Nessuno è più al sicuro dalla crisi climatica

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È terra del carbone e dell’acciaio, quella forte, ricca e produttiva. È la terra che tutti vorrebbero raggiungere, del lavoro, del salario alto, della produttività ai massimi livelli. Eppure la catastrofe in Germania – e in altri (ricchi) Paesi dell’Europa centrale – di questi giorni ci riporta a un dato lampante: nessuno è al sicuro dalla crisi climatica.

Perché è proprio quella che ha causato tutto ciò, non ci sono giri di parole da fare. Roba che ci sembra lontana da noi migliaia di chilometri, roba che – e ne siamo ancora convinti – può toccare solo i già disastrati Paesi in via di sviluppo.

Sicuri?

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Forse è meglio ficcarcelo bene in testa: questo è un affare che, in realtà, può accadere benissimo in casa nostra, nella parte benestante del mondo. Non c’è virtuosismo che tenga, non c’è PIL che contenga la devastazione di eventi estremi. E non scordiamocelo se pensiamo al dissesto idrogeologico della Liguria o della Campania – che ci mantiene sul filo del rasoio da decenni e nessuno fa niente – o alle grandinate da film fantascientifici o alle temperature di fuoco del Canada o alle alluvioni negli Stati Uniti.

A ripetercelo come un mantra c’è solo una cosa: non è normale tutto ciò.

L’azione per l’azzeramento delle emissioni e l’adattamento è la priorità nazionale e globale

Lo dicono a lettere cubitali dal WWF, che insiste sul fatto che quella del clima, insieme alla perdita della biodiversità, sono ormai la vera crisi che tutti i Governi devono affrontare.

Non c’è più tempo e l’azione climatica va accelerata a ritmi esponenziali se vogliamo evitare le conseguenze più pericolose e ingestibili. L’azzeramento delle emissioni (mitigazione) va attuato nel più breve tempo possibile, ben prima del 2050, e nel contempo vanno messe in campo DAVVERO le politiche di adattamento.

Piano di adattamento che in Italia, per dirne una, è ancora fermo e anzi non è mai passato alla fase attuativa.

Pensando a quanto successo in Germania, dobbiamo immediatamente rendere operativa una politica basata sul ripristino degli ecosistemi fluviali e sul recupero degli spazi che abbiamo rubato ai fiumi. Dal dopoguerra ad oggi, nel nostro Paese, abbiamo tolto ai fiumi circa 2000 kmq, un’enormità di spazio e le conseguenze di questo sono e saranno sempre più devastanti.

A proposito di adattamento, il WWF ha chiesto di avviare un grande piano di ripristino ambientale, come chiede anche la Strategia Europea per la Biodiversità che impegna gli Stati a rinaturalizzare e riconnettere almeno 25000 km di fiumi entro il 2030. Per questo il WWF Italia, in collaborazione con ANEPLA, ha promosso un grande progetto per la rinaturazione del Po – ora nel PNRR italiano, proprio per recuperare spazio al grande fiume, ripristinarne i servizi ecosistemici e tutelarne la biodiversità.

Questo è un primo grande passo per l’adattamento ai cambiamenti climatici nel nostro Paese, ma è ancora troppo poco e ancora troppi sono gli interventi che vengono realizzati nei nostri corsi d’acqua assolutamente inadeguati (canalizzazioni e tombinature di corsi d’acqua, ancora consumo di suolo lungo le fasce fluviali, traverse, dighe, taglio della vegetazione ripariale, escavazioni in alveo con la scusa della manutenzione idraulica…) e di cui subiremo le conseguenze presto.

Abbiamo reso estremamente vulnerabile il nostro territorio e possiamo star certi che da questa tragica emergenza dell’alluvione passeremo alla siccità, come sta avvenendo con sempre più frequenza da diversi anni. Il WWF per sensibilizzare sulla necessità di cambiare gestione sui nostri fiumi in favore di una diffusa azione di adattamento ai Cambiamenti climatici e per la loro rinaturazione ha avviato la campagna LIBERIAMO I FIUMI cui tutti possono partecipare.

Il WWF da anni chiede anche politiche giuste ma accelerate per azzerare le emissioni climalteranti, in modo da cercare di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Se continuiamo a questi ritmi, con una concentrazione della CO₂ in atmosfera che a giugno ha toccato le 419 parti per milione, cioè ai livelli di 3 milioni di anni fa, saremmo destinati ad aumenti superiori ai 3°C e il mondo sarebbe un posto incompatibile con la civilizzazione umana e con la sopravvivenza di milioni di specie animali e vegetali.

Si salvi chi può!

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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