Referendum_acqua_NO

Slogan, bandiere e frasi fatte fanno folclore sicuramente, ma in uno stadio e non per un referendum delicato e importante come quello sull’acqua. 12 e 13 giugno, come è noto, gli italiani saranno chiamati alle urne per 4 schede di voto. Due di queste vedranno protagonista il celebre composto chimico di formula molecolare H2O.

Senza troppi giri di parole, e utilizzando un linguaggio meno politichese possibile, andiamo a vedere cosa chiedono le due schede in questione che riguardano l'acqua.

La prima vorrebbe cancellare una legge del 2009, il cosiddetto Decreto Ronchi, riconsegnando allo stato la gestione (la proprietà non l’ha, fortunatamente e giustamente, mai persa) della rete idrica. Insomma, un totale monopolio di stato e via i privati dalla gestione. Votando NO, l’acqua rimarrà pubblica da dovunque essa sgorghi: fontanelle, rubinetti, sorgenti. Quello che, invece, viene messo in discussione e che i comuni per depurare, gestire e trasportare l’acqua potranno scegliere di servirsi di quello che vogliano. Potranno trovare la soluzione più vantaggiosa in grado di arginare la cifra pari al 40% relativa alla perdita e spreco di acqua che accade puntualmente nel nostro paese a causa di una rete di acquedotti inefficiente. Votando SI, toglieremo la libertà di scelta e i sindaci invece di affidare al migliore (che potrà essere anche un privato…orrore!), attraverso una gara pubblica la gestione, potranno decidere di dare l’appalto ad un soggetto qualunque che sì sarà “beatamente” pubblico, ma che non avrà mai dimostrato né di essere migliore né più efficiente di nessun altro. In altra parole votando NO non daremo la nostra acqua nelle mani di servilismo e clientelismo propri di questo paese. Io sono stanco e nauseato di questa nazione capace solo di dare il posto ai familiari dei potenti. Io sogno una paese meritocratico che possa raggiungere un’efficienza che fino ad oggi è stata inesistente.

Il secondo, invece, per evitare che sull’acqua si speculi, propone di abrogare la remunerazione del capitale investito in materia, quindi anche di chi presta soldi ad un ente pubblico. Perciò se si volesse investire per migliorare un sistema, deficitario come quello attuale, non si potrebbe più. L’incomprensione qua è relativo al fatto che investire e fare profitto non hanno nulla a che vedere con il concetto di “aumento delle tariffe”. Il capitale, come sappiamo tutti, ha un costo. Se non ci fosse una copertura del costo delle tariffe, secondo il solo e unico principio del pagare quello che si consuma, continueremo a non sapere il reale costo dell’acqua che utilizziamo e di quello che viene scaricato nelle fogne. Votando SI nessuno potrà più volere e potere investire e la rete colabrodo, dove oggi viaggia l’acqua, rimarrà tale. Con il NO avremmo la possibilità di migliorare il servizio, smettere di essere un paese di corporazioni e, soprattutto, di difendere l’ambiente.

La gestione dell’acqua è stata fino ad oggi indegnamente eseguita. Sprechi insensati e mal amministrati, tante regioni (specie nel sud dell’Italia) dove l’acqua non arriva. Un bene da conservare che, fino ad ora, si è sperperato enormemente. Questo referendum ha il merito di aver acceso l’attenzione verso un tema molto interessante ed estremamente importante. Ha, però, la grave colpa di aver strutturato la discussione verso problemi falsi e inesistenti. Si sta parlando continuamente di privatizzazione su un qualcosa che non lo sarà mai (o che comunque se malaugurante un giorno lo sarà non a causa di questo referendum). Se una società pubblica o privata che sia, facesse un sistema con delle leggi inderogabili, con delle regole chiare ed efficaci non dovrebbe considerarsi come una deriva turbo-capitalista orientata al profitto, tutt’altro. Sarebbe giustizia, eticità, reale bene comune. Questo, ad oggi, non è mai accaduto. I comuni hanno gestito il tutto in maniera insensata e che un sindaco di sinistra, giovane e avanguardista come Matteo Renzi abbia dichiarato pubblicamente il suo NO al referendum, scatenando il caos all’interno della sua coalizione, è senza ombra di dubbio un monito ad una questione che è stata sovraesposta, falsificata e mistificata. E non è il solo: anche l’ex sindaco di Torino Chiamparino, che nel 2011 attraverso il Governance Poll è stato votato il secondo sindaco più amato d’Italia (il primo manco a dirlo era Renzi!), è prepotentemente per il NO. L’acqua, lo sostengo io e lo ricordano continuamente i comitati del SI, è un bene comune. Per queste ragioni è impensabile che sia gestita in malo modo (per usare un eufemismo) e sprecata abbondantemente. Un “bene comune” è un bene prezioso ed elargirlo o, in alcuni casi, regalarlo non giova affatto alla sua importanza. Da che mondo e mondo quando una cosa è regalata, l’uomo tende a non dargli importanza sperperandola e non curandola minimamente. Un paese civilizzato, quindi, non dovrebbe fare delle politiche che abbassino il prezzo politico dei beni da conservare. Dovrebbe, al contrario, integrare i redditi dei cittadini più bisognosi.

Quello che sarebbe bello capire è che nessuna privatizzazione sarà mai in corso. Avere, infatti, imprese private nella gestione, o non averle, cambia davvero poco. Il servizio è pubblico (e sarebbe delirante che fosse il contrario!). Tariffe, modalità, costi, quali interventi fare e in che modo verranno decisi sempre e comunque dal soggetto pubblico. Votando NO si permette di trovare, semplicemente, la forma gestionale migliore che sia pubblica, privata o perfino a partecipazione mista. L’importante, aspetto che invece deve migliorar a prescindere dal voto nelle urne, è il rispetto degli impegni e l’uso intelligente delle risorse non aprendo voragini nei conti come, invece, oggi in molti parti d’Italia ci sono.

Tante realtà vicino all’ambiente e ai consumatori, come ad esempio Amici della Terra e Aduc invitano a votare NO, a dimostrazione di come la questione sia stata sollevata male e attraverso una comunicazione piuttosto forviante.

La legge Ronchi (che sia chiaro ha combinato un disastro) va cambiata, non abrogata. Si deve intervenire e regolare per non permettere ulteriori scempi. Se vincesse il SI sarebbe un problema, per noi e ancor di più per l’acqua. Non sarebbe, invece, per nulla un problema per le tante amministrazioni pubbliche che potrebbero continuare a fare le loro comode e sporche speculazioni ancor più supportati dal totale potere pubblico (ma oligarchico) del quale potranno pienamente godere.

In questi giorni, una frase del Prof. Antonio Massarutto, docente d’economia all’università di Udine, sulla questione mi ha colpito particolarmente: si è detto che vogliono quotare in borsa nostra madre. La verità, però, è che nostra madre vive, per colpa nostra, in una catapecchia con i muri malsani e il tetto che perde. Dobbiamo ricostruire questa casa di famiglia, risanarla, amarla e frequentarla più spesso. Ma se va avanti così la frequenteremo solo il giorno del funerale.

I servizi idrici sono un diritto civico di ogni popolo, non comportiamoci da zombie sventolando improbabili bandiere e sposando retoriche frasi fatte. Studiamoli con coscienza e analizziamo dettagliatamente.

Alessandro Ribaldi

Leggi il nostro articolo di risposta sui motivi per votare SI

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Leggi tutti i nostri articoli sul referendum del 12 e 13 giugno 2011

Leggi il nostro approndimento sui quesiti del referendum del 12 e 13 giugno 2011

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