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Il grano Senatore Cappelli continua a suscitare preoccupazione e scatta un’interrogazione parlamentare. La varietà antica, riscoperta recentemente da diversi agricoltori (soprattutto biologici) e consumatori, stando agli appelli di diverse associazioni, rischia di scomparire nuovamente perchè ora e per 15 anni c’è un’unica ditta avente i diritti di moltiplicazione e commercializzazione del seme.

Avevamo affrontato la vicenda diversi mesi fa, ascoltando il parere sia degli agricoltori insorti che della ditta (Società Italiana Sementi, Sis) che ha vinto il bando del Crea, ente pubblico vigilato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf), che detiene i diritti patrimoniali derivanti dallo sfruttamento della varietà.

Le posizioni emerse erano del tutto opposte, e arrivavano a negare del tutto alcune importanti affermazioni, dall’esistenza di un monopolio all’obbligatorietà di alcuni contratti tra la ditta e i coltivatori.

Nel frattempo si è modificato lo scenario politico italiano, con il cambio di legislatura, ma la questione del Senatore Cappelli non è stata dimenticata, tanto che al Mipaaf è stata rivolta un’interrogazione parlamentare, a firma di Federico Fornaro e Rossella Muroni (ex presidente di Legambiente), i quali invitano il Ministero a intervenire.

L'interrogazione parlamentare

In particolare i parlamentari chiedono:

“se il Ministro interrogato non ritenga di dover promuovere urgentemente, per quanto di competenza, una nuova regolamentazione che riconosca la possibilità di disporre di grano Cappelli anche ad altre ditte sementiere o di effettuare risemine da grano non cartellinato l’anno precedente, ricorrendo, se del caso, a licenze obbligatorie a favore degli interessati in base all'articolo 115 del decreto legislativo n. 30 del 2005;

se non ritenga opportuno, in attesa di una nuova regolamentazione assumere iniziative per la riapertura dei termini del bando per evitare l'instaurarsi di un regime di monopolio;

in vista delle prossime semine di ottobre/dicembre, se non intenda assumere urgentemente iniziative, per quanto di competenza, per permettere a tutti gli agricoltori di accedere alle sementi di grano Cappelli ed evitare una crisi economica per centinaia di agricoltori”.

Stando infatti a quanto riportato nel testo la “Sis, per sua diretta ammissione, non è in grado di fornire di seme che viene richiesto, con grave danno per la difficile economia degli agricoltori italiani.

Rischio monopolio?

Dunque, silenzio mediatico o meno, la questione è tutt’altro che chiusa, e le proteste continuano. Così come i dubbi sembrano gli stessi: è vero che la Sis impone dei contratti agli agricoltori che prevedono precisi obblighi a carico dei coltivatori relativamente alla consegna della totalità della granella prodotta? Siamo di fronte ad un pericoloso monopolio che oltretutto sta rendendo meno disponibile il grano?

cappelli interrogazione1

Di questo è piuttosto convinta Rossella Muroni, che abbiamo intervistato per maggiori chiarimenti. “È stato applicato un meccanismo di monopolio di fatto su un grano nostrano – tuona l’ex presidente di Legambiente - con delle caratteristiche particolari legate da una parte alla sostenibilità, dall’altra alla differenziazione delle colture italiane. Secondo me questo è un precedente molto pericoloso.

“Mi sembra che in nome del giusto obbiettivo di difendere la purezza del Senatore Cappelli (il meccanismo precedente si prestava alla non garanzia in questo senso), si è andati però in una direzione un po’ estrema. Da un estremo all’altro in pratica. In questo monopolio di fatto ci rimettono i piccoli agricoltori, quelli isolati, che non hanno una rete di protezione”.

Il problema della purezza del seme

La purezza del seme, infatti, è stata uno delle motivazioni ufficiali che hanno spinto nella direzione della licenza esclusiva. “Per evitare un monopolio ma anche il rischio di una perdita di purezza del seme – sostiene la Muroni - è necessario creare uno standard ai quali tutti si devono attenere. Come è stato fatto in tutti i campi in cui si è passati dal monopolio alla liberalizzazione, si deve garantire un meccanismo in cui ci sia una pluralità di offerta e nel quale un contadino possa scegliere tra due/tre, magari non di più”.

“Certo che il Mipaaf deve mantenere un ruolo di controllo in questo. Purtroppo in questo Paese si è molto marginalizzato il ruolo dei ministeri sul controllo del territorio con la modifica del Titolo V della Costituzione, mentre io credo molto nei loro compiti di regia”.

La risposta del Mipaaf

Comunque, la risposta del ministero non si è fatta attendere. “Per evitare, tuttavia, qualsiasi problema sulla tematica del grano duro Cappelli questo ministeroafferma il sottosegretario Alessandra Pesce - procederà quanto prima a un confronto articolato con il Crea e con i portatori di interessi del comparto produttivo, nell’ambito del gruppo di lavoro per la protezione delle piante sezioni sementi, in cui sono presenti tutti gli attori della produzione agricola, ferma restando la necessità di tutelare e mantenere il seme in purezza”.

La proposta di questo tavolo è stata accolta favorevolmente dal coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

“Esprimiamo soddisfazione per la risposta del Sottosegretario all’Agricoltura Alessandra Pesce a una interrogazione parlamentare inerente la varietà di grano duro ‘Senatore Cappelli’scrivono - nell’ambito della quale la rappresentante del Dicastero delle Politiche agricole ha chiarito che ‘per evitare qualsiasi problema sulla tematica, il Mipaaft procederà quanto prima a un confronto articolato con il Crea e con i portatori di interessi del comparto produttivo, nell'ambito del gruppo di lavoro per la protezione delle piante sezioni sementi, in cui sono presenti tutti gli attori della produzione agricola, ferma restando la necessità di tutelare e mantenere il seme in purezza’”.

Cosa succederà ora

Voglio andare fino in fondo e verificare se quello che dicono alcuni agricoltori, ovvero che questi si trovano imposti i prezzi e la restituzione, cosa che significherebbe un’omologazione della produzione. Se questo fosse vero, beh saremmo di fronte a un precedente che mi inquieta molto. Quindi vale la pena quanto meno lavorarci. 

"Anche una licenza data per 15 anni mi sembra eccessiva, non perché pensi ad un illecito, ma perché ritengo sia una questione di opportunità politica. Ora il Mipaaf ha promesso l’istituzione del tavolo e noi scriveremo subito per sapere tempi e modalità” conclude la Muroni.

Sperando che da questo confronto emerga la verità e si prendano, se necessarie, le dovute misure correttive.

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Roberta De Carolis

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