I giardini circolari del Senegal che frenano il deserto del Sahara e rendono i villaggi autosufficienti

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Attraverso la creazione di orti sinergici in Senegal, un nuovo programma di riforestazione mira a rafforzare l’autosufficienza dei villaggi e parallelamente a combattere la desertificazione.

L’Agenzia Senegalese per la Riforestazione ha lanciato Tolou Keur, il progetto nato per stabilire un approccio più locale all’opera del Great Green Wall in Africa, una cintura di alberi che si snoda  lungo il margine meridionale del deserto del Sahara in Africa, dalla costa atlantica al Mar Rosso.

Si tratta di istituire centinaia di orti circolari, progettati per aumentare la sicurezza alimentare. Al momento sono stati creati tre siti a Dakar, Fatick e Kédougou. 

(Leggi anche: Nuova linfa per la Grande Muraglia Verde, il muro di 8mila km di alberi per salvare l’Africa)

Il programma ha l’ambizione di trasformare la vita di migliaia di persone. Questo sistema infatti supporta i piccoli produttori rurali, consentendo loro di aumentare l’approvvigionamento alimentare e il loro reddito attraverso la vendita delle eccedenze. Il modello può essere edificato in una decina di giorni con un investimento in termini di risorse economiche molto contenuto ed è molto efficiente da un punto di vista produttivo. 

Stando ai risultati, a parità di terreno il raccolto di una coltura sinergica è maggiore rispetto a quello ottenuta tramite l’agricoltura intensiva. Ogni mese in un terreno di mezzo ettaro vengono prodotti in media una tonnellata di alimenti. 

Gli alberi più resistenti, come acacie e anacardi, vengono piantati nella parte più esterna. Avvicinandoci al centro, troviamo le piante officinali, più delicate. Si forma così un microclima che permette di ridurre il consumo di acqua.

spiega a Le Monde il project manager Aly Ndiaye, che ha già partecipato allo sviluppo di questo tipo di progetto grazie al programma di Produzione Agroecologica Integrata e Sostenibile (PAIS) in Brasile, dove dal 2005 sono state create più di 10.000 unità produttive.

Nel villaggio di  Belvédère, a 40 chilometri da Dakar, è stato creato un orto di 5000 m2. Attorno a un piccolo pollaio, costruito con materiali di recupero, sono stati piantati in cerchio alberi da frutto, una sessantina di varietà di ortaggi e piante officinali.

Prima qui non c’era niente – commenta Djibril Sall, il capo del villaggio  – Abbiamo poche risorse. Ma grazie a Tolou Keur, non abbiamo più bisogno di andare al mercato a cercare frutta, verdura o uova. Ora abbiamo tutto in loco

Un progetto che vuole contrastare la crisi climatica e al tempo stesso supportare l’empowerment delle popolazioni indigene, come dichiara la responsabile del progetto Karine Fakhoury:

Questo non è un progetto esterno, in cui qualcuno viene da fuori e dice alle persone cosa fare. È qualcosa di completamente locale.

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Redattrice su temi della sostenibilità sociale e ambientale. Laureata con lode in filosofia, ha conseguito un master di II livello in Rendicontazione Innovazione e Sostenibilità. Ha maturato esperienza nella comunicazione e nell’organizzazione di eventi presso enti profit e no profit.
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