grano duro biologico decreto rotazione triennale

Grano duro biologico: potrà essere seminato solo una volta ogni 3 cicli produttivi. Un decreto legge impone una rotazione triennale, penalizzando e limitando la produzione, localizzata in massima parte nel Mezzogiorno. Rischiamo davvero di perdere un patrimonio inestimabile con una sola norma?

Il decreto n. 6793 obbliga gli agricoltori a produrre tre colture principali in tre anni: un anno il grano duro biologico, il secondo anno una coltura diversa dal grano duro biologico e il terzo anno, ancora una volta, una coltura diversa dal grano duro biologico (inasprendo il precedente provvedimento DM 18354 del 27/11/2009). Gli agricoltori sono sul piede di guerra.

Al di là di polemiche politiche, è un provvedimento sensato dal punto di vista agronomico (ovvero, fa bene al terreno) oppure è addirittura rischioso per l’ambiente e la biodiversità? Fare rotazioni di colture è una pratica assodata per non impoverire il terreno, ma perché proprio ogni tre anni e perché solo per il biologico?

Per saperne di più, abbiamo intervistato Roberto Pinton, segretario dell’Associazione italiana delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici (Assobio).

Il decreto non ha alcun senso dal punto di vista agronomico – tuona Pinton – In realtà non ce l’aveva nemmeno la prima versione del 2009. Siamo rimasti attoniti quando è uscito. L’Italia è l’unico Paese tra i 28 dell’Unione Europea che pretende di insegnare agli agricoltori come devono essere fatte le rotazioni, scioccamente fissandosi su tre anni […] Si deve rinunciare alle proprie scelte agronomiche perché un Ministero dice come si deve coltivare il biologico”.

“In questa versione si costringono gli agricoltori a seminare grano ogni tre anni e questo comporterà un calo di produzione. Ma è anche vero che non è necessario organizzare la produzione basandosi esclusivamente sul grano duro. Questo in realtà potrebbe incentivare le aziende, in particolare del Mezzogiorno, a prendere accordi di filiera con altre imprese interessate per esempio ai legumi, che verrebbero benissimo dal punto di vista agronomico in quelle regioni”.

Certo, come lo stesso Pinton fa notare, non tutte le zone d’Italia si prestano, per motivi climatici, a tutte le colture. La Sicilia, per esempio, è perfetta per il grano duro, molto meno per il mais o il riso. D’altro canto, però, aggiunge il segretario di Assobio, la rotazione che classicamente si è sempre fatta nell’isola grano duro-pomodoro aveva senso solo dal punto di vista economico, meno da quello agronomico.

“Metà dell’agricoltura biologica italiana è tra Sicilia, Calabria e Puglia, ma a volte fa fatica ad arrivare al mercato. Organizzandosi intelligentemente con piattaforme per la concentrazione del prodotto i produttori, coordinati, potrebbero invece essere più appetibili sul mercato […] Dobbiamo vedere le opportunità: questa stupida norma ministeriale, che non è detto rimanga, impone di modificare l’attuale tran-tran. Cerchiamo di modificarlo, però, in modo intelligente”.

“Non c’è un reale rischio per il biologico così come non credo al complotto contro il Mezzogiorno” precisa comunque Pinton, il quale tuttavia, resta perplesso sul senso della norma e sul perché sia applicata solo al biologico.

Come ci fa notare infatti “quanto a materie espressamente armonizzate da regolamenti europei (com’è la produzione biologica), gli Stati membri non possono adottare né mantenere disposizioni nazionali, salvo se il diritto dell’Unione lo autorizza; il reg.834/2007 (considerando 29) autorizza l’adozione di norme più rigorose di quelle comunitarie purché si applichino anche alla produzione non biologica: per stare in piedi il DM dovrebbe imporre le sue modalità di rotazioni a tutta l’agricoltura italiana, non solo a quella biologica.

I dubbi, dunque restano. Anche perché il provvedimento si unisce a diverse discutibili scelte politiche rivolte all’agricoltura biologica. Dalle norme anti Xylella, che rendono impossibile produrre con questa tecnica nelle zone dove il batterio ha purtroppo dilagato, alla recente concessione dei diritti esclusivi per 15 anni ad un’unica dita sementiera, la Società Italiana Sementi, del grano Senatore Cappelli, particolarmente apprezzato dai coltivatori bio.

Questo decreto comunque, potrebbe ancora essere fermato.

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Roberta De Carolis

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