionalità e di estetica da un normale edificio progettato alla vecchia maniera.

Nel primo caso, ci troviamo sicuramente davanti ad una soluzione di gran lunga migliore, se prendiamo in considerazione parametri come i consumi ed i risparmi energetici. Ho pensato che tutto questo scetticismo nei confronti della bioarchitettura possa derivare dal fatto che ancora non siamo in grado di cogliere appieno il valore che può avere la bioarchitettura, vista come una possibile soluzione per rallentare il processo di inquinamento del globo e l’esaurimento delle fonti di energia.

Trasporti, industrie ed edifici. Sono questi i consumatori principali dell’energia globale. Neanche io però credevo che i consumi degli edifici potessero essere superiori a quelli dei trasporti e delle industrie. Un edificio consuma energia per soddisfare i bisogni e gli standard di comfort degli abitanti dell’edificio stesso. Ogni azione che si compie, ogni elettrodomestico che si accende, ogni porta o finestra che si apre o si chiude cambia le condizioni di comfort ambientale che percepiamo e di conseguenza influisce sui consumi di energia dell’edificio stesso. Per non parlare poi degli edifici adibiti al lavoro dell’uomo. Un esempio. Quanta energia consuma un ufficio con 10 postazioni? Sembra semplice, vero? Si prende il consumo unitario di ogni macchina e si moltiplica per il numero delle macchine. Ma ogni macchina accesa produce calore che cambia l’equilibrio climatico di un ambiente, il corpo stesso dell’uomo emette calore. Occorre inoltre considerare anche i consumi delle macchine refrigeranti, i condizionatori, i frigoriferi, i ricambi d’aria, il numero delle persone che entrano ed escono ecc. Da ormai 7 anni, il protocollo di Kyoto in scadenza il 31 dicembre prossimo, punta a ridurre le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo, intervenendo sulla modifica degli attuali modelli energetici e passando anche per l’aumento dell’efficienza energetica degli edifici, sia essi di carattere produttivo, residenziale o terziario-direzionale. Ed è proprio per questo che l’efficienza energetica di un edificio è considerata dagli addetti ai lavori il sesto combustibile, al pari del petrolio, del carbone, del gas naturale, delle biomasse, dell’energia nucleare e delle fonti rinnovabili.

Bisogna quindi intervenire sull’efficienza energetica di ogni edificio. Ma come? Riducendo i consumi? O meglio riducendo l’uso degli elettrodomestici che consumano di più? Oppure alimentandoli esclusivamente con le energie pulite? Oppure possiamo fare in modo, quando fa caldo e non vogliamo accendere un condizionatore, che arrivi comunque aria fresca da fuori. Possiamo innanzitutto aprire la finestra. Oppure, se siamo in un edificio tecnologicamente avanzato possiamo orientare manualmente le ali del nostro sistema wind catchers per fare in modo che l’aria calda venga spostata dall’aria fresca che arriva da fuori. E se le ali fossero mosse da un sistema elettrico alimentato da energia pulita? Praticamente avrei l’aria fresca naturale ogni volta che la temperatura interna tende a salire ed a cambiare gli equilibri igrometrici di un ambiente.

E se fuori fa comunque caldo, dove la prendo l’aria fresca? Il modo c’è e ce lo hanno insegnato gli indiani primitivi con le loro tende o gli iracheni con le torri del vento che permettevano, in mezzo al deserto, di avere ambienti comunque freschi rispetto al clima torrido esterno.

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Accostare quindi i metodi e le tecniche costruttive tradizionali dell’architettura bioclimatica ai caratteri generali della bioarchitettura (la riduzione dei consumi energetici, l’uso di energie pulite, la corretta progettazione tecnologica di un edificio, l’uso di materiali adeguati…) per ottenere un edificio ad elevata efficienza energetica, in una parola sostenibile.

Come realizzare tutto ciò? Le soluzioni sono diverse, dalle più semplici alle più avanzate tecnologicamente. In questa nuova rubrica, tenteremo quindi di capire come rendere concreta e tangibile l’idea di architettura sostenibile.

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