Marche di latte artificiale, così gli ospedali “raggirano” la legge e il codice Unicef (ancor di più ai tempi del Covid)

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Le neomamme ai tempi del Covid sono sempre più sole e l’industria dei sostituti del latte materno ne sta approfittando. Ecco cosa sta accadendo in alcuni ospedali italiani, secondo le testimonianze che abbiamo raccolto

Ad allattare al seno si impara, ma purtroppo fin troppo spesso alle neomamme non viene dato il giusto sostegno per farlo. Così, invece di aiutarle ad attaccare al seno i loro piccoli, ci si affida sin da subito al latte artificiale e il percorso viene “deviato” già dalle prime ore di vita dei neonati nelle stanze degli ospedali.

Proprio qui, in maniera anche subdola, si caldeggia più il latte artificiale che quello della mamma. Lo dimostrano le decine e decine di “informative” prestampate di latte artificiale che abbiamo raccolto, consegnate nelle mani delle neomamme al momento delle loro dimissioni, con tanto di marche specificate.

E’ così che alcune strutture ospedaliere “aggirano” la legge che vieta di pubblicizzare i sostituiti del latte materno. Qualcuno aggiunge la marca a penna, altri la stampano nero su bianco su fogli aggiuntivi, altri ancora la suggeriscono a voce. Una pratica tutt’altro che nuova, anzi estremamente diffusa e consolidata, ma che durante la pandemia di Covid sembra essere nettamente aumentata.

E che spinge fortemente verso i formulati, rischiando di far fallire in partenza l’allattamento al seno per chi vorrebbe sceglierlo.

Il Covid aumenta la “solitudine” delle mamme

“Ci sono due aspetti relativi all’emergenza Covid, uno riferibile alla situazione di pandemia in generale ed uno che riguarda le mamme Covid positive al momento del parto” ci spiega la Dott.ssa Gizzi, Direttore UOC Neonatologia Ospedale S. Pertini di Roma.

In linea generale, purtroppo l’emergenza Covid ha ridotto le possibilità di accesso ad ambulatori e consultori, situazione che determina per le neomamme la difficoltà oggettiva di monitorare l’andamento dell’allattamento al seno.

“Questo fa sì che, da un lato, le mamme siano meno sostenute nel mantenere tale pratica e, dall’altro, gli operatori sanitari, nel dubbio che il neonato non sia adeguatamente nutrito, possano propendere maggiormente verso i sostituti del latte materno” continua la Neonatologa.

Le linee guida internazionali suggeriscono che una mamma positiva per Covid al momento del parto non debba essere separata dal suo neonato se è in grado di prendersene cura e che l’allattamento al seno è sempre consigliato, purché si prevenga la trasmissione del virus tramite l’uso di mascherina ed adeguato lavaggio delle mani.

“Nonostante questo, in molti punti nascita la diade madre-bambino viene separata, con inevitabili conseguenze  negative sull’avvio dell’allattamento al seno. Inoltre, la difficoltà di seguire le mamme in quarantena obbligatoria dopo la dimissione presso il proprio domicilio non aiuta nel sostenere tale pratica. Reputo quindi il rischio di un possibile aumento di prescrizioni di sostituti del latte materno un problema reale”.

Un andamento confermato anche dalla Dott.ssa Silvana Brucchi, ostetrica del consultorio familiare Asl Roma 2, che nel 2014 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento comunità amica dei bambini UNICEF quando era Asl RM B:

“C’è ancora troppa confusione sul fatto che una donna positiva al coronavirus possa allattare, in alcuni casi abbiamo assistito a una separazione tra mamma positivo e neonato, che provoca un aumento del rischio che quest’ultimo venga trattato con formulati”.

Il marketing dei sostituti del latte materno è sempre più aggressivo

L’Unicef stesso aveva rivelato qualche mese fa che la crisi della COVID-19 stava intensificando la minaccia della commercializzazione inappropriata dei sostituti del latte materno, minando gli sforzi per migliorare i tassi di allattamento.

“I servizi sanitari volti a sostenere le madri nell’allattamento, compresa la consulenza e il supporto qualificato per l’allattamento, sono stati messi a dura prova a causa della crisi legata al COVID-19. Le misure di prevenzione dei contagi, come il distanziamento sociale, rendono difficile il proseguimento dei servizi di consulenza comunitaria e di sostegno fra madri, lasciando spazio all’industria dei sostituti del latte materno per trarre profitto dalla crisi e diminuendo la fiducia nell’allattamento”, spiega il recente rapporto dell’OMS, dell’UNICEF e dell’International Baby Food Action Network (IBFAN).

Con il progredire della pandemia di COVID-19, gli operatori sanitari sono stati destinati verso la risposta al virus e i sistemi sanitari si sono sovraccaricati.

