Giovanni_Erbabianca

Rifiuti che prendono nuova vita, opere insolite che dai cassonetti arrivano ai salotti delle case chic, ruote di bicicletta, camere d’aria forate, ma anche bottiglie e assi abbandonate. Sono i materiali di scarto che Giovanni Erbabianca utilizza per comporre le sue sculture. Installazioni luminose che oltre ad accendere ambienti e situazioni, danno nuova luce a oggetti apparentemente inutili e privi di vita. Proprio in questi pezzi da discarica, l’eco-designer fiorentino ha visto un potenziale e sono nati lampadari e abat-jour da mille e una notte.

Giovanni è venuto a trovarci a Roma e, non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di capire cosa pensa e come vive un artista appassionato di trash art.

Come nasce questa passione per l’eco-design?

Il mio interesse nasce dal desiderio intrinseco di ogni uomo di esprimere la propria creatività e quindi, la propria originale visione del mondo.

Il mio primo laboratorio artistico è stato il salone da parrucchiere. È qui che ho sperimentato il lavoro manuale, lo studio della morfologia del volto, delle proporzioni e della colorimetria.

Da questa esperienza ho iniziato a riflettere su ciò che viene considerato bello e perché. Logicamente non ho una risposta, ma ho imparato a pormi le domande, aiutato anche dal vivere nella città di Firenze dove, certamente, gli stimoli non mancano.

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Contemporaneamente avvertivo l’incapacità da parte dei più di scostarsi da canoni estetici dominanti e un diffuso appiattimento della creatività individuale, in parole povere ad un pesante conformismo. Ho voluto “dimostrare” che riscoprendo un modo di pensare libero dal pregiudizio e un approccio critico, si possono trasformare anche dei rifiuti in qualcosa di bello.

In molte opere usi ruote e telai delle biciclette, perché la bici?

La bicicletta rappresenta uno stile di vita, una filosofia che io cerco di portare avanti ogni giorno. Ad essa associo il concetto di circolarità, la ruota gira producendo un movimento, un cambiamento. Un po’ l’essenza del ciclo e del riciclo di tutte le cose.

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Recentemente ci siamo occupati delle linee guida dell’eco-design. Quali sono secondo te le linee che un eco-designer deve seguire?

Etica, sociale e ambientale. Questi tre elementi devono venire prima dell’estetica e di qualsiasi altro compromesso commerciale. Meglio perdere un committente che snaturare l’essenza del proprio lavoro. L’integrità in questo ambiente è essenziale.

Naturalmente usi lampadine a risparmio energetico.

Si, e sto seriamente pensando di passare alla tecnologia a LED.

Ci descrivi una delle tue ultime installazioni?

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È una scultura luminosa autoalimentante che ho donato al quartiere 4 di Firenze e che sarà presto esposta in uno dei parchi cittadini.

Per la realizzazione ho usato ruote di bicicletta, una parabola in disuso che ho trovato vicino a un cassonetto e pannelli solari.

Ho assemblato questi elementi per dare vita a una figura umana a forma di croce. Quattro ruote in verticale che formano il corpo, due orizzontali per le braccia e i pannelli alle estremità. La parabola è diventata la testa.

Il titolo e messaggio dell’opera è “homo ciclens riciclens”, un latinismo autobiografico che designa la fase evolutiva successiva all’attuale, dell’homo sapiens sapiens, ovvero l’uomo riciclatore.



Pensi che l'umanità sia a un buon punto nell’evoluzione “ciclens riciclens”?

Ritengo che ci sia ancora molto da imparare e da fare.

L’umanità è malata e non sono certo il primo e l’unico ad affermarlo. Questo male sta distruggendo l’ecosistema in cui vive e conseguentemente anche se stessa; ma è proprio partendo dall’analisi degli squilibri esistenti che si può trovare la cura. E con il mio lavoro spero di riuscire a contribuire all’acquisizione di una maggior consapevolezza del problema.

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Prossime esposizioni?

All’Auditorium F.L.O.G. di Firenze, il 15 e 16 maggio con Obiettivo Zero. Alcuni lavori saranno esposti nello studio che inaugurerò a maggio, zona Piazza Tasso a Firenze. Si chiamerà “Laboratorio permanente del riciclo artistico” patrocinato dal Comune di Firenze e la Fondazione di Firenze per l’artigianato artistico.

Per contattare Giovanni Erbabianca: [email protected]






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