Particolare_frana_Sarno

Partiamo dal presupposto che la "Terra", anche se non parla, sicuramente guarda e ascolta; e tanti dei disastri naturali che avvengano non siano poi così naturali. Basterebbe pensare all'edilizia selvaggia che porta a costruire sempre più disinteressandosi completamente delle norme ambientali o al continuo surriscaldamento del pianeta che noi uomini contribuiamo massicciamente a produrre quotidianamente.

Non serve una grande conoscenza e memoria storica per vedere come nell'ultimo secolo, nonostante un'indiscussa crescita tecnologica, i disastri naturali non siano affatto diminuiti e - paradossalmente - se inquadrati e contestualizzati nell'epoca in cui viviamo abbiano fatto un maggior numero di danni e di vittime rispetto al passato.

Non sono in veste di moralizzatore, per carità, ma dalle mie parti un detto dice "chi sbaglia paga". Sembrerebbe, invece, che quando di si parla di disastri naturali a pagare non sia proprio nessuno (se non le vittime innocenti).

Ricordate Sarno? Era il 5 maggio del 1998 e in seguito ad un'alluvione venne giù da una montagna un'incredibile valanga che travolse tutto quello che incontrò. Sarno era il centro abitato più popolato e il suo ospedale venne completamente distrutto, ma non fu il solo ad essere colpito. Episcopio e Villa Malta, altre due frazioni del salernitano, vennero praticamente rase al suolo. Un totale di 137 vittime più un'infinità di danni urbanistici.

A 11 anni dalla tragedia, oltre al fatto di stime che parlano di una spesa pari a circa 335 milioni di euro, ancora non si è riuscito a ricostruire tutto completamente. Questo sarebbe anche sorpassabile (poiché comunque le opere pubbliche necessarie sono arrivate ad una percentuale dell'89%), ma quello che sembra anacronistico è il fatto che nessuno abbia pagato e ad oggi c'è ancora un processo in corso.

L'ex sindaco di Sarno, Gerardo Basile, dopo esser stato inizialmente assolto è stato recentemente rimesso sotto giudizio. L'accusa? Poca roba: omicidio colposo plurimo di 137 persone!

L'opinione pubblica aveva all'epoca sminuito le colpe del primo cittadino, minimizzando la sua figura all'interno di quella nefasta tragedia. Fortunatamente, però, c'è una giustizia che vuole fare il suo corso. È vero ognuno è innocente fino a prova contraria e, soprattutto, non essendo in possesso degli strumenti e conoscenze necessarie non ci si può certo sbilanciare troppo. Limitandoci alla doverosa cronaca di quei giorni, però, qualche considerazione personale potremmo riuscire a partorirla.

I giorni precedenti al 5 maggio il paese e tutta la zona furono vittime di costanti e continue piogge che portarono a far presentare delle prime colate di fango. I vertici politici non chiamarono lo stato di calamità e, addirittura, mediante dei messaggi televisivi venne più volte rassicurata la popolazione invitandola a non abbandonare affatto le proprie abitazioni. Da lì a poco sappiamo tutti come andò, tristemente, a finire.

Da qualche giorno, insomma, è ripartito il processo. La gente di quelle terre e i familiari delle vittime, a distanza di oltre dieci anni, a questo punto si aspettano una sola cosa: giustizia.


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