Olimpiadi  Rio 2016

Olimpiadi 2016, un parco olimpico realizzato ad hoc, con tutti i servizi. Lo scorso anno sarebbe stato impossibile immaginarlo triste e vuoto. Ma oggi è una città fantasma. Anche se a gennaio è stato riaperto al pubblico come area ricreativa, il parco di Rio de Janeiro ha disatteso le promesse iniziali.

Una giungla d'asfalto, senza acqua corrente né elettricità. Clare Richardson ha fatto visita ai vecchi residenti della favela Vila Autodromo, spostati in alloggi popolari per far posto al parco.

Le promesse della città sono state inferiori a quanto concordato prima delle Olimpiadi. Il parco infatti, dopo la fine dei giochi, sarebbe stato a disposizione della popolazione, con un campo sportivo. Ma qui tutto è stato abbandonato.

Alla fine della Via Olimpica, l'Olympic Aquatics Stadium, è perso nel degrado. Doveva essere smontato e trasformato in due centri di sport acquatici.

Marcelo Crivella, sindaco della città, a gennaio ha inaugurato l'apertura al pubblico del Parco Olimpico ma da allora il sito è rimasto quasi completamente deserto. Non è difficile capire perché: oltre ad utilizzare alcune aree ricreative isolate come skate park e un parco giochi, non c'era altro da fare.

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“Ho visto circa 12 persone qui da quando sono arrivato, cinque giorni faha detto uno dei pochi lavoratori del parco,Vinicius Martini. Solo quelle in 5 ore, durante il secondo week-end di apertura del Parco Olimpico.

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Spiega inoltre Martini che i servizi di base come l'elettricità, l'acqua e l'accesso servizi igienici che erano a disposizione durante l'apertura del parco per le Olimpiadi, sono un lontano ricordo.

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Ma non è tutto. Per la costruzione del villaggio olimpico, furono cacciate numerose persone che vivevano lì. Centinaia di famiglie furono spostate accanto a una laguna, in una favela chiamata Vila Autodromo.

Una doppia beffa, come racconta Maria da Penha, che ha raccontato di essere stata picchiata e intimidita da guardia municipale di Rio quando si rifiutò di lasciare il luogo in cui viveva.

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Maria da Penha ha trasformato la sua nuova casa in un “museo degli sfratti” per documentare la lotta della comunità per mantenere le proprie case.

Gli stessi visitatori del parco si sono detti delusi, trovando solo desolazione.

Fine dei giochi, in tutti i sensi.

Francesca Mancuso

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