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Da ieri, su Steve Jobs, sulle qualità dell'uomo, sulla sua genialità, sulla sua capacità di vedere oltre se ne è scritto in abbondanza e praticamente ovunque. La morte del “guru”, del “visionario”, del “genio”, della “rock star digitale”, del “profeta” (potrei andare avanti all’infinito…) è stata largamente onorata, oltre che da tutte le principali testate e dai grandi della terra (vedi Obama), anche da milioni di “seguaci” di ogni angolo del mondo, che in poche ore hanno battuto avidamente le loro dita sulle tastiere per partecipare alla giostra del “messia” di Cupertino.

E così leggende, racconti, ricordi, citazioni e video sul fondatore della Apple , morto per una rarissima forma di cancro al pancreas che lo affliggeva da anni, si sono fusi insieme, dando vita a un vero proprio funerale “virtuale” e consacrando una sorta di culto mistico per Jobs e per la sua azienda, mentre centinaia di altri “adepti” deponevano fiori e candele davanti agli Apple Store. Il nome di Jobs è arrivato anche sulla famosa Walk of Fame di Los Angeles, la via delle stelle del cinema, dove qualcuno ha aggiunto con un pennarello il suo nome in mezzo a quello di Audrey Hepburn e Alfred Hitchcock.

Persino la Peta e altre associazioni ambientaliste non hanno potuto resistere alla tentazione della venerazione del nuovo dio consacrato a furor di popolo, ricordando Jobs per il suo amore per gli animali, per il suo essere vegetariano e per l’impegno assunto nei confronti dell’ambiente. “Se i suoi video o il suo stile di vita hanno ispirato anche una sola persona a diventare vegetariana, ha senza dubbio salvato centinaia di vite animali, e per questo lo ringraziamo”, ha dichiarato la Peta nel suo ricordo. Trehugger, poi, ha fatto di meglio dedicando un intero articolo alla celebrazione dell’impegno “green” di Steve Jobs, o meglio, ai “5 momenti Green di Jobs più degni di nota”: dal basso impatto ambientale degli edifici del quartier generale Apple, all’abbandono della Camera di commercio per via delle politiche sui cambiamenti climatici, fino all’annuncio della realizzazione dell’iCloud.

Proprio queste dichiarazioni di stampo ambientalista, che ovviamente ci toccano più da vicino, hanno spinto anche noi di greenMe.it ad aggiungere la nostra voce a questo concerto mondiale di commemorazioni. Mentre gli occhi di milioni di fan sono puntati su Cupertino, mentre sulle bacheche dei social network continuano a proliferare gli “stay hungry, stay foolish”, non abbiamo proprio potuto rifiutare il richiamo della nostra coscienza “green”, che ci impone di commentare la santificazione mediatica a cui stiamo assistendo da ieri.

Perché, se è vero che Jobs era un uomo davvero carismatico e che il suo apporto alle nuove tecnologie è stato fondamentale, non riusciamo a scacciare via il dubbio che fosse pure un “dio” del consumismo e un “guru” del capitalismo multinazionale, giusto per mantenere un parallelismo “spirituale”. Perché la tecnologia per cui Jobs è diventato famoso non è “so green” come vogliono farci credere, ma ha avuto, e ha tuttora, un costo sociale e ambientale inimmaginabile, che va dallo sfruttamento dei bambini nelle miniere di Coltan, alle condizioni di lavoro ottocentesche degli operai in Cina. È così che i nostri iPhone e iPod, senza i quali non avremmo forse avuto la possibilità di condividere tutto questa devozione nei confronti dell’operato della mela di Cupertino in tempo reale in rete, vengono prodotti da migliaia di mani super sfruttate e sottopagate. Phone Story aveva cercato di avvisarci, ma per la Apple aveva “vizi” formali non in linea con la deontologia societaria. Troppe violenze sui minori, tuonava la mela. Quali? Le stesse violenze a cui vengono sottoposti i bambini che in Congo estraggono Coltan per realizzare le nostre irrinunciabili tecnologie? Quelle stesse violenze a cui sono stati sottoposti fin dal 1998 dalla guerra che imperversa nel Paese africano e che è costata la vita di oltre 4 milioni di persone, causata proprio dal mercato di uno dei componenti fondamentali dei nostri cellulari, il Coltan, un metallo più prezioso dei diamanti?

Think different, diceva Jobs. E noi vogliamo cogliere al volo il suo consiglio, chiarendo che Steve Jobs un genio lo era, ma non nelle vesti di un grande filantropo e ambientalista, bensì in quelle di un lungimirante imprenditore tecnologico, il migliore forse dell’ultimo secolo.

D’altronde, ogni era ha la sua religione e ogni religione il suo profeta. Steve Jobs ha rappresentato il perfetto “guru” della nostra era, il “profeta” del nostro nuovo credo, votato all’individualismo e al capitalismo. Insomma, non basta essere vegetariani o aver seguito filosofie orientali per essere i nuovi “Moloch” dell’ambiente e dell’umanità. Una cosa però è certa: la tecnologia può avere un ruolo determinante nella lotta in favore del clima. Senza Steve la Apple continuerà a fare la sua parte come promesso? E tutti noi riusciremo a "pensare differente"?

Roberta Ragni

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