Funky tomato: ecco come è finita (male) l’esperienza dei sughi anti-caporalato

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Funky tomato è un’azienda che dal 2015 produce e trasforma il pomodoro in Campania e Basilicata, zone dove è alto il rischio di sfruttamento sia della terra che della manodopera. Si producono quindi dei sughi anti-caporalato, un’idea nobile e accolta con entusiasmo da molti consumatori che però, negli ultimi tempi, sembra essere finita in malo modo. Vi raccontiamo cosa sta accadendo.

Sulla pagina Facebook di Funky Tomato si legge:

“Funky Tomato è un pomodoro di alta qualità perché prodotto da una rete di piccoli agricoltori nel rispetto della Carta d’Intenti Funky Tomato, cioè usando tecniche artigianali a basso impatto ambientale, tutelando i diritti dei lavoratori e integrando nelle aziende i braccianti stranieri vittime dello sfruttamento della filiera del pomodoro da industria”.

Con i pomodori si producono passate, pelati e sughi a filiera partecipata, “legale e trasparente“, assicurano gli ideatori del progetto, in grado quindi di essere un’alternativa reale al caporalato.

L’idea di Funky Tomato è stata accolta fin da subito con grande entusiasmo, non solo dai tanti attivisti sociali e in particolare da quelli che lottano contro il caporalato, ma anche dai consumatori desiderosi di fare acquisti più consapevoli ed etici, disposti anche a pagare in anticipo per avere poi, nei mesi successivi, i propri prodotti a base di pomodoro che garantivano un compenso equo ai braccianti impegnanti nella raccolta.

Una sorta di prevendita, dunque, ed è proprio qui che si è venuto a creare un problema serio, che molti nostri lettori ci hanno segnalato.

Tanti consumatori, infatti, sono delusi e arrabbiati in quanto molti ordini non sono stati consegnati e non vi è stata neppure la restituzione dei soldi già versati per l’acquisto dei sughi.

La delusione e la rabbia dei consumatori

A confermarlo sono anche le tantissime le lamentele che si leggono sulla pagina Facebook di Funky Tomato, già dal 2019, e c’è anche chi li accusa di aver truffato i consumatori.

Ecco alcuni commenti:

Commenti che appaiono in ogni dove sotto i post pubblicati dai gestori della pagina:

“Io sono ancora in attesa dopo aver acquistato a settembre 2019, ricevuto parte dell’ordine a febbraio 2020 e parte a marzo 2020. Sto ancora aspettando il resto dell’ordine. Capisco tutte le difficoltà ma la mancanza di risposte e comunicazioni è vergognosa. A questo punto mi chiedo se ci sono lavoratori in questa azienda che nasce per tutelarli. Funky Tomato”

“Prima di pubblicare certi post Funky Tomato bisogna essere certi di essere completamente al di fuori da comportamenti a dir poco scorretti. Aspetto ancora prodotti non consegnati o rimborso”.

“i prodotti NON sono stati ancora consegnati !! La fattura NON è stata inviata. Nessuna risposta è pervenuta da Funky Tomato alle nostre numerose mail. Cordiali Saluti Associazione Gas Udine”

“In Funky Tomato probabilmente ci abbiamo creduto più noi che loro” conclude una delle utenti con amarezza.

Oxfam ha chiesto di rimuovere il suo logo

Abbiamo contattato Oxfam, Organizzazione non profit che si occupa di lotta alla povertà e che ha collaborato con Funky Tomato (tanto che nel sito dell’azienda compare il suo logo) per capire il loro punto di vista riguardo a questa vicenda.

