quartieri_ecosostenibili

La Finlandia è la terza Nazione al mondo per emissioni di Co2 (dopo Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti). Un bel record se si tiene conto che il Paese è abitato da appena 5 milioni di persone. Complici, le temperature molto rigide che, per gran parte dell’anno, costringono a tenere accesi gli impianti di riscaldamento con relativo consumo di legname e produzione di anidride carbonica.

Due anni fa, SITRA, l’agenzia locale per l’Innovazione, si fa carico di un progetto di qualificazione urbana che coinvolge una vecchia area adiacente il porto della città di Helsinki. L’obiettivo è funzionalizzare la zona secondo un piano di insediamento misto di circa 23.000 mq che contempli un notevole investimento in materia di sostenibilità. La data di inizio dei lavori è indicata al 2013.

Al bando per la per la realizzazione di questo futuro quartiere ecosostenibile partecipa e vince una piccola società di consulenza internazionale con sede a Torino, Experientia, la quale proprio per “aver progettato in Finlandia un quartiere cittadino a bassa emissione di CO2 con metodologie innovative elaborate in Italia", ha vinto il Premio Nazionale per l’Innovazione nei Servizi, consegnato dalle mani del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 14 giugno in occasione della Giornata dell’Innovazione.

Low2No, letteralmente, “da poco a niente” (questo il nome dato al progetto) è una sfida che non riguarda solo la gestione della complessità. Ovvia quando si ha a che fare con grandi superfici urbane. Qui si è lavorato sull’innesco di un processo metodologico innovativo, che mette in discussione pratiche consolidate e introduce l’istanza della sostenibilità al livello della “meta-progettazione”. In altri termini, qui non si è trattato di fare in modo che l’area contempli tutte quelle risorse e quelle attività che servono per rispondere correttamente all’immaginario della Sostenibilità. Qui si è trattato di selezionare quali tra i potenziali dispositivi sostenibili siano effettivamente vicini alle esigenze dei cittadini.

Irene Cassarino, project manager di Experientia, che per l’occasione abbiamo incontrato, ci racconta che: il contributo dei singoli comportamenti sull’abbassamento dei livelli di Co2 è cruciale. Per questo le fasi di progettazione sono state essenziali. All’inizio abbiamo ipotizzato una serie di azioni suscettibili di essere accettate dai potenziali inquilini dell’area e con elevato impatto sulla riduzione della Co2. Abbiamo chiesto alla gente di validare o meno le nostre scelte. Ci siamo fatti spiegare il loro modo di intendere la sostenibilità, di fruire di certe agevolazioni, di incentivarle, di ricavarne senso. Li abbiamo osservati, ascoltati e analizzati un po’ come fanno gli etnografi. Cercando di evitare in tutti i modi di orientare le loro scelte. Successivamente, delineata una potenziale lista di attività di servizio, ci siamo rivolti agli stakeholders locali, alla ricerca di imprenditori interessati a partecipare, ma anche dotati di certe necessarie referenze. È stata la naturale convergenza tra le esigenze espresse direttamente dai cittadini e le proposte degli stakeholders, che ha condotto alla definizione dei servizi dell’area.”.

A capo della lista delle attività terziarie ci sono dunque una sauna e una lavanderia comune, un’attività di riparazione per le biciclette, una serra per la produzione agricola del cibo e un piccolo mercato in cui acquistare e mangiare cibo di qualità. “Anche i servizi rispondono alle esigenze locali e non globali– prosegue Irene Cassarino -. Inoltre ciascuno di essi sarà progettato per essere interconnesso: l’acqua della lavanderia andrà a rifornire la serra, la quale a sua volta sarà riscaldata dal calore prodotto nelle saune, e così via.”

Dalle parti di Helsinki, la sostenibilità si realizza avvicinando i servizi alla vita e non adeguando la propria vita ai servizi messi a disposizione. E responsabilizzando i cittadini. È il caso degli Smart Meters, piccoli contatori digitali trasformati in applicazioni per smartphone, tramite i quali monitorare i propri consumi. “È fornendo loro gli strumenti di controllo che le persone associano agli sforzi un significato, una gratificazione o uno stimolo a migliorare” ci racconta Irene Cassarino.

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Ciò che rende questo progetto interessante però non sta tanto negli esiti, che si spera rispettino le prospettive di graduale abbassamento del Co2, bensì nell’inserimento di momenti di mediazione tra i soggetti coinvolti.

Fino a questo momento, rare sono state le possibilità per gli inquilini di agire anticipatamente sulla futura forma delle loro case, sulla collocazione dei servizi, sulla fruizione degli spazi. Con Low2No è stato fatto un tentativo di apertura dei processi