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Entro 6 mesi i lavori saranno conclusi e i 45.000mq su cui un tempo sorgevano le cartiere Burgo diventeranno il primo Borgo Ecologico d’Europa. Un “sogno che diventa realtà”, di quelli che l’imprenditore Adriano Olivetti avrebbe inaugurato volentieri, apostrofandolo come uno dei migliori casi ereditati dal suo modello di impresa come progetto sociale.

Il territorio coinvolto è quello attorno al comune di Marzabotto, ormai compreso nell’hinterland bolognese. Terra di solerti e vivaci emiliani che negli ultimi decenni hanno visto molte delle eccellenze industriali locali fallire sotto i colpi della globalizzazione, della crisi e delle difficoltà economiche. A riprenderne le redini, questa volta è un gruppo di imprenditori emiliano-romagnoli che, guidati dall’azienda Dismeco srl , ha deciso di investire 10 milioni di euro per dare corpo a un sito industriale nel quale le istanze della green economy si uniscono ai principi della responsabilità sociale.

Eravamo alla ricerca di un sito in cui ampliare la nostra azienda ma l’idea era che non fosse sufficiente realizzare una nuova fabbrica” ci racconta Claudio Tedeschi, presidente di Dismeco srl, raggiunto al telefono mentre cammina tra i corridoi della fiera Ecomondo di Rimini. “Volevamo cercare di dare un valore aggiunto alla nostra operazione”.

La Dismeco appartiene a quella categoria di imprese già da tempo presenti sul mercato, ma anonime fino a quando l’eco della crisi ambientale non le ha dato finalmente autorevolezza. Nata nel 1977, è stata la prima azienda italiana a occuparsi della gestione dei rifiuti elettronici . Oggi, progetta, brevetta e applica macchinari altamente tecnologici per lo smaltimento dei RAEE. Vedendo velocemente crescere il proprio business ha deciso di intraprendere un’azione di sviluppo non solo finalizzata alla crescita del proprio profitto, ma anche alla ricaduta sul benessere sociale locale.

Le vecchie cartiere della Burgo, storica azienda del settore, sebbene dismesse da anni, sono state restaurate sulla base di uno scrupoloso lavoro di recupero architettonico. Al posto della cellulosa oggi qui si recupera materiale, a partire da lavatrici e piccoli elettrodomestici. Il nuovo processo di selezione che presto sarà introdotto consentirà di ricavare il 98% di risorsa di seconda generazione da questi “ferri vecchi”.

Il tetto della struttura ospita impianti fotovoltaici di ultima generazione, integrati da apparati sperimentali applicati al mondo del geotermico e del mini-eolico, e da turbine idriche che utilizzano la forza motrice del fiume Reno.

marzabotto_lavatrici

Attorno si distende il Parco del Montesole, anch’esso rimesso a disposizione della cittadinanza insieme con Villa Rizzoli, che ospiterà un centro didatticoall’interno del quale poter imparare cosa significa il termine impresa.

Parallelamente, è stata attivata una partnership con l’Università di Bologna e quella svedese di Goteborg per l’analisi e lo studio delle materie prime ai fini di un loro sempre più efficace recupero.

La convinzione è che il lavoro debba essere un valore universale. E il ruolo dell’imprenditore è fondamentale nella riaffermazione di questo principio. Dal canto suo, egli deve dare lavoro in maniera etica: ciò significa lasciare che la fabbrica sprigioni creatività, passione e potenzialità di un territorio”.

Parole che echeggiano come fari nel buio. E che riportano alla luce l’utopia concreta che negli anni Sessanta ha animato molti imprenditori italiani. “Un modo di approcciare il mondo della fabbrica che è tipicamente nazionale ” commenta Claudio Tedesco. E che da più parti cerca eredi.

Pamela Pelatelli

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