“In questo momento, l’allattamento può proteggere la vita di milioni di bambini, ma le neomamme non possono farlo senza il sostegno di operatori sanitari – dichiarava il Dott. Victor Aguayo, Responsabile dell’UNICEF per la nutrizione-. Per allattare i loro figli, fin dalla nascita, ovunque, dobbiamo, più che mai, intensificare gli sforzi per garantire che ogni madre e ogni famiglia ricevano i consigli e il sostegno di cui hanno bisogno da un operatore sanitario qualificato”.

“Nel frattempo, l’industria degli alimenti per l’infanzia sta sfruttando i timori di contagio, promuovendo e distribuendo la formula gratuitamente e consigli fuorvianti – sostenendo che le donazioni sono umanitarie e che sono partner affidabili”, aggiungeva poi Patti Rundall, del Global Council dell’IBFAN.

Le testimonianze delle mamme

E così, in piena pandemia, fioccano i “consigli”, più o meno velati, che suggeriscono alle neomamme di ricorrere ai sostituti del latte materno. E troppo spesso questi contemplano anche una specifica marca indicata.

“Mi hanno detto di dare l’aggiunta a mio figlio. La marca del latte me l’hanno detta a voce, ma non hanno scritto niente”, ci racconta Silvia.

@greenMe

In altri casi, quello che viene consegnato, in mezzo al cartellino di dimissioni, è una “informativa sulle modalità di prescrizione del latte in caso di allattamento artificiale o misto”, su cui viene aggiunto a mano il nome della marca consigliata, come è accaduto ad Arianna e a decine di mamme come lei:

“A me alle dimissioni hanno dato un foglio in cui consigliavano una specifica marca, l’infermiera mi ha portato mio figlio appena nato con un mini biberon di latte artificiale già accanto, prima ancora che io potessi attaccarlo”, ci spiega.

In altri casi, la marca del latte è segnata alla fine di un foglio che riporta il nome di “lista degli integratori consigliati alle mamme in allattamento”, in cui si legge: “se necessario si consiglia il seguente latte artificiale”. E appare il nome della marca stampato.

@greenMe.it

Poi c’è Nyree, che essendo al suo secondo parto, era già molto decisa sul fatto di dare o meno il latte artificiale al suo bimbo, eppure gli è stato ugualmente somministrato prima ancora che potesse attaccare il neonato al seno. E anche nel suo caso è spuntato il famoso foglio con sopra scritta a penna una marca di sostituto del latte materno.

@greenMe.it

Racconti che si ripetono e che seguono un copione già scritto, sempre uguale per troppe neomamme…

Consigliare marche di sostituti del latte materno è legale?

Come spiega Ibfan Italia (sostenitrice dell’International Baby Food Action Network nel nostro Paese), il Ministero della Salute, in un documento emanato il 15 settembre 2015, mette in luce una serie di reati connessi alla violazione della legge che regola le modalità di commercializzazione dei sostituti del latte materno. Il decreto ministeriale nr. 82 del 9 aprile 2009 (attuativo della direttiva 2006/141/CE) definisce le regole da osservare quando si parla di alimentazione dei lattanti. L’articolo 14 di questo decreto recita: “Le lettere  di  dimissione per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno”.

Un divieto che, in pratica, viene attualmente di fatto raggirato. Perché la marca non è indicata espressamente sulle lettere di dimissioni, ma in fogli aggiuntivi. Nessuno può dimostrare che quella marca aggiunta a penna sia stata scritta proprio dagli operatori dell’ospedale. E questi ultimi così non sono sanzionabili, anche se violano il Codice di Commercializzazione dei Sostituti  del Latte Materno, il documento elaborato dall’OMS e dall’UNICEF allo scopo di tutelare l’allattamento al seno, proibisce ogni tipo di pubblicità e promozione al pubblico.

Infine, secondo la Direttiva Europea 2006/141/CE, valida anche in Italia, “la pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale”.

@Ibfan

I casi in cui la prescrizione di LA, invece, è necessaria

“In linea generale, immediatamente dopo la nascita deve essere incoraggiato ed avviato l’allattamento al seno e questa pratica deve essere sostenuta durante quella parte di puerperio che decorre presso il punto nascita. Per tali motivi non è necessario, ed è anzi controproducente, prescrivere marche di sostituti di latte materno al momento delle dimissioni dall’ospedale. Tuttavia, una integrazione transitoria con sostituti del latte materno può essere necessaria in caso di neonati di basso peso alla nascita o prematuri, fino a che la produzione di latte materno diventi sufficiente. Inoltre esistono rare condizioni materne (ad es. alcune malattie infettive come l’HIV o l’assunzione da parte della mamma di particolari farmaci, alcool o droghe) e neonatali (ad es. alcune malattie metaboliche quali galattosemia, fenilchetonuria e malattia delle urine a sciroppo d’acero) che richiedono la prescrizione di sostituti di latte materno o di latti speciali per tutelare la salute del neonato”, commenta la dottoressa Gizzi.

