Case di paglia ad Haiti: cosi’ parte la ricostruzione

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Alimentazione e architettura. Il legame sembrerebbe pressochè nullo, quasi sembra non esistere. Così come Biella e Haiti, due località agli antipodi della Terra. Ma c’è un comune denominatore tra questi 4 fattori. Si chiama “Ri-partire dalla paglia” il nuovo progetto ecosostenibile che usa come materiali da costruzione la paglia del riso e il legno, materiali totalmente sostenibili e ad impatto amientale nullo sia per il loro ciclo produttivo sia per il loro ciclo vitale.

Haiti, colpita nel 2010 dal terribile terremoto che ha costretto più di un milione di persone a vivere in tende ed alloggi temporanei, fino a trent’anni fa riusciva a produrre tutto il riso che consumava finchè le politiche economiche occidentali hanno distrutto questo equilibrio. Oggi la popolazione di Haiti non può ricostruirre le proprie case a causa dell’elevato costo dei materiali da costruzione.

Proprio per questo motivo, il progetto di due studenti di architettura del Politecnico di Torino sembra dare una svolta non solo civile ma anche economica ad un Paese ancora in ginocchio dovpo il catastrofico evento sismico.

Il ciclo vitale del riso non si esaurisce con il consumo del cereale che rappresenta nel Mondo il nutrimento principale per oltre la metà della popolazione, ma il suo scarto, cioè la paglia, può essere usato come materiale da costruzione, così come veniva già usato agli albori dell’umanità per la costruzione di case e capanne. Balle di paglia di 100x50x35 cm, legno, bamboo. A collaborare con questi materiali, il calcestruzzo armato per il cordolo di fondazione e copertoni riempi con terra pressata che rappresentano insieme una sorta di isolatori sismici che assorbono l’energia prodotta da un terremoto.

E’ stato realizzato un padiglione a Biella per poter osservare da vicino le capacità tecniche e ambientali del sistema portante in mattoni di paglia e poi è stato realizzato un prototipo ad Haiti.

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La paglia, senza dubbio più economica del classico mattone e del cemento, è ottima anche dal punto di vista energetico. Garantisce la traspirabilità della pareti non consentendo la formazione di condensa superficiale a vantaggio del comfort ambientale. E’ un materiale biodegradabile, isolante rinnovabile, maneggevole ed è in grado di assorbire CO2 riducendo le emissioni nell’atmosfera. Le pareti vengono poi solidarizzate da intonaci di argilla all’interno e intonaco di calce all’esterno.

Una soluzione semplice ma al tempo stesso efficace, che ripartendo dal basso, dagli scarti, potrebbe permettere alla popolazione di Haiti di tornare ad avere case in cui vivere, a basso impatto ambientale.

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