milano palme piazza duomo

Arrivano palme e banani a Milano, in piazza del Duomo, uno dei luoghi della città più amati da turisti e abitanti. Ne avevamo davvero bisogno? Si potevano fare scelte diverse? Il progetto è legato all’arrivo a Milano del primo punto vendita Starbucks il prossimo anno.

Dal 2014 in piazza Duomo era stato dato spazio a degli orti urbani per un progetto triennale di riqualificazione del centro storico in vista di Expo 2015. Gli orti nelle aiuole, nonostante l’inquinamento della metropoli, ci erano sembrati una bella idea dal punto di vista del decoro urbano e a fini educativi, ad esempio per imparare il riconoscimento delle piante e per il tentativo di portare un pezzetto di campagna in città.

Nelle aiuole di piazza Duomo ora stanno arrivando palme, banani e altre piante che fioriranno alternativamente nelle diverse stagioni con l’idea di garantire la presenza costante di fiori colorati tutto l’anno.

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Nel 2018 arriverà a Milano il primo punto vendita italiano di Starbucks e la società ha vinto il bando del Comune per il rifacimento degli spazi verdi della piazza.

Di fronte ai commenti degli scettici, il Comune di Milano si giustifica su Facebook sostenendo che le palme in piazza Duomo erano già presenti nell’Ottocento e che dunque si tratta di un modo per onorare una tradizione del passato.

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Nella piazza, quindi, stanno arrivando palme della specie Trachycarpus fortunei e banani della varietà Musa ensete. L’installazione di palme, banani e altre piante rimarrà in piazza Duomo per 3 anni.  

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Fonte foto: Comune di Milano 

Abbiamo chiesto il parere dell’agronomo Marco Giuseppi per comprendere meglio quali criteri possono trovarsi alla base della decisione di inserire delle palme in un contesto non autoctono, in particolare nel centro storico di una grande città del Nord Italia, e per capire se questo tipo di ambiente possa essere adatto a piante tropicali come palme e banani.

“Palme e banani nel microclima del centro di Milano possono pure sopravvivere. Si tratta più che altro di una questione di scelte per il decoro urbano. Gli orti urbani in questo contesto apparivano decisamente più adatti e avevano uno scopo anche educativo, non solo decorativo, fornivano una vetrina gradevole per la città”.

A parere dell’agronomo, la scelta di inserire delle palme in questo contesto richiama la prassi tipica delle multinazionali di creare ambienti uniformi in qualunque luogo del mondo ci si trovi.

“L’idea di inserire palme e piante tropicali nel contesto della piazza del Duomo richiama ciò che una multinazionale potrebbe fare ugualmente in qualsiasi altra città del mondo o in un centro commerciale, ma qui siamo in uno dei centri storici più importanti d’Italia e rischiamo di snaturarne la bellezza con piante non autoctone”.

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Fonte foto: Comune di Milano

Il timore, per concludere, è che l’idea sia di lasciare libere multinazionali come Starbucks di portare omologazione dal punto di vista del decoro urbano a proprio piacimento. Molti diranno che Starbucks o altre catene di questo tipo possono portare a Milano nuovi posti di lavoro, ma sappiamo bene come funzionano i fast-food e similari: contratti brevi, lavori stagionali, stress, promesse di lavoro solo temporanee.

Davvero Milano ha bisogno di questo tipo di omologazione sotto ogni punto di vista?

Non ci troviamo né a Miami né a Malibu. Non era forse meglio scegliere delle belle piante autoctone per riqualificare il centro storico? 

Marta Albè

Fonte foto: Comune di Milano 

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