Salmone, come riconoscere quello degli allevamenti intensivi per evitarlo

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Cosa si nasconde dietro ai salmoni d’allevamento che finiscono sulle nostre tavole o nei ristoranti di sushi? I retroscena sulla loro “esistenza” sono davvero inquietanti, lo abbiamo raccontato più volte parlandovi delle indagini realizzate sotto copertura negli allevamenti di acquacoltura in cui questi pesci vengono allevati in condizioni terribili.

Le inchieste hanno rivelato la presenza di salmoni con deformità e malattie, occhi mancanti e grandi pezzi di carne e pelle mangiati dai pidocchi di mare. Senza considerare che la carne di questi pesci in cattività sarebbe naturalmente bianca o grigiastra ma, dato che il consumatore la preferisce rosa associandola ormai a questa specie, negli allevamenti viene somministrata una sostanza specifica. Si tratta dell’astaxantina. Il consumo della carne di questo pesce è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, ma è da qui che vengono i miliardi di pesci che servono a soddisfare questa domanda in crescita.

Leggi: Il segreto del salmone d’allevamento, alimentato con sostanze chimiche per diventare rosa

Ora anche un’inchiesta de Le Iene alza il velo sulla qualità della carne di salmoni provenienti da alcuni allevamenti intensivi, portando il tema in prima serata in TV. Il salmone che arriva sulle tavole viene perlopiù da allevamenti intensivi formati da grosse vasche in mare dove i pesci vivono spesso in condizioni di sovraffollamento.

Come spiegato nel servizio dall’attivista Don Staniford, dell’associazione Scottish Salmon Watch, in una vasca da 30 metri di diametro possono essere rinchiusi fino a 100.000 salmoni. Questa concentrazione rende le condizioni di vita di questi pesci del tutto inadeguate e favorisce la diffusione di malattie e parassiti come i pidocchi di mare, che letteralmente mangiano vivi i salmoni. Grazie alle immagini raccolte dagli investigatori di Animal Equality sotto copertura in un macello di salmoni in Scozia, Le Iene hanno potuto mostrare la brutalità con cui questi esseri senzienti vengono uccisi, di cui purtroppo più volte abbiamo raccontato in questi anni.

Ne abbiamo parlato proprio con Matteo Viviani, autore del servizio, che ci spiega come si riconosce un salmone d’allevamento a colpo d’occhio e cosa ha rivelato il test che hanno effettuato personalmente sul salmone affumicato acquistato a caso in una serie di supermercati.

Come si riconosce un salmone d’allevamento a colpo d’occhio?

Ci sono degli indicatori, non c’è una regola infallibile – ci spiega Matteo Viviani. Anzitutto se il colore è arancione sbiadito, poco uniforme, probabilmente non è il colore naturale del pesce. Il vero salmone ha un colore più intenso, è un incrocio tra l’arancione e il rosso. Non è “arancionino-giallino” punto primo. Punto secondo la consistenza, se banalmente tocchi la confezione e vedi che sprofonda, quello lì non è una carne fibrosa muscolosa di un pesce che si è potuto muovere. Stesso discorso per il grasso, per le striature di grasso, se vedete delle striature di grasso belle larghe, no buono, perché un pesce che si muove, che nuota anche contro corrente come fa in natura, tutto quel grasso non ce l’ha.

I risultati del test de Le Iene

Per provare a capire se carne di salmoni trattati con queste enormi quantità di prodotti chimici arrivassero anche in Italia la iena Matteo Viviani ha acquistato in diversi supermercati alcuni filetti di salmone chiedendo poi ad alcuni laboratori di analizzarli. Dei cinque campioni consegnati al laboratorio di analisi, uno è risultato pulito, uno meno pulito ma sempre a norma, due non a norma ma commercializzatili grazie alla legge europea dello scorso anno che ha alzato i limiti richiesti, e uno fuori norma e non commercializzabile.

Salmone con valori fuori dai limiti di legge. Ci Dobbiamo preoccupare?

La risposta è sì certo, tutti noi ci dobbiamo preoccupare, perché è dalla preoccupazione che nasce l’attenzione – aggiunge Viviani-. Poi noi con le nostre analisi abbiamo trovato delle analisi al di fuori dei limiti di legge, ma basta cercare su Google, ci sono autorevoli studi che hanno trovato ben altro, si parla di sostanze cancerogene si parla di consigli tipo mangiate un determinato tipo di salmone una volta ogni 5 mesi, si parla di autismo nei più giovani, ne sono state trovate di cattive notizie e questo ci deve spingere ad una maggiore attenzione, perché non possiamo affermare che tutto il salmone d’allevamento sia pieno di quella robaccia. Quindi dobbiamo fare maggiore attenzione quando andiamo a comprarlo.

Ora che hai portato questi temi… virata nel consumo del pesce?

Lo spero onestamente, ma non basta un pezzo delle Iene per un cambiamento di questo tipo, siamo noi a dominare il cambiamento, se noi iniziamo realmente a fare attenzione a ciò che compriamo, se ci poniamo il problema della differenza che ci può essere tra un prodotto e un altro, che sia salmone o no, se ci poniamo il problema del motivo per cui lo stesso prodotto può costare 4 euro o 8 euro, ecco che a quel punto probabilmente il vero cambiamento potrà avvenire, io spero nel mio piccolo di aver dato un piccolo contributo per far girare questo volano, perché alla fine ci rimettiamo tutti ragazzi.

L’allevamento di salmoni non solo causa estreme sofferenze a miliardi di individui ogni anno, ma è anche una minaccia all’ambiente e agli ecosistemi marini ed è un rischio per la nostra stessa salute visto l’uso fuori controllo di sostanze chimiche. A noi consumatori resta la possibilità di fermare tutto questo, attraverso le nostre scelte di acquisto.

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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