emergenza_rifiuti_terzigno
Sono trascorsi circa dieci giorni da quando i media italiani hanno puntato i riflettori sul piccolo comune campano di Terzigno, paese di quasi 18.000 abitanti che si trova ad appena 11 km dal mare, nel Parco Nazionale del Vesuvio. La scintilla che ha dato fuoco alle polveri? Nessuna. I cittadini si sono semplicemente stufati di quell'odore nauseabondo che portava il vento, e quando hanno visto l'ennesimo camion dei rifiuti hanno deciso di reagire. La discarica della cava di Sari lì vicino, infatti, era e continua ad essere stracolma di immondizia, anche se sono cominciati i lavori per ricoprire il sito con del terreno, in modo da impedire - come ha spiegato Gennaro Langella, sindaco di Boscoreale - il protrarsi della puzza.

Ma la protesta non pare fermarsi. L'ultima aggressione è avvenuta questa notte, proprio a Boscoreale, dove tre ragazzi hanno preso a sprangate un paio di volanti della polizia, ferendo all'occhio un agente. D'altronde, di fronte al pugno di ferro del Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso (“io vado avanti lo stesso...”, aveva annunciato dopo il no dei quattro sindaci al suo piano-rifiuti), reazioni simili erano più che prevedibili. E ora arriva anche l'ultimatum del Ministro degli Interni Maroni: Faccio un invito a tutti a deporre le armi, altrimenti credo che sarà necessario intervenire in modo più duro di quanto non si sia fatto finora. Alla faccia. Ma siamo davvero sicuri che dietro le proteste di questi giorni non ci sia dell'altro?

Analizziamo la situazione. Da una parte ci sono i manifestanti pacifici, quelli che di giorno bloccano i camion, utilizzano striscioni, urlano la loro rabbia, eccetera. Dall'altra ci sono invece i delinquenti, quelli che si muovono di notte, i camion li bruciano con le molotov e al posto degli striscioni usano spranghe e petardi. Ora, credere che dei ragazzi nati nei quartieri periferici di Napoli (“abbiamo paura, non controlliamo più il territorio e di notte arriva gente che non conosciamo”, aveva detto lo stesso sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio) o nelle cosiddette “zone rosse” (i comuni intorno alle discariche) passino la notte a fare tutto questo solo perché condividono la protesta dei loro vicini di casa, è come credere che gli USA siano andati in Iraq non per un mero calcolo economico ma per liberare la popolazione da Saddam.

Come spiega chiaramente Roberto Saviano in Gomorra, nel capitolo Terra dei fuochi, il business della 'monnezza è uno dei più remunerativi tra quelli in mano alla Camorra. Quintali di rifiuti sono stati sversati illegalmente nei territori campani dagli anni '90 a oggi: 14.000.000 di tonnellate, per la precisione. Una direttrice unica, scrive Saviano, che va da Nord a Sud. Se non si aggiunge alla scacchiera anche la pedina Camorra dunque, i conti non torneranno mai. E quale, se non la politica, il primo interlocutore di ogni criminalità organizzata del mondo? Basta guardare Il camorrista, film di Giuseppe Tornatore, per comprendere l'opera costante di corruzione nei confronti di amministratori e uomini di governo da parte del boss Raffaele Cutolo (e di chi, ora, ha in mano il comando). A questo punto fa presto ad insinuarsi il dubbio che alcuni dei ragazzi venuti a Terzigno a “manifestare” non siano altro che “dipendenti” della Camorra, incaricati di agitare le acque e, di conseguenza, pressare chi di dovere affinché si metta in affari con i piani alti.

In questa ottica sembra inopportuna la nomina di Luigi Cesaro, deputato Pdl incaricato di risolvere nel lungo periodo l'emergenza rifiuti in Campania e allo stesso tempo indicato dal pentito Gaetano Vassallo come il “fiduciario dei Bidognetti” nella riconversione di un'area industriale nel paese di Lusciano, nonché arrestato nel 1984 (quando si dice il ricambio della politica italiana) perché accusato da due pentiti di avere rapporti di amicizia con i capi della Nuova Camorra Organizzata di - indovinate un po' - Raffaele Cutolo? E che dire ancora del fatto che lo stesso Luigi Cesaro sia soprannominato affettuosamente “Gigino” dall'altro deputato Pdl Paolo Bonaiuti? Questa sì, si spera, è solo fantascienza.

Ma che la Camorra giochi un ruolo fondamentale in quella che i tg titolano “La guerra dei rifiuti” è non solo una triste realtà, ma un fatto molto coerente con ciò sta accadendo in questi giorni. Da un lato quindi, bisognerebbe smetterla con i termovalorizzatori-bidone tipo Acerra e con l'apertura – ad oggi sospesa – di nuove discariche come quella contestatissima di Cava Vitiello (che intanto ci è costata i “fondi per aree depresse” dell'Unione Europea); dall'altro bisognerebbe avviare una massiccia opera di sensibilizzazione dei cittadini verso la raccolta differenziata, per poi renderla attuabile a tutti gli effetti. E una volta risolti i due lati della medaglia, bisognerebbe risalire a chi questa medaglia la indossa e impedisce che altri se ne approprino, ovvero la Camorra. Solo quando lo stato e la legge torneranno a governare questi territori si potrà porre fine alla ciclica, infinita e sempre uguale EMERGENZA RIFIUTI. Fino ad allora, le parole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - “credo si potrà risolvere il problema in non più di dieci giorni” - faranno solo applaudire gli ingenui, mentre alle persone informate, ancora una volta, non rimarrà che sorridere. Di amarezza.

Roberto Zambon

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