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Gli interventi nell'area nord est del Giappone, colpita dal terremoto – tsunami di venerdì 11 marzo, proseguono senza sosta. Mentre il bilancio delle vittime si fa più grave di ora in ora, alcune notizie provenienti da Fukushima fanno ben sperare. Notizie meno buone, al contrario, sul fronte delle contaminazioni radioattive. Intanto, si stilano le prime cifre dei danni provocati dalla catastrofe e sui tempi di ripresa della Nazione. Ecco un aggiornamento della situazione.

Fukushima: situazione ancora instabile. Riallacciati i cavi elettrici, ma l'allarme resta

Ieri, il Governo di Tokyo aveva annunciato che, comunque vadano gli interventi, una volta superata l'emergenza la centrale atomica di Fukushima sarà smantellata. Restano molto difficili le condizioni di lavoro dei tecnici che, nei giorni scorsi, avevano accettato in maniera volontaria di restare all'interno della centrale per domare le fuoriuscite di fumo causate dal surriscaldamento dei reattori, e le esplosioni che si erano verificate nell'impianto.

I 50 "eroi", nel frattempo, hanno ottenuto parecchi rinforzi. Ad oggi, sono 580 gli operatori che si danno il cambio all'interno di Fukushima 1. La situazione nell'impianto resta instabile. Tuttavia, un primo risultato è stato raggiunto. Questa mattina (ora italiana) è stato comunicato che i tecnici sono riusciti a completare il riallaccio dei cavi elettrici nei reattori 1, 5 e 6. Si conta, quindi, di avviare nuovamente al più presto i dispositivi di raffreddamento.

Notizie meno gravi, rispetto alla situazione chi si viveva fino a ieri sera, per il reattore numero 3, quello dal quale continuava a fuoriuscire del fumo grigiastro: questa mattina, infatti, la situazione è apparsa migliorata. Continua invece, come riferisce l'agenzia Kyodo News, la fuoriuscita di vapore dal reattore numero 2: non è, tuttavia, generata dalla vasca del combustibile.

L'avvenuto riallaccio dei cavi elettrici, in ogni caso, appare come un segnale positivo. Resta, tuttavia, controversa la posizione della Tepco: la società che gestisce la centrale, con il trascorrere dei giorni e l'avvicendarsi dei soccorsi, appare di giorno in giorno come un animale a due facce: secondo alcune indiscrezioni trapelate oggi, infatti, un rapporto stilato dalla stessa Tepco e datato 28 febbraio, indirizzato all'Agenzia per la sicurezza nucleare, indicava come sarebbero state omesse alcune verifiche a Fukushima. Più nel dettaglio (come riporta oggi il sito Web di Repubblica), nei controlli ai sei reattori di Fukushima 1 ci sono 33 elementi che non sono stati ispezionati. Fra questi: un motore e un generatore di energia del reattore numero 1.

Forse galvanizzato dall'esito degli interventi delle ultime ore, il direttore generale dell'Aiea, il giapponese Yukiya Amano, ha comunicato che il Giappone supererà “Senza dubbio” l'attuale crisi; in più, si legge in una nota Ansa, il funzionario ha aggiunto che l'energia nucleare continuerà ad essere una fonte energetica valida per molti Paesi. Sempre che, aggiungiamo noi, non accadano delle tragedie come questa. E che si trovino dei funzionari che non si producano in clamorosi dietrofront di fronte agli incidenti alle centrali atomiche: Amano, infatti, nei giorni scorsi si è reso famoso agli occhi del mondo per l'annunciata visita a Fukushima, prontamente cancellata: evidentemente, per timore di restare contaminato.

Allarme contaminazione: raffica di divieti per latte e verdure da parte delle autorità

Nei giorni scorsi, era stato evidenziato come l'acqua del rubinetto si presentasse, sostanzialmente, “pulita”. Ebbene: le notizie che si sono succedute nelle ultime ore non sono così positive. Nel fine settimana l'allarme contaminazione è cresciuto. Il rischio di cibi contaminati dagli elementi radioattivi, infatti, si è esteso a buona parte del Giappone: non solo, dunque, a un ristretto raggio di qualche decina di chilometri dalla centrale di Fukushima.

L'aggiornamento della situazione arriva da Peter Cordingley, portavoce dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms): Ci troviamo di fronte a una crisi molto più grave di quanto si potesse pensare nella prima settimana dal terremoto – tsunami – ha riferito il funzionario dell'Oms – Credevamo, infatti, che l'allarme potesse essere circoscritto in un raggio di una trentina di km dalla centrale”.

La conseguenza è un inasprimento dei divieti di consumo verso alcuni alimenti. Ieri, le autorità giapponesi avevano proibito il consumo di latte e spinaci nella prefettura di Fukushima, a causa del rinvenimento di tracce di iodio radioattivo (iodio-131). Oggi, l'elenco dei divieti si è fatto più ampio. Su quattro prefetture, infatti, le autorità hanno ordinato lo stop alla distribuzione di latte, spinaci e fave.

Rilevata presenza anomala di iodio-131 e cesio-137 anche nell'acqua del rubinetto a Tokyo e in altre città.

Quali saranno le effettive conseguenze sulla salute per gli abitanti del Paese? Risulta ancora impossibile stilare una previsione. Allo stesso modo, non è semplice quantificare la ricaduta economica, a medio – lungo termine, causata da questo disastro.

Giusto una settimana fa, Jan Beranek, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace International, aveva indicato come “Preoccupanti” i rilevamenti del Cesio-137 intorno a Fukushima che hanno continuato ad aumentare per diversi giorni. Secondo una dichiarazione, da noi riportata, del funzionario internazionale di Greenpeace, l'esposizione al Cesio-137 “Mette a rischio sanitario chiunque vi venga esposto. È il radioelemento che sta causando il più preoccupante impatto sanitario dall'incidente di Chernobyl, perché può restare nell'ambiente e nella catena alimentare anche per trecento anni”.

Il bilancio delle vittime si fa più pesante di ora in ora

Mentre le operazioni di soccorso proseguono senza sosta – e, in alcuni casi, portano anche al compimento di veri e propri miracoli, come il ritrovamento di una donna di 80 anni e del nipote di 16, tratti in salvo, ieri, a Ishinomaki, dopo essere rimasti bloccati sotto le macerie per ben nove giorni – il bilancio delle vittime si fa più pesante di ora in ora.

Le ultime notizie (in ordine di tempo) diffuse dalla National Police Agency indicano che il sisma ha provocato, in totale, oltre 21 mila vittime. Alle sette (ora italiana) i morti accertati nelle 12 Prefetture dell'area nord est del Giappone colpite dal terremoto – tsunami di venerdì 11 marzo sono 8649. Di questi, 4080 sono stati identificati. Aumenta, purtroppo, il computo dei dispersi. Secondo quanto riportato sul sito Web del quotidiano economico Asahi Shinbun, che riferisce le stime della polizia, i dispersi sono 18 mila. Si tratta, tuttavia, di stime da prendere col beneficio d'inventario: i funzionari delle Prefetture locali, infatti, indicano cifre anche superiori rispetto a quelle comunicate dalla National Police Agency. Alcune aree, come Ishinomaki e Minamisanriku, lamentano un totale di 20 mila dispersi. Va ricordato, a questo proposito, che sono ancora molte le località difficilmente raggiungibili dai soccorsi. Dunque, le stime sono inevitabilmente destinate a crescere.

Le prime cifre rese note dalla Banca Mondiale

A questo proposito, un primo bilancio è stato stilato dalla Banca Mondiale. Le conseguenze economiche per la Nazione, in seguito del terremoto – tsunami dell'11 marzo scorso, incidono, nella migliore delle ipotesi, a 122 miliardi di dollari (86 miliardi di euro), come dire il 2,5% circa del prodotto interno lordo nazionale. Tuttavia, la forbice indica anche, come stima più elevata, 235 miliardi di dollari (equivalenti a 165 miliardi di euro), pari al 4% circa del Pil del Giappone. Questo è quanto, sul breve periodo, costa il terremoto nell'economia nazionale.

Il responsabile per l'Asia della Banca Mondiale, Vikram Nehru, osserva che, per il prossimo futuro, le implicazioni maggiori si avranno “Sul commercio e sulla finanza”. La ricetta indicata dal funzionario per agevolare una ripresa più rapida possibile è in una “Rapida ricostruzione”. Vale la pena ricordare che, nel 1995, all'epoca del terremoto di Kobe, l'import – export del Giappone avevano subito un rallentamento durato alcuni mesi; tuttavia, nello spazio di un anno i livelli delle importazioni erano tornati alla normalità, e l'export raggiunse l'85% dei volumi precedenti al terremoto.

Piergiorgio Pescarolo

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