La bellissima iniziativa che porta il cinema nei villaggi africani grazie al fotovoltaico (INTERVISTA E FOTO)

cinema solare itinerante

Dal 2009 vivono per mesi su un camion che all’occorrenza diventa un cinema all’aperto. Dalla Mongolia, alla Siberia, a remoti villaggi africani, Davide Bortot e Francesca Truzzi regalano sorrisi in posti dove la gente è spesso dimenticata. E con un occhio al green, visto che le proiezioni avvengono tramite il fotovoltaico.

Un progetto ambizioso e di successo che i promotori continuano a portare avanti con gioia e fiducia. Ma soprattutto un progetto autofinanziato che per Davide e Francesca non è un lavoro perché non fornisce loro stipendio.

Le proiezioni sono di varia natura, dai box-office ai documentari. La Fondazione Charlie Chaplin, inoltre, permette loro di proiettare i film di Chaplin all’estero. Non mancano poi delle piccole autoproduzioni, essenzialmente cortometraggi, ma soprattutto la filmografia del cinema indipendente. Denominatore comune: messaggi ambientalisti ma anche sociali come il tema della migrazione.

In collaborazione con l’Ong ‘Bambini nel Deserto’, l’iniziativa è nata proprio da un viaggio in Africa e dallo stupore manifestato dalla gente dei villaggi alla vista di immagini in movimento, per molti di loro una completa novità.

Per saperne di più abbiamo intervistato Francesca Truzzi.

Un'iniziativa nata dal basso

cinema desert 1

 

“L’idea è nata dal primo viaggio via terra con un camion in Africa – ci racconta Francesca - un continente facilmente raggiungibile così, completamente diverso da quello che ci circonda normalmente, come cultura, paesaggi. Per il nostro viaggio abbiamo contattato l’associazione umanitaria ‘Bambini nel Deserto’, composta per lo più da volontari viaggiatori, e nel nostro camion abbiamo portato del materiale relativo a progetti di questa associazione in Burkina Faso”.

“Durante le consegne di questo materiale siamo rimasti stupiti dall’accoglienza delle famiglie e di tutti gli abitanti del villaggio (eravamo nel sud del Mali). Abbiamo quindi deciso, senza pensarci troppo, di far vedere un cartone animato e un film alle persone. Con noi avevamo infatti un piccolo impianto audio e un proiettore”.

Un’idea nata per caso, inizialmente destinata a restare un episodio. “Ci siamo resi conto nel corso di quelle proiezioni di quante cose si diano per scontate, per noi cresciuti nella società dell’immagine, abituati a vedere cinema, TV, cartoni animati”.

Ma niente è scontato. “Nel mondo ci sono posti dove la gente non ha nemmeno mai visto una televisione e ci siamo accorti di quanto questo fosse un bel regalo non materiale, utile a conoscerci, stare insieme e passare delle ore davanti a un orizzonte comune.

Un modo mai visto di comunicare messaggi con al centro l'ambiente 

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Sorrisi, tanti, felicità, tanta, ma anche la possibilità di trasmettere messaggi dove è difficile arrivare. “Era qualcosa che non si era mai visto. E abbiamo capito che questo poteva avere anche un valore di comunicazione, che portasse, oltre a sorrisi e momenti di svago e intrattenimento, anche messaggi a noi cari”.

Le tematiche ambientali al centro e un meccanismo green per comunicarle. “I camion sono le nostre case quando ci spostiamo e sono dotati di un meccanismo per immagazzinare energia per il nostro uso quotidiano e per proiettare i film – ci spiega Francesca - Il sistema è basato sul fotovoltaico con dei pannelli solari montati sul tetto del veicolo e all’interno un inverter, un gruppo batterie, che ci permette di proiettare per 5-6 ore consecutive in combinazione con l’impianto audio”.

“La scelta di realizzare un cinema solare è derivata dalle tematiche che abbiamo scelto di portare, tra le quali spicca quella ambientalista. Purtroppo il consumo di carburante per spostare il veicolo al momento non può essere sostituito. Ma per essere coerenti con i messaggi che portiamo abbiamo optato per un sistema energetico green, che sfrutta l’energia del sole per permetterci di proiettare i film durante la notte. A questo affianchiamo dei progetti in Africa con le energie alternative.

Un progetto autofinanziato

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Francesca e Davide, né le altre persone che via via li aiutano, prendono uno stipendio per quello che fanno. Per loro non è un lavoro. Tuttavia, le spese ci sono. Abbiamo dunque chiesto a Francesca come riescono a coprirle.