Questo ciò che ci hanno fatto sapere:

“Nell’ambito del lavoro di ricerca e campagna sulle filiere del pomodoro, Oxfam è entrata in contatto con l’esperienza di rete di Funky Tomato, vedendone degli elementi di innovatività e di rispetto dei diritti dei produttori.  A tale proposito ha promosso l’iniziativa, dando disponibilità nel valutare l’esperienza nel suo sviluppo per migliorare i disciplinari e gli standard di sostenibilità.  Oxfam ha ospitato presso i propri due punti vendita di Arezzo e San Casciano i prodotti di Funky Tomato, senza essere coinvolta nella parte commerciale e logistica di cui sono responsabili Funky Tomato srl e Dol srl.  Abbiamo appreso dai canali social che il pre-acquisto, che Oxfam insieme ad altri soggetti ha promosso, ha avuto dei problemi nel soddisfare tutti gli ordini.  Laddove ci è stato segnalato, abbiamo fatto presente la problematica a Funky Tomato e a Dol e abbiamo avuto riscontro che il problema sia stato risolto.  Non avendo nessun coinvolgimento nella gestione degli ordini di pre-acquisto, abbiamo chiesto inoltre alle due società se i problemi segnalati da alcuni utenti sui canali social fossero stati risolti.  Ci è stato assicurato che gli ordini erano stati in gran parte evasi, anche se in ritardo rispetto alle previsioni iniziali, e che gli ordini non evasi e già pagati sono stati rimborsati.  Non essendoci alcun modo da parte di Oxfam di riscontrare l’esattezza di questa informazione, abbiamo quindi sospeso ogni attività di comunicazione rispetto all’iniziativa e chiesto ai responsabili di Funky Tomato srl di eliminare il nostro logo rispetto a eventuali future iniziative”.

Dol: “Non riusciamo più a comunicare con i responsabili”

Anche Vincenzo Mancino, fondatore di DOL (Di Origine Laziale) e distributore di Funky Tomatos, aveva creduto, come molti, in questo progetto, ma a sua volta è rimasto “in sospeso”.

“Noi abbiamo investito in Funky Tomato fin da subito, perché abbiamo creduto nel progetto che ci veniva proposto e due anni fa ci è stato chiesto come DOL di partecipare ad una rete. Noi avremmo usato la nostra società per la logistica di Funky Tomato e abbiamo iniziato a settembre 2019 partendo dal preacquisto che era stato fatto nei mesi precedenti e che non era ancora stato consegnato. Nel momento in cui abbiamo iniziato ci siamo impegnati a capire e risolvere le problematiche che avevano bloccato Funky Tomato”.

Cosa è successo con le consegne?

“I prodotti sono arrivati a noi e li abbiamo consegnati noi e di questo abbiamo tutta la documentazione. Quello che non abbiamo consegnato ad alcuni privati all’interno delle nostre spedizioni era un prodotto che non ci veniva fornito. Faccio un esempio: una polpa, un pelato e una paccatella. Se a noi venivano consegnati solo 2 prodotti su 3, noi intanto li spedivamo perché le persone aspettavano da mesi. Poi avremmo aggiunto quello che mancava. Abbiamo preferito fare così per evitare il malcontento. Questo fino a che non è arrivato il Covid”.

Cosa è successo con l’arrivo del Covid?

“Da quel momento non sono più riuscito a comunicare con i responsabili di Funky Tomato, non sono riuscito a parlarci per telefono né ad ottenere un appuntamento. Noi come DOL abbiamo avuto un danno d’immagine grandissimo perché molte persone ci hanno collegato a Funky Tomato, per non parlare di quelli economici”.

Insomma Funky Tomato è sparita e non ha fornito spiegazioni neppure a DOL, che è uno dei suoi distributori.

Nonostante questo Vincenzo è convinto della buona fede di chi aveva ideato il progetto, il tutto potrebbe essere da imputare semplicemente a una mala gestione del tutto.

Cosa dice Funky Tomato?

Per dare diritto di replica su tutta questa controversa questione e per capire come stanno realmente le cose, abbiamo provato a contattare anche Funky Tomato ma, al momento, senza successo.

In caso di futuri aggiornamenti pubblicheremo anche la loro replica.

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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