Eppure in molti ospedali, come rivelano le testimonianze che abbiamo raccolto, le mamme vengono dimesse a priori e in massa con indicazioni precise sulla marca di latte da acquistare, anche se questa indicazione non viene fornita con una vera prescrizione medica, con firma e timbro, come dovrebbe essere.

Si tratta di un sistema un po’ più subdolo, che, sebbene non contrario alla legge, spinge verso specifiche marche di sostituiti del latte materno. In violazione del Codice.

Ma c’è davvero differenza tra i diversi tipi di sostituti?

“I diversi sostituti di latte materno hanno composizioni che differiscono leggermente per le formule di tipo 1, mentre le differenze sono sostanziali tra i latti speciali (ad es. formule senza lattosio, formule con proteine idrolisate etc.)”, ci spiega la Gizzi.

I danni sono (anche) psicologici

Cosa sarebbe più corretto fare è facile da capire. Invece di consegnare fogli che spiegano come si usa il latte in formula e quali marche preferire, gli operatori già dentro gli ospedali dovrebbero aiutare e sostenere le mamme ad avviare in maniera corretta l’allattamento esclusivo al seno almeno per i primi 6 mesi di vita del bambino, come indicato dall’OMS, considerato che il latte materno è il miglior alimento (sempre che la mamma lo desideri).

Anche perché i danni che derivano da quello che sembra essere un consiglio sistematico fornito in molte strutture ospedaliere non comprendono solo il probabile fallimento dell’allattamento:

“Questo non comporta solo la predisposizione ad aumentare l’inserimento delle formule, ma anche in generale una scarsa fiducia nelle proprie competenze materne, un senso di inadeguatezza che porta all’incapacità di allattare il proprio bambino, secondo i desideri e le reali necessità. Genera anche un senso di sconfitta, impotenza e infine incertezza nella mamma che dovrebbe invalidare quella che sembra essere una prescrizione medica”, aggiunge Silvana Brucchi.

Come possono difendersi le mamme?

“Intanto, affidarsi a professionisti esperti che oltre alla competenza tecnica rispettino anche il codice. Poi possono rivolgersi ai consultori di zona e alle ostetriche. Alle mamme manca il sostegno”, ci spiega ancora l’ostetrica.

La prevenzione parte durante la gravidanza, perché così c’è tutto il tempo per assimilare le nozioni e le informazioni corrette, sulla base di evidenze scientifiche, che aiuteranno la neomamma ad essere più critica e non accettare quello che le viene implicitamente e passivamente suggerito.

“Quindi alle future mamme consiglio di seguire corsi di accompagnamento alla nascita in cui viene trattato anche l’argomento allattamento. Nella nostra Asl, Roma 2, abbiamo attivato ambulatori di puerperio e allattamento in tutti i nostri consultori, abbiamo un numero di consulenze telefonico SOS Allattamento operativo dalle 8 alle 20 e offriamo alle mamme che partoriscono nei nostri ospedali di riferimento, il Pertini e il Santo Eugenio di Roma, un servizio che possiamo definire un fiore all’occhiello: l’arruolamento delle puerpere grazie a un’ostetrica di territorio che già prima delle dimissioni fissa un appuntamento con l’ostetrica del consultorio di riferimento”, continua la dott.ssa Brucchi.

Se aspettate un bambino, quindi, cercate un corso di accompagnamento alla nascita e informatevi il più possibile prima del parto.

Cosa deve fare una mamma a cui hanno prescritto una marca di latte in polvere alle dimissioni?

“Prima di tutto deve rivolgersi a un professionista per valutare se è effettiva la necessità di introduzione di formula. Il professionista valuta la poppata, e, laddove fosse necessaria l’implementazione, può consigliare di somministrarla attraverso metodi alternativi. Si potrebbe fare, poi, una segnalazione per la violazione del codice”, conclude la Brucchi.

Per segnalare una violazione del Codice, è infatti a disposizione un’apposita sezione sul sito Ibfan Italia.

Perché non è una questione di tifoserie tra latte materno e latte artificiale. La questione è che ogni mamma dovrebbe essere correttamente informata e accompagnata nella sua scelta.

E non ingannata da quelle che sembrano prescrizioni mediche, ma non lo sono affatto. Anzi, sono di fatto marketing e pubblicità, ben camuffate da consigli generici o da una anonima scritta a penna.

Leggi anche:

Allattamento al seno: le regole per farlo bene e con serenità

Allattamento al seno: tutti i vantaggi e i benefici per mamma e bambino

 

 

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
Coripet

Meno plastica con le bottiglie realizzate in PET riciclato, Bottle to Bottle di Coripet premia te e l’ambiente

Telepass

Telepass: quante emissioni fa risparmiare non fare la fila al casello?

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook