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Nonostante le tante rassicurazioni che arrivano sia dalle istituzioni nipponiche, continua a lasciare il Giappone - e il mondo intero con il fiato sospeso - la situazione della centrale nucleare di Fukushima in cui questa mattina si è verificata un’esplosione che ha causato anche il ferimento di alcuni dipendenti e, a quanto pare, anche la fuoriuscita di materiali radioattivi.

Colpa dell’impianto di raffreddamento andato in panne al momento del terremoto che ha determinato l’esplosione di uno degli edifici della centrale, facendone crollare il muro e il tetto. Il ministro portavoce Yukio Edano ha voluto precisare che l’incidente non provocherà perdite di sostanze radioattive in quanto l’esplosione, causata da una reazione chimica tra l’idrogeno e l’ossigeno, è avvenuta nell’edificio che ospita il contenitore di acciao del reattore ma che” non ha subito gravi danni”.

Vista la situazione ancora troppo incerta e il prolungarsi delle scosse di assestamento, però, è stata aumentata l’area di evacuazione dalle zone vicino la centrale ad un raggio di 20 km per un totale di quasi 300.000 persone allontanate. Si specifica che il provvedimento è stato deciso in maniera solamente precauzionale.

Tramite la televisione, inoltre, le autorità hanno lanciato l’appello a tutti gli abitanti delle aree circostanti di “chiudersi in casa, proteggere naso e bocca con un fazzoletto bagnato e ridurre al minimo il contatto della pelle con l’aria".

Anche perché 3 delle migliaia di persone evacuate sono risultate contaminate dalle radiazioni. Si tratta di 3 pazienti scelti a caso per essere esaminati tra 90 persone ricoverate nell’ospedale della città di Futuba-machi, a 5 km dal sito nucleare.

Aver evacuato le persone nel raggio di 10 chilometri e ordinato al resto della popolazione vicina di non uscire, non bere acqua di rubinetto e non toccare nulla che sia stato all'aria non basterà, purtroppo, a limitare le terribili conseguenze dell'incidente, culminato con l'esplosione di un reattore, nella centrale nucleare di Fukushima” – fa sapere con una nota Legambiente. "La terribile situazione che si sta verificando in Giappone - ha dichiarato il presidente nazionale dell’associazione Vittorio Cogliati Dezza - dimostra che per le centrali atomiche non esiste sicurezza.

La centrale esplosa, dalla quale già ieri era fuoriuscito materiale radioattivo, era stata progettata con tutti i più avanzati sistemi di sicurezza e dotata di criteri tecnici che avrebbero dovuto resistere a terremoti di qualunque entità, così come previsto da un Paese, tecnologicamente molto avanzato, abituato a fare i conti con onde sismiche di elevata potenza. Eppure la tragedia in corso è immane e inarginabile. Le conseguenze saranno enormi e non ci sono strumenti di alcun tipo per fare fronte all'emergenza sanitaria che seguirà”.

Qualunque rilascio di radioattività nell'atmosfera pone rischi per la popolazione dell'area interessata – ha dichiarato il responsabile della campagna nucleare di Greenpeace International, Jan Beranek, -Il fatto che il reattore nucleare di Fukushima stia rilasciando radioattività in conseguenza di una fusione del nocciolo, o che sia stato deliberatamente deciso di rilasciare gas radioattivi in atmosfera, significa comunque che tutte le protezioni fisiche che avrebbero dovuto isolare la radioattività dall'ambiente hanno fallito”.

E, in effetti, la radioattività della zona è in continuo aumento: all’interno dell’impianto il livello ha raggiunto un picco di 1000 volte la norma, mentre all’esterno è di 70 volte il limite consentito.

A preoccupare sono i rilevamenti del Cesio-137, che continua a salire nei pressi dell’impianto nucleare, facendo temere un effettivo guasto del reattore stesso. Ma cosa comporta la contaminazione da questa sostanza? Secondo Beranek di l’esposizione al Cesio-137 “pone un rischio sanitario per chiunque venga esposto ed è il radioelemento che sta causando il maggiore impatto sanitario dall’incidente di Cernobyl, poiché può rimanere pericoloso nell’ambiente e nella catena alimentare per trecento anni".

Ma non è tutto perché “Il reattore di Fukushima rimane ancora a rischio di fusione del nocciolo”, continua Beranek: “Questo potrebbe creare una nuvola di Iodio-131 che può elevare i livelli di radioattività sia sulla popolazione che sull’ambiente per decine di chilometri. Anche solo chiedendo agli abitanti di rimanere chiusi in casa il governo può ridurre i rischi di un fattore da 2 a 5”. Anche perché è stato calcolato che a tali condizioni una persona può assorbire in una sola ora una quantità di radioattività pari alla dose massima prevista per un anno.

Per questo è inevitabile che il pensiero vada ai tanti tecnici e soccorritori che stanno intervenendo sul campo per limitare i danni e ai loro colleghi che 25 anni fa fecero lo stesso a Chernobyl firmando così la loro condanna a morte.

"A Chernobyl molti tecnici e volontari sono stati contaminati e hanno perso la vita per essere intervenuti "a mani nude" nel tentativo di limitare i danni – scrive il WWF che lancia un appello affinché si previsto al più presto un intervento di squadre specializzate internazionali: “Chi può fornire aiuto tecnico specializzato, lo faccia adesso, soprattutto quei paesi (Francia, USA, etc) e quelle ditte (AREVA, Westinghouse, etc) che sul nucleare e sulle promesse di assoluta sicurezza hanno costruito i loro guadagni. Ecco una buona occasione per dimostrarci la loro capacità di intervento in caso di disastro nucleare. Se non si interviene subito, le conseguenze potrebbero essere ancora più disastrose anche oltre i confini del Giappone”.

Tutte e tre le associazioni rivolgono poi quel pensiero alla situazione italiana. Quali conseguenze e quali riflessioni sta facendo sorgere?

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"Non c'è bisogno di aggiungere altro all'evidenza, ma dobbiamo riflettere attentamente nel valutare e definire 'sicure' le centrali che si vorrebbero costruire in Italia – conclude Dezza di Legambiente - paese a rischio sismico e idrogeologico, dove non è in alcun modo possibile garantire la stabilità e la sicurezza di impianti così pericolosi".

Chi propone il ritorno al nucleare in Italia dovrebbe riflettere sulla irresponsabile leggerezza con cui sta procedendo. - commenta Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia - Dalla barzelletta del professor Umberto Veronesi, che dormirebbe con le scorie in camera da letto per tranquillizzare i cittadini che è chiamato a proteggere dalle radiazioni, alle esibizioni di Chicco Testa che continua imperterrito a spargere comunicazione ingannevole in tutti i media. È ora di finirla di trattare questo tema in modo così poco serio: l'Italia non ha alcun bisogno di tornare al nucleare, deve invece puntare sulle energie rinnovabili. Proprio il contrario di quanto sta facendo il Governo, che ha deciso di distruggere questa prospettiva”.

Il nucleare non è cambiato, ma il mondo sì e oggi le alternative non solo ci sono, ma sono una realtà economica e occupazionale in rapidissima ascesa, a differenza del nucleare. – fa eco il WWF - Energia rinnovabile, quella che nell’87 da qualcuno veniva definita un’utopia è oggi il futuro del Pianeta e dell’economia. L’Italia si appresta a tenere un referendum sul nucleare per abrogare la legislazione pro-nucleare approntata da un Governo che non ha tenuto conto del verdetto popolare del 1987 – continua Leoni - Siamo anche noi un paese ad elevato rischio sismico. La tecnologia nucleare non è cambiata, nonostante le promesse di inesistenti reattori intrinsecamente sicuri di terza e quarta generazione e nonostante l'enorme flusso di denaro a supporto di ricerca e tecnologia. Quello che invece è cambiato è il contesto delle altre fonti energetiche, con efficienza e risparmio energetico e le fonti rinnovabili, pulite e davvero sicure”.

A queste affermazioni, interpretati come "macabre strumentalizzazion" replica indignata il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che definisce la polemica sul programma nucleare italiano, "immancabile e di pessimo gusto dinanzi alle distruzioni, alle oltre mille vittime gia' accertate e alle migliaia di dispersi la trovo offensivamente strumentale e macabra. È stato autorevolmente rilevato da più parti quanto diverse siano le condizioni fra cio' che e' accaduto nell'isola nipponica e lo scenario italiano. Ci troviamo infatti in presenza di situazioni di rischio sismico radicalmente diverse e, specie in alcune zone del nostro paese, enormemente meno pericolose. Ma soprattutto gli impianti nucleari di Fukushima sono costruiti con una tecnologia di 50 anni fa, molto diversa dalle centrali di terza generazione che saranno realizzate nel nostro paese. Si tratta di differenze strutturali che avrebbero reso tecnicamente impossibile quanto accaduto in Giappone".

"Le centrali di ultima generazione - prosegue con estrema convinzione la Prestigiacomo- dispongono di dispositivi di sicurezza molto più numerosi, moderni e sofisticati rispetto a quelle degli anni '60. Ragionando con la cinica ottica degli avvoltoi polemici di casa nostra, prima di rinunciare al nucleare dovremmo rinunciare al termoelettrico per gli incidenti che si sono verificati nelle centrali tradizionali e anche all'idroelettrico visto il crollo delle diga in seguito allo tsunami. È sconvolgente come una delle più grandi tragedie naturali degli ultimi decenni possa essere letta con tanta miopia, tanta parzialita', tanta strumentalita'. Sara' invece importante studiare e approfondire quanto accade in Giappone per avere ulteriori dati e informazioni con l'obiettivo consentire di avere in Italia un nucleare ancora più sicuro".

Il tutto proprio nel giorno in cui è stata ufficialmente presentata la campagna referendaria contro il nucleare che, invevitabilmente sarà influenzata dai fatti del giappone i quali, e Ministro Prestigiacomo non ce ne abbia, parafrasando qualcuno...ci fanno affermare con sempre più convinzione, "noi non siamo favorevoli...e tu"?

 

Simona Falasca

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