Freeconomy Community, Mark Boyle: vivere “al verde” si può

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Allo stato attuale della nostra società è evidente come la voglia di volere sempre di più sia un’esigenza, sfortunatamente, di un crescente numero di persone. Più automobili, più produzione, più acquisti e più soldi. È questo il quadro di un sistema economico che, anche se non ne siamo ancora del tutto consapevoli, è palesemente errato. Perciò, la storia di questo poco più che trentenne britannico potrebbe essere, al di là dell’interesse, presa ad esempio per fermarsi e comprendere che forse è proprio il caso di dire che non sono solo i soldi a fare la felicità.

Mark Boyle è, infatti, un ex imprenditore del ramo dell’agricoltura biologica, laureato in economia ed è convinto sostenitore della stretta connessione tra felicità e rispetto dell’ambiente. Qualche anno fa (più precisamente dal novembre del 2008) ha, quindi, deciso di idearne un vero e proprio stile di vita che prevede la totale assenza di denaro. Il nostro protagonista, originario di Bristol, ha detto stop alla sua vita mediamente agiata, fatta di un buon stipendio e di tutte le comodità tecnologiche, decidendo di trasferirsi in un caravan in mezzo la natura. È proprio il caso di dire: una vita al verde, ma felice.

Vi starete chiedendo, ovviamente, come farà Mr.Boyle a sopravvivere: semplicissimo! Coltivando lui stesso frutta e verdura riesce ad arginare il problema del cibo e quando, vuoi per il clima o per altre necessità, non riesce a produrne va a raccoglierlo presso supermercati e ristoranti che quotidianamente lo buttano a conclusione della giornata lavorativa. Per cucinare usa, invece, due contenitori usati per la raccolta e la combustione del materiale di scarto delle olive. Si lava i denti con un osso di seppia e semi di ferula e come carta igienica usa dei vecchi fogli di giornale. L’unico suo “vizio moderno” è un vecchio computer che utilizza per rimanere in contatto con il mondo, questo però è alimentato esclusivamente attraverso l’energia catturata attraverso un pannello solare.

La sua non vuole essere, però, solo una bieca battaglia al consumismo. È essenzialmente una provocazione al modus vivendi del chiedere sempre più, dimostrando che un’altra via è possibile. Sostenitore convinto della sempre più evidente separazione tra consumatore e prodotto, l’ex imprenditore afferma: “questa soglia è aumentata così tanto che le persone sono all’oscuro del livello di distruzione e sofferenza causato dalla produzione del cibo e degli altri prodotti che compriamo. La colpa è proprio del denaro”. Ha creato, inoltre, una Freeconomy Community, con più di 17.500 iscritti che ha lo scopo di creare relazioni di scambio tra le persone.

Questa comunità planetaria virtuale permette, a chi ne fa parte, di scambiare beni materiali, abilità, sapere e conoscenze. Si può assistere, quindi, a baratti tra chi cerca un tavolino e chi può offrire in cambio lezioni di russo. Gli scambi della Freeconomy Community avvengono tra persone che non abitano a più di 10 miglia l’una dall’altra e che vogliano incentrare la propria vita sull’importante valenza della gratuità. Non si vuole rifiutare totalmente il progresso ma si vuole solo esaltare le relazioni umane, abolire gli sprechi e aumentare il rispetto ambientale. Insomma, in poche parole, si vuole dimostrare quanto sia estremamente poco sostenibile la vita che viviamo.

Il progetto di Mark Boyle vuole trasformarsi in una scuola di pensiero. Ha già scritto un libro, per ora edito solo in Gran Bretagna: “The Moneyless man”, vero e proprio vademecum di sopravvivenza eco-radical ed ha aperto una sua pagina facebook dove gli si può chiedere consigli, domande e richieste per approfondire questo sua scelta di vita sostenibile.

Alessandro Ribaldi

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