gabanelli eni

25 milioni di euro per un servizio di Report. Questo il risarcimento danni chiesto dall'Eni a Milena Gabanelli, la conduttrice del celebre programma di Rai 3, accusata di aver danneggiato l'immagine della società durante una puntata del suo programma. Ma la giornalista non teme il colosso dell'energia e difende durante un'intervista al Corriere della Sera il diritto di fare inchieste in un Paese civile.

Nell'atto di citazione della conduttrice di Report si parla di "incredibile attacco ad Eni" che non si sarebbe fermato solo al servizio andato in onda (dal titolo "Ritardi con Eni") ma sarebbe andato avanti anche dopo, quando la Gabanelli in una intervista rilasciata a Sette avrebbe accusato i vertici di Eni di non aver voluto "parlare con noi". Inoltre, precisa la Gabanelli, c'è molta differenza tra lettere minatorie ed intimidatorie: "L'incredibile attacco a Eni, peraltro, non si è arrestato (...) quando è andato in onda il servizio 'Ritardi con Eni', ma è proseguito con la dott.ssa Gabanelli ancora protagonista (...) dichiarando in una intervista rilasciata al Corriere della Sera Sette (...) che l'inchiesta più difficile è stata 'quella su Eni, perché nessun diretto interessato ha voluto parlare con noi. Per un'azienda dove il maggior azionista è lo Stato, dovrebbe esserci più disponibilità a un confronto critico. Inoltre perché, per una settimana, ho ricevuto quotidianamente lettere minatorie'" si legge sul Corriere. E nell'intervista su Sette la giornalista avrebbe parlato di "lettere intimidatorie", non minatorie.

Un'assurdità questa di Eni, soprattutto se si pensa che il maggior azionista dell'azienda è lo Stato, che non parla alla Tv di Stato. Per questo, secondo la giornalista "dovrebbe esserci più disponibilità a un confronto critico".

A seguito dell'inchiesta condotta da Report, la Gabanelli e l'autore del servizio Paolo Mondani sarebbero stati accusati di aver danneggiato l'immagine della società. Per questo la giornalista si chiede: "È normale che una compagnia indagata insieme al suo amministratore delegato per corruzione relativamente ai 197 milioni di tangenti pagati in Algeria, un'azienda che ha patteggiato nel 2012 con la Sec e il dipartimento della giustizia americana 365 milioni per corruzione, e questo sì lede l'immagine di un'impresa controllata dallo Stato, voglia trascinare in tribunale la tivù pubblica per aver raccontato fatti sui quali nessuno dei vertici ha voluto accettare un confronto?". Sembra infatti che Eni non abbia voglia di replicare se non con domande scritte.

Ad essere stata posta sotto l'occhio dei riflettori da Report sarebbe stata la gestione di Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni. Quest'ultimo "dal 2002 è stato ininterrottamente ai vertici delle due più grandi imprese a controllo pubblico. Non è doveroso che la Rai tenga un faro acceso, tanto più in un Paese nel quale le maggiori aziende pubbliche sono coinvolte in grossi guai giudiziari?" sottolinea la Gabanelli.

AGGIORNAMENTO: Non si è fatta attendere sul web la petizione da firmare per salvare Report e la Gabenelli. Per sottoscriverla clicca qui

Francesca Mancuso

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