Imparare a fondere i sensi: la sinestesia

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Questa estate ho sperimentato coi miei figli e con giovani amici la possibilità di imparare tanto senza i classici libri di esercizi delle vacanze.

Una delle esperienze più belle è stato mettere in pratica la SINESTESIA. Parola di origine greca (synaisthanesthai è un verbo che significa “percepire insieme”), è una figura retorica usata in poesia per indicare l’accostamento di due parole che attengono a campi sensoriali diversi. La troviamo, ad esempio, nella poesia di Pascoli “Novembre“, dove si parla di “odorino amaro”, oppure in Quasimodo, dove nella poesia “Alle fronde dei salici” si nomina l'”urlo nero” (che richiama subito alla mente l’Urlo di Munch).

I miei bambini in genere amano molto colorare e dipingere. Ho pensato dunque di proporre loro di dipingere mentre ascoltavamo diversi tipi di musica. Spotify alla mano, abbiamo ascoltato la musica classica contemporanea di Allevi ed Einaudi, il blues di John Lee Hooker, il rock dei Black Keys e di Ligabue, il jazz di Louis Armstrong, il pop dei Blur. Sulle note di queste musiche, abbiamo cercato di imprimere sul foglio le emozioni che ci suscitavano. E’ stato importante che anch’io abbia lavorato insieme a loro, perché è soprattutto tramite l’esempio che si può apprendere in modo felice! Questa è una cosa che faccio sempre anche a scuola: quando affido ai miei alunni un compito, specialmente di scrittura, lo eseguo anch’io insieme a loro. Questo mi permette di capire se il tempo che do loro per svolgere l’attività sia effettivamente adeguato e se l’esercizio sia fattibile o se vada meglio calibrato sulle loro esigenze.

Questo tipo di attività, apparentemente facile, richiede di entrare in contatto con la parte più profonda di se stessi, con la propria fantasia. Per i piccoli è sicuramente più semplice, mentre è un esercizio un po’ più arduo, ma interessante, per i grandi, che devono ricordarsi di quando erano bambini, dimenticare tutte le sovrastrutture che impediscono di ascoltare le proprie emozioni e lasciarsi andare alla creatività.

Lo stesso tipo di attività si può fare, sia in vacanza che a scuola, con i più grandi: ad esempio, lo scorso anno, dopo aver studiato la Francia, ho proposto ai ragazzi di ascoltare musiche francesi (gli chansonniers e la colonna sonora del film “Il favoloso mondo di Amèlie”) mentre mangiavamo specialità francesi come il camembert o le madeleines (abbiamo fatto anche un piccolo assaggio di vino Bordeaux e io ho tenuto una piccola lezione da sommelier, ma sshh! Non ditelo a nessuno). Questa esperienza ha completato in maniera concreta quanto avevano appreso su quel Paese attraverso i libri ed Internet.

Fiero sostenitore della sinestesia è il musicista Roy Paci, noto al grande pubblico per la sua hit Toda joya, toda beleza, che oltre ad essere un eccellente trombettista, è ambasciatore di Slow Food e creatore di una nuova disciplina, la Gastrofonia, che unisce musica e cibo. In Salento, dietro iniziativa sua e di Francesco Caprioli, è nato il progetto Birrogastrofonici, da cui prende origine Slow(e)motion, un laboratorio itinerante, in cui la birra diventa intermediaria tra musica e cibo. I due amici hanno poi creato la Beerock, una birra American Pale Ale da loro definita “la prima birra a fermentazione musicale”, la bevanda che sancisce l’unione del cibo, della birra e della musica.

Mettere in pratica la sinestesia è dunque possibile in molti, felici, modi! Si accettano suggerimenti per altre tecniche sinestetiche!

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