E-Cat_andrea_rossi

Lo “sceicco della Brianza”, così è stato soprannominato l’Ingegner Andrea Rossi, l’inventore dell’E-cat, continua ad essere al centro di polemiche e dibattiti al limite della spystory, soprattutto dopo l’annuncio di Venerdì scorso del successo del test, eseguito a porte chiuse e nell’Azienda di famiglia, per verificare il funzionamento del tanto discusso prototipo della minicentrale che produce energia dal Nichel (Ni) e dall’Idrogeno (H) con la cosiddetta "fusione fredda".

Dopo il dietrofront dell’azienda greca Defkalion Green Technologies , che inizialmente si era proposta per commercializzare la tecnologia inventata e brevettata da Rossi e Focardi, ecco l’ultima “puntata” di questa vicenda fatta di intrighi e misteri: esisterebbe un investitore americano fermamente deciso a nascondere la propria identità. Questo Mister X avrebbe messo mano al portafoglio per finanziare il prossimo test del 28 ottobre, che coinvolgerà tutta la centrale da 1 MW. E sarà proprio lui a deciderne le regole e le condizioni, come ha rivelato Rossi a E-Cat World, uno dei tanti siti, sbucati come funghi, dedicati agli aggiornamenti sul misterioso argomento.

Nel frattempo, Andrea Rossi continua a sgusciare abilmente alle sempre più incalzanti domande dei giornalisti, attingendo ad un vocabolario divenuto ormai consueto (e anche un po’ monotono), in cui gli aggettivi più frequenti sono “confidenziale” e “riservato”. Perché il procedimento da lui inventato “non è ancora protetto da brevetto”, anche se, in verità, questo gli è già stato rifiutato dall'ufficio brevetti svizzero.

Questo alone di mistero non fa che aumentare l’attenzione di curiosi, appassionati, studiosi, che vorrebbero capire se siamo davvero di fronte a una nuova fonte di energia abbondante ed economica. Insomma, la domanda da un milione di dollari resta la stessa: l’E-Cat funziona davvero, oppure no? E soprattutto, perché tutti questi segreti?

Mentre il dubbio che si possa trattare di una bufala serpeggia sempre più, quel che è certo è che “lo sceicco” non è un personaggio nuovo ai media, anzi. Il suo passato controverso è legato ad un’altra intrigata storia, quella della Omar-PetrolDragon, “fatta di immondizia, di miliardi e di abilità nello sfruttare l'ondata ecologica”, scrivevano i giornali nell’’89.

Andrea Rossi, che all’epoca aveva 39 anni, aveva inventato un modo “sicuro” per produrre petrolio (detto anche Refluopetrolio) dai rifiuti, attraverso il cracking delle grosse molecole organiche provenienti dalle plastiche, composti vegetali, animali, gomme ecc., riducendole nella forma di carbone-petrolio-gas. Sin dall'inizio, l'invenzione della Petrodragon aveva guadagnato le prime pagine dei quotidiani e dei settimanali scandalistici, divisi tra scettici e sostenitori, tra chi sosteneva il metodo e chi lo criticava per la poco chiara efficacia.

Ora, al di là delle questioni tecniche, ciò che colpisce è la vicenda processuale che ne è seguita. Negli anni ‘80 la società, autorizzata da una licenza sulle “miscele di idrocarburi ottenuti dal trattamento di rifiuti industriali o urbani” fatta approvare nell'82 da Francesco Colucci, allora sottosegretario socialista alle Finanze, accumula un’ingente quantità di rifiuti di natura industriale e di alto livello inquinante, circa 56.000 t. Erano stati ceduti da più di 300 aziende attratte dai bassi costi di smaltimento, la cui lista di nomi è stata messa assieme pazientemente dalla Guardia di finanza, dal Corpo di polizia forestale e dal Servizio rifiuti della Provincia di Milano. La Petroldragon li stocca abusivamente in diverse aree della Lombardia che non risulteranno quasi mai idonee, come, ad esempio, nei serbatoi - colabrodo dell'ex raffineria Omar di Lacchiarella o nell’ex Icep di Dresano.

Ne conseguiranno ben 11 indagini da parte di altrettante procure. Seguiranno le accuse, le condanne, i procedimenti di risarcimento dei costi di smaltimento, ammontanti a quasi 50 milioni di euro, sostenuti dalla Regione Lombardia e dallo stato. Andrea Rossi, invece, subirà 56 processi che lo impegneranno per circa 17 anni che finiranno con l'assoluzione. I processi inerenti alle questioni fiscali legati alla bancarotta delle aziende interessate, finiranno con 5 condanne, assoluzioni e prescrizioni.

Rossi si è sempre difeso adducendo motivazioni di tipo giuridico, come spiega esaustivamente sul proprio sito: “Fino al 1987 i rifiuti trattati dalla Petroldragon per la produzione di olio combustibile, vengono considerati materia seconda, ovvero scarti della lavorazione delle materie prime o comunque materiali derivanti dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti; tutti i prodotti derivati da tali materiali sono esenti dalla necessità delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti. Senza alcun preavviso ed in maniera inspiegabilmente retroattiva, da un certo momento in poi tutte le materie seconde analoghe a quelle acquisite dalla Petroldragon per le proprie lavorazioni, vengono considerate rifiuti tossici e, come conseguenza, vengono considerati rifiuti tossici tutti i prodotti da esse derivati; l’acquisizione, lo stoccaggio, il trattamento di tali materie e di tali prodotti cominciano improvvisamente ad essere sottoposte all’obbligo dell’ottenimento delle necessarie autorizzazioni e concessioni statali. La Petroldragon non possiede autorizzazioni o concessioni per il trattamento dei rifiuti, poiché mai le erano stati richiesti, pertanto la propria attività, fino ad ora totalmente regolare, si trova improvvisamente ad essere considerata, agli occhi della Pubblica Autorità, un’attività illecita e non autorizzata; tutti gli impianti, in tempi incredibilmente brevi, vengono messi sotto sequestro ed i serbatoi in cui da sempre era contenuta la materia prima, divengono, per decreto legislativo, discariche abusive di rifiuti tossici”.

Se qualcuno fosse interessato a capire chi abbia potuto beneficiare di questo forzato cambiamento degli attori sulla scena”, spiega Rossi, “si consiglia di informarsi su chi ha acquisito il monopolio del trattamento dei rifiuti industriali in quegli anni in seguito all’abbattimento del gruppo industriale capitanato da Andrea Rossi”.

Tra le teorie complottiste e le questioni di “nomenclatura”, l’unica certezza di questa torbida vicenda passata, che ha gettato forti dubbi sulla credibilità dell’Ingegnere, è il disastro ambientale provocato con le tonnellate di rifiuti che giacciono ancora lì.

È lecito chiedersi, a questo punto, se ci sia davvero da fidarsi…Andrea Rossi è un millantatore in cerca di successi o semplicemente un uomo illuminato le cui scoperte rivoluzionarie risultano davvero troppo scomode? C’è forse l’ombra della longa mano delle Big Oil dietro tutte queste vicissitudini?

Domande che si aggiungono ad altre domande. C’è da dire che, se la storia dell’E cat e della fusione fredda fosse vera, rivoluzionerebbe in toto le certezze dei burattinai del petrolio. Per questo, prima di gridare al miracolo, bisognerebbe approfondire ulteriormente, capire quale principio viene esattamente utilizzato, avere chiara la procedura sperimentale. Per ora ci sono ancora troppi dubbi e troppi misteri, anche alla luce dei precedenti…

Roberta Ragni

foto: 22passi.blogspot.com

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