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Riciclare, riutilizzare, contenere i consumi e limitare gli sprechi: in poche parole, vivere al minimo impatto possibile, nel rispetto della Terra e delle sue risorse. Proprio come GreenKika, alias Claudia Selvetti, ventisettenne milanese con la passione per la fotografia, protagonista di una vera e propria sfida ecosostenibile: vivere un anno, il 2011, a bassissimo impatto ambientale, o meglio, “a impatto 1”, come dice lei stessa.

Attraverso un percorso fatto di scelte e gesti quotidiani, tra scoperte, inevitabili momenti di difficoltà e piccoli grandi passi avanti, Claudia si propone di dimostrare che un altro equilibrio è possibile: basta volerlo davvero ed essere pronti a cambiare le proprie abitudini, imparando a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni e ad affrontare qualche sacrificio. La sua appassionante sfida quotidiana - raccontata attraverso un blog, Vita a impatto 1, e sui social network, da Facebook a Twitter - sta facendo nascere una piccola community di persone interessate ad abbracciare comportamenti più sostenibili, ad esempio scambiandosi ricette vegetariane e vegane e cimentandosi nel fai-da-te.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Claudia, per conoscerla meglio e scoprire come ha avuto origine e come procede, dopo quasi 4 mesi, la sua avventura eco-responsabile ed eco-compatibile.

Come è nata l’idea di Vita a impatto 1?

È successo tutto in un periodo di letture affannate: uno dopo l'altro Foer, Beavan, Gabetti, McKibben e molti siti di ecologia mi hanno riempito la testa di pensieri, sensi di colpa, vari arrovellamenti. L'idea è nata da un quiz che ho compilato dopo aver letto dell'esperienza di Paola Maugeri, che ha voluto replicare in sei settimane l'anno a impatto zero di Colin Beavan, non senza incontrare difficoltà. Il quiz mi diceva: se tutti si comportassero come te, servirebbe molto più di un pianeta Terra. E così mi sono chiesta: c'è un modo perché ne basti uno solo? Da qui il nome "vita a impatto 1".

In un weekend, in compagnia di un'amica, ho fatto la scansione della mia vita quotidiana e dei modi in cui avrei potuto cambiarla per amore del pianeta e per la mia salute, senza soffrire di stenti e di sacrifici eccessivi. Ed ecco che è nato il progetto, che per un anno sarà raccontato nel mio blog.

Come è stata accolta la tua iniziativa nella tua famiglia e nella tua cerchia di amici e conoscenti?

Amici e conoscenti hanno avuto l’occasione di confermare l’opinione che già avevano di me: “sì, Claudia, sei matta come un cavallo!” Fortunatamente, invece, la mia famiglia considera lo un pregio e non ha esitato a supportarmi con idee nuove e con squisite cene vegetariane e vegane per i momenti di sconforto. L'importante, per me, è seguire il flusso del mio entusiasmo senza voler strafare, procedendo passo dopo passo, e la mia famiglia mi è stata utile anche in questo. Con il mio papà ho costruito una compostiera, mentre con la mamma vado in gita a conoscere realtà affini al progetto: siamo sempre curiose e felici di incontrare persone che amiamo definire "illuminate" e che sono portatrici di idee e ideali per una vita migliore. Perché il mio progetto non è altro che un tentativo di migliorare il mio tenore di vita: con piccoli sacrifici e rinunce, certo, ma anche con grandissime soddisfazioni e scoperte.

Pensi di aver “contagiato” qualcuno dei tuoi conoscenti con il tuo nuovo stile di vita?

La questione del contagio è splendida: ogni giorno ricevo e-mail e commenti da amici e lettori vecchi e nuovi, che mi raccontano di aver sperimentato per la prima volta un detergente naturale piuttosto che un particolare gioco di riciclo, o che mi segnalano eventi o siti che potrebbero interessarmi. È questo il bello del gioco: un passo alla volta, tutti possiamo fare dei cambiamenti che, per quanto piccoli, rientrano in un circolo virtuoso entusiasmante!

Il mondo che ci circonda non è esattamente fatto per agevolare scelte come la tua. Ci sono comportamenti a basso impatto che si sono rivelati più faticosi del previsto nel momento in cui li hai messi in pratica? E quanto è cambiata la tua vita di tutti i giorni?

Per ora, le difficoltà maggiori che ho incontrato sono tre: 1) distinguere le spese superflue da quelle necessarie (un tempo un ombretto mi sembrava assolutamente necessario!!!), e quindi fare acquisti con attenzione, anche nell'ottica degli imballaggi e del loro smaltimento; 2) rinunciare ai viaggi in aereoe, in particolare, ad una settimana di vacanza in Israele che i miei amici si godranno alla grande e che io, purtroppo, seguirò dai social network e mi farò raccontare al loro ritorno; 3) mangiare esclusivamente vegano: al di là del fatto che con la cucina ho un rapporto di amore-odio (a volte cucino per tutto il giorno sperimentando e gustando piatti nuovissimi e sempre diversi, altre vivrei di pane e acqua per noia), non trovo sempre soluzioni facili per una dieta non solo vegana, ma anche a km zero (quindi niente avocado, banane, ananas...), ma anche – possibilmente - bio (e quindi basata su prodotti un po’ più difficili da reperire e non sempre economici).

La mia vita di tutti i giorni è quindi cambiata ma resta la stessa: è solo un po' più rallentata nei ritmi ed è costellata di esperienze diverse e sempre nuove.

Com’era il tuo rapporto con l’ecologia e con le tematiche ambientali prima di Vita a impatto 1? Ad esempio, eri già vegetariana o vegana?

Ero vegetariana da quasi un anno, dopo aver letto Jonathan Safran Foer ed essermi resa conto di tanti aspetti sui quali non avevo avuto mai voglia di ragionare, pur avendoli già dentro di me. Seguivo molti blog ecologici, acquistavo prodotti equo-solidali, ma non avevo mai messo davvero in discussione le comodità della mia vita quotidiana.

L’impressione che nasce seguendo il tuo blog è che tu sia una persona con grande capacità di adattamento ma anche con le idee molto chiare: quindi, cosa pensi di fare al termine di questo anno a “impatto 1”?

Vorrei che questo progetto non avesse un termine, ma che rappresentasse un punto di partenza per numerose altre vie da seguire, magari progetti più grandi: ad esempio, il giro del mondo senza spendere nulla e usando mezzi come il couchsurfing. Vorrei trasmettere nel modo migliore possibile, non tedioso né moralista, tutto ciò che è possibile fare per vivere una vita semplicemente migliore, fatta di tante attenzioni ma anche di divertimento, piacere e allegria.

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Sulla base della tua esperienza personale, quale consiglio daresti a chi volesse provare ad imitarti?

Chi mi volesse imitare deve avere molta voglia di fare e curiosità. I momenti di noia e di sconforto non mancheranno. Si può cominciare da tanti aspetti della propria vita perché, a meno che non si viva già in un villaggio ecosostenibile super-attrezzato o in Norvegia, la coscienza ecologica è qualcosa da maturare a partire da zero, a volte, chiedendosi in che misura si sia disposti a rinunciare alle vecchie abitudini per lasciar spazio alle nuove. Divertitevi a reinventarvi, senza fanatismo o affanno, cominciando da subito, con semplicità.

A chi sta pensando di ridurre l’impatto della propria vita vorrei consigliare un film, un libro e un'esperienza. Il film è Il pianeta verde di Coline Serreau. Il libro è Un anno a impatto zero di Colin Beavan. L’esperienza è di prendere parte a uno qualunque degli eventi improntati all’ecosostenibilità che si svolgono quasi ogni giorno nel mondo, come l'Ora della Terra o M'illumino di meno: si tratta di azioni collettive che hanno un grandissimi potere, pur chiedendo molto poco a ogni singola persona.

Se la scelta ecosostenibile di Claudia vi incuriosisce e appassiona e se volete condividere con lei esperienze, suggerimenti e idee, seguitela sul suo blog:www.vitaimpatto1.org

Lisa Vagnozzi

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