Chernobyl

Sono passati esattamente 24 anni dal terribile disastro nucleare di Cernobyl, ma per chi c'era è impossibile dimenticare le conseguenze e i gravi danni provocati dall'esplosione di quel reattore numero 4 della centrale in Ucraina. Danni immediati, tangibili che allora fecero il giro del mondo e contaminarono mezza europa, ma in particolar modo, danni alla salute delle persone che si sono manifestati e continuano a manifestarsi con il passare del tempo.

Il rapporto ufficiale redatto dalle agenzie dell'ONU parla di 65mila morti accertati con sicurezza a cui si affiancano altri 4mila decessi stimati nell'arco di 80 anni per tumori e leucemie anche se in questo caso non è possibile associare direttamente al disastro, ma che in pratica sono evidente frutto di quella nube tossica di materiali radioattivi che fuoriuscì e ricadde su vaste aree intorno alla centrale arrivando anche in Europa e in Italia stessa.

Decessi “presunti” sulla quale da sempre le diverse cifre e interpretazioni si riconcorrono. Così, se nei calcoli realizzati in diversi dossier presentati dalle associazioni antinucleariste capitanate da Greenpeace salgono addirittura a 6 milioni le morti su scala mondiale imputabili al disastro, i Verdi e il Parlamento europeo prendendo le distanze dal rapporto di Greenpeace, si “limitano” a stimarne dalle 30 mila alle 60 mila.

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A prescindere dalla “guerra delle cifre”, fu con quell'episodio ancora vivido nella memoria che gli italiani nel novembre del 1987, ad un anno e mezzo dall'esplosione, andarono al voto e scelsero di bandire il nucleare dal nostro Paese. E ora il Governo italiano 23 anni dopo, quando forse il ricordo comincia a sfumare, si appresta a rilanciare l'energia atomica in Italia affermando con fermezza che le centrali “di ultima generazione” sono sicure.

Quanto possiamo crederci? Soprattutto oggi, in questo triste anniversario, è difficile farlo, proprio perché, nonostante tutto, non abbiamo completamente dimenticato. E non dobbiamo farlo! Anzi, è giusto rievocarlo, riportarlo alla memoria, farlo conoscere alle nuove generazioni.

È con questo spirito che 16 Associazioni riunite nel Comitato Nazionale "Fermiamo il nucleare, non serve all'Italia" hanno firmato un appello nei giorni scorsi, alla vigilia di questa triste ricorrenza, per contrastare la scelta del Governo di far tornare il nucleare nel nostro Paese, una lettera in cui spiegano perché l'Italia non dovrebbe fare questa scelta. Ed è con questo spirito che in tutto il mondo si aderisce oggi al Cernobyl day, promosso dall’associazione francese Sortir du nucléaire.

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In Italia, tra le altre, è Legambiente a mobilitarsi al grido di “Liberiamo l’Italia dal nucleare!” con diverse iniziative che già da sabato scorso si stanno organizzando per tutta la Penisola con l'obiettivo di non dimenticare il terribile incidente di Cernobyl e “per dire ancora una volta che il nucleare non è sicuro, non garantirà all’Italia il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, non ridurrà la bolletta energetica degli italiani né le importazioni di combustibili fossili”.

Vogliamo fare chiarezza sui rischi reali che i cittadini corrono nel caso di un’installazione di una nuova centrale atomica sul proprio territorio – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Il nostro governo ha firmato più di un anno fa con quello francese un accordo per realizzare 4 reattori di tecnologia EPR, a cui se ne dovranno aggiungere altrettanti per arrivare al 25% di elettricità prodotta dall’atomo. Ma è bene sapere che, oltre a non essere stata ancora risolta in alcun modo la questione delle scorie, l’ordinaria attività di una centrale rilascia piccole dosi di radioattività che contaminano il terreno, l’acqua, l’aria circostante, finendo così nella catena alimentare. Il nucleare è quindi una minaccia per la sicurezza dei territori anche in assenza di incidenti”.

Anche perché, nonostante le tante rassicurazioni, a mettere in guardia sui pericoli dell'energia atomica arriva uno studio dell’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni il quale sostiene che più si vive nelle vicinanze di una centrale nucleare e maggiore è il rischio di contrarre gravi malattie. È stato dimostrato, ad esempio, come aumenti sensibilmente per i bambini che vivono entro 5 Km da una centrale nucleare, la possibilità di contrarre la leucemia rispetto ai bimbi che abitano ad una distanza di oltre 50 km.

È forse per questo che il nostro governo prevede compensazioni economiche per i territorio che ospiteranno le centrali?” Il dubbio leggittimo sollevato da Legambiente è probabilmente una domanda che è sorta dentro ciascuno di noi. Tanto più alla luce di un altro dubbio, quello sulla reale sicurezza della decantata tecnologia EPR European Pressurized (Water) Reactor - Reattore europeo ad acqua pressurizzata) in base alla quale verranno costruiti i reattori anche in Italia e che la stessa Autorità per la sicurezza nucleare francese ha preso le distanze, evidenziandone le lacune e ordinando alla società costruttrice di rivedere drasticamente il progetto.

L’Italia sta promuovendo una tecnologia insicura, inquinante e vecchia – conclude Ciafani -. A maggior ragione se nel 2030 saranno disponibili sul mercato i reattori di quarta generazione, in fase di studio a livello internazionale”.

Ma nel 2030, forse, di tutti questi dubbi non avremo che un vago ricordo, proprio come quella nube la cui memoria non ha impedito di tornare a far insinuare il pericolo nucleare. Ovviamente con la speranza che nel frattempo rimangano tali. Semplici e leggittimi dubbi. Perché i libri di storia non hanno bisogno di un'ulteriore tragedia da tentare di non far dimenticare ai nostri posteri. È in giornate come quella di ieri e questa di oggi che ci si ricorda dell'importanza della memoria storica. Ricordate di non dimenticare.

Simona Falasca



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