La legge sul biologico della discordia: gravissima soppressione dell’articolo 18 su divieto OGM

nuovo regolamento bio

Il nuovo regolamento bio arriva in Italia e la Camera dice il primo sì con larga maggioranza (bipartisan): il testo ora passa al Senato, tra applausi e forti critiche. Il mondo del biologico è diviso a causa di ottime notizie a fronte di “cadute di stile” preoccupanti, che, comunque, riflettono la normativa approvata in Europa.

Ne avevamo parlato a giugno, a valle dell’approvazione europea definitiva del nuovo regolamento sull’agricoltura biologica che entrerà in vigore dal 2021 (e che sostituirà l’attuale, varato nel 2007). Il testo Ue consentirebbe agli Stati membri un biologico “meno restrittivo”, con percentuali di pesticidi, nonchè di Ogm, superiore a quello oggi accettato. E la versione italiana ha sostanzialmente recepito la norma.

Ma non solo cattive notizie: il provvedimento prevede infatti l’adozione del Piano d’azione nazionale per la produzione biologica contenente interventi a favore del biologico e del Piano nazionale delle sementi biologiche, nonchè l’istituzione del Fondo per lo sviluppo della produzione biologica. Inoltre contempla la promozione di specifici percorsi formativi nelle università pubbliche e la valorizzazione, sotto certi punti di vista, delle produzioni italiane locali.

Buono e cattivo si incontrano e creano un mix che non può che creare discordie, anche nello stesso mondo del biologico.

Per questo abbiamo confrontato le opinioni dei principali attori di questa vicenda che va avanti da quattro anni (e che non è ancora finita).

Ecco cosa cambierà se il testo sarà approvato definitivamente.

Il ruolo sociale e ambientale del biologico riconosciuto

“La produzione biologica è attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale, in quanto settore economico basato prioritariamente sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sul benessere degli animali, sullo sviluppo rurale, sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e sulla salvaguardia della biodiversità, che concorre alla tutela della salute e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’intensità delle emissioni di gas a effetto serra” si legge nel testo.

“Il testo unificato messo a punto dalla Commissione Agricoltura della Camera rispecchia il quadro normativo europeo che riconosce che la produzione biologica è basata sulle migliori pratiche ambientali, su prassi di azione per il clima, su un alto livello di biodiversità, sulla salvaguardia delle risorse naturali e sull’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali” scrive Federbio, palesemente soddisfatta del provvedimento così come è scritto.

Le risorse finanziarie

La norma prevede l’istituzione del Fondo per lo sviluppo della produzione biologica alimentato dal contributo annuale, che – su questo non cambia nulla – è pari al 2% del fatturato dell’anno precedente, dovuto dalle imprese autorizzate a commercializzare prodotti fitosanitari (pesticidi) considerati nocivi per l’ambiente.

In più però obbliga al contributo anche quelle che commercializzano prodotti nocivi per l’ambiente acquatico e introduce sanzioni in caso di mancato pagamento del contributo che, forse, renderanno la norma più “applicativa”.

Sulla questione risorse però insorge l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), che tuona: “Tutte le azioni continuano a pescare sui fondi oggi dedicati con grande fatica alla ricerca per l’agricoltura biologica che già subiscono notevoli decurtazioni”.

Il biologico contaminato da Ogm

Tema molto “caldo”. Rispetto al testo presentato alla Camera, infatti, quello licenziato e passato al Senato non contiene più l’art. 18 che vietava sia l’utilizzo di Ogm nel biologico sia la commercializzazione dei prodotti contaminati accidentalmente da organismi geneticamente modificati.

É un fatto che riteniamo gravissimo e che inficia anche ciò che di positivo c’è nella proposta di legge, rendendo così impossibile il sostegno di chi lavora per il buon biologico italiano – dichiara Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB – La cosa inaccettabile è che si ‘liberalizza’ la contaminazione accidentale che, per le produzioni in pieno campo, apre pericolosamente la porta a future liberalizzazioni della coltivazione di Ogm che il nostro Paese ha respinto grazie alla mobilitazione di associazioni e cittadini”.

Tra l’altro, sottolinea ancora l’associazione, il divieto d’uso di Ogm in tutte le fasi di produzione, trasformazione e preparazione dei prodotti bio è sancito dal regolamento europeo, quindi la soppressione di questo articolo nella norma italiana appare quanto meno “bizzarra”.

Strumenti di aggregazione tra imprese e formazione dedicata

Il testo mira a incentivare il consumo dei prodotti biologici attraverso iniziative di informazione, formazione ed educazione, anche ambientale e alimentare, con particolare riferimento alla ristorazione collettiva. Inoltre istituisce presso il Ministero delle po­litiche agricole alimentari, forestali e del tu­rismo un Tavolo tecnico dedicato e strumenti per l’aggregazione imprenditoriale.

“Un testo che recepisce la normativa europea e aumenta la tutela nei confronti dei consumatori – scrive soddisfatta la Cia-Agricoltori Italiani – In particolare, la norma porterà nuove opportunità al settore, prevedendo strumenti di aggregazione tra imprese e formazione dedicata.

Su questo appare allineata anche Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. “Tra questi strumenti sono apprezzabili soprattutto quelli che incentivano l’aggregazione e la capacità di fare sistema, per mettere insieme la produzione con la trasformazione e la commercializzazione” scrive l’associazione.

La norma dunque non accontenta tutti, come spesso accade, ma in questo caso non mette d’accordo nemmeno il mondo del biologico, e questo di per sé preoccupa. Sì, perchè, se qualcosa (o molto) c’è ancora da fare sul biologico e per il biologico, va fatto insieme.

Il testo, ora, passa al Senato.

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Roberta De Carolis

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