Puntata_report

Che l'ultima puntata di Report facesse storcere il naso a qualcuno era abbastanza scontato – accade ogni volta che Gabannelli & Co. fanno il loro mestiere –, ma che questo qualcuno fosse il GIFI, l'associazione delle “Imprese Fotovoltaiche Italiane (la G sta per “Gruppo”) suona piuttosto bizzarro. L'inchiesta, infatti, non aveva al centro il GIFI, né tantomeno il settore delfotovoltaico, ma un sistema di incentivazione alle rinnovabili tra i più generosi del mondo, a fronte di “una bolletta elettrica tra le più care d'Europa”. Perché dunque ad alzare la voce, a differenza delle altre volte, non sono i diretti interessati?

Senza seguire la cronologia dei fatti, partiamo dal j'accuse del GIFI, che con un comunicato stampa datato 01 dicembre 2010 (ieri) fa sapere di aver inviato “una lettera alla Gabannelli per i necessari chiarimenti sui contenuti trasmessi durante la puntata del 28 novembre 2010”. Tale comunicato, in sostanza, riporta alcuni passi della lettera stessa, “nell'auspicio che le doverose precisazioni [in essa contenute – ndt] possano essere veicolate ai telespettatori”. Senza elencarle una per una – lo farà la Gabannelli domenica se lo riterrà opportuno – è evidente che il punto della questione è l'aver trascurato nell'inchiesta “i benefici per il Sistema Paese che lo sviluppo del fotovoltaico ha creato – anche per effetto della Legge di incentivazione del Conto Energia”.

Insomma, Report avrebbe dato una versione parziale della verità, omettendo i lati positivi della questione e mostrando solo il cosiddetto "magna magna" che si nasconde dietro. Il che, trattandosi di giornalismo d'inchiesta e non di chiacchiere da bar, non pare poi così strano. Potrebbe allora trattarsi di un caso in cui gli interessati non sono proprio diretti ma “solo” interessati? In altre parole: la lettera firmata GIFI rappresenta davvero il pensiero delle 143 aziende che rappresenta, o è lecito ipotizzare che qualcun altro ci abbia messo lo zampino?

Per rispondere a questa domanda basta fare due cose: guardare la puntata (disponibile on-line) e confrontare gli “accusati” con i nomi delle personalità del GIFI. Tra i primi c'è ad esempio l'azienda Enel per la questione del mancato pagamento di alcuni conguagli previsti dal Conto Energia; tra i secondi c'è Bonemazzi Fabrizio, responsabile all'interno di Enel.Sì (azienda che appartiene a Enel Green Power che appartiene al Gruppo Enel). Oppure c'è da una parte il colosso Edison, che pare abbia ottenuto in Calabria delle concessioni per un Parco Eolico senza considerare il vincolo Paesaggistico, e dall'altra Valerio Natalizia, presidente del GIFI nonché Direttore Generale di SMA Italia, uno dei principali fornitori di inverter eolici – e non solo – per, indovinate un po', la multinazionale Edison. Non sarà che la messa in discussione dei due più grandi datori di lavoro delle aziende di settore e dello stesso settore delle rinnovabili tout court ha rappresentato prima di tutto una minaccia al fatturato delle aziende stesse?

O davvero la lettera è solo un modo per sottolineare che c'è anche, e soprattutto, una parte “buona” dell'industria? A leggere l'ultimo paragrafo del comunicato stampa viene da credere a entrambe le ipotesi: “Il rischio che ci preoccupa maggiormente è che nel pubblico si diffonda un’opinione sbagliata sul fotovoltaico. Alla luce degli oggettivi vantaggi per la collettività e, più in generale, per il Sistema Paese, il fotovoltaico ha invece bisogno di un supporto fattivo da parte di testate di informazione importanti come Report e dai mezzi di comunicazione in generale”. Proprio in quella formula criptica, supporto fattivo, si nasconde forse la chiave di lettura dell'intera vicenda.

Roberto Zambon


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