“Ci sono state delle spese iniziali, a carico nostro. Abbiamo comprato il veicolo con i nostri mezzi, siamo noi che l’abbiamo attrezzato mantenendo le spese molto basse. Poi ci sono le spese correnti, come il gasolio per raggiungere l’Africa”.

“Questo progetto è nato nel 2009, e nel corso degli anni ci sono state delle evoluzioni nel nostro modo di fare raccolta fondi. Principalmente usiamo le campagne di crowdfunding online, ma abbiamo anche dei piccoli e grandi sponsor tecnici, che ci danno materiali come gli pneumatici, l’olio motore, e in generale per il materiale di consumo dei veicoli”.

E molto altro. “Partecipiamo poi a dei piccoli bandi da cui arrivano dei piccoli finanziamenti e soprattutto organizziamo degli eventi in Italia, come concerti, cene o vere e proprie serate di cinema come quelle in Africa. Tramite la vendita diretta di cibo, materiale elettrico, o con le semplici offerte dai privati raccogliamo il necessario" (Per tutte le iniziative previste è sufficiente collegarsi a questo link, N.d.R.).

“Resta da precisare che il materiale, una volta acquisito e mantenuto, è una spesa di una volta, a parte la manutenzione. Comunque è un progetto che nasce dal basso – sottolinea Francesca - quindi a basso costo rispetto ad altri progetti culturali di cooperazione. Per citare un esempio concreto: quando siamo andati 9 mesi in Africa, eravamo tre persone, abbiamo viaggiato per 30 mila chilometri e abbiamo speso circa 10 mila euro. Divise per mese non sono oggettivamente cifre irraggiungibili".

Una festa per tutti e in tutte le lingue

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“Le popolazioni che abitano nei villaggi ma anche nelle città che attraversiamo durante il tragitto ci manifestano le emozioni di chi non ha mai visto le immagini in movimento – racconta ancora Francesca - Ricordo di signore di 70 anni che si sono fermate fino alle 2 di notte con noi, e non parlavamo nemmeno la stessa lingua. Nonostante questo sono riuscite a spiegarci che alla loro età non avevamo mai visto un film.

E molte altre le reazioni non scontate. “C’è chi è scappato davanti allo schermo, perché magari qualche immagine di pericolo può sembrare vera a chi non è abituato. Gli anziani del villaggio ci ringraziano quando riusciamo anche a parlare di tematiche importanti e riusciamo a farne parlare anche al villaggio con momenti di dibattito, di dialogo, magari su tematiche ambientali o sociali come la migrazione”.

“È un cerchio che si apre, che trasforma questi non-luoghi in un cinema all’aperto. A volte prendiamo appuntamento con i villaggi, ma altre volte ci fermiamo per caso ed è comunque grandissimo lo stupore ogni volta”.

Una vera festa. “Abbiamo anche degli scivoli gonfiabili, quindi magari di pomeriggio facciamo anche attività con i bambini e con le donne. Penso che veder arrivare questo folkloristico camion, che poi trasforma le piazze è qualcosa che stupisce”.

Il tutto in Paesi con una moltitudine linguistica incredibile e quindi difficoltà di comunicazione. “Principalmente noi sfruttiamo il potere comunicativo dell’immagine – ci spiega Francesca -  trasmettendo documentari-film non verbali. A volte ci sono lungometraggi e cortometraggi e lì dipende, come dipende anche la scelta dei temi da trattare. Se siamo in Paesi francofoni e ci accorgiamo che una buona percentuale di popolazione può capire, trasmettiamo in francese. Poi ci sono dei film comunque non molto parlati, e con spiegazioni in francese”.

Ma c’è ancora di più. “A volte abbiamo chiesto a qualcuno dei villaggi di fare una traduzione simultanea al microfono, con coinvolgimento attivo della popolazione locale. Le serate devono diventare una grande festa di tutti e per tutti, con gruppi di ballerini, di adulti e bambini”.

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Per altre iniziative green nei Paesi in via di sviluppo leggi anche:

Diamo anima e cuore a questa iniziativa perché veramente ci crediamo e portiamo avanti questo progetto di cinema itinerante”

Le parole di Francesca che riassumono il racconto di esperienze entusiasmanti, che ci auguriamo continuino e si moltiplichino sempre di più.

Roberta De Carolis

Foto: Cinema Du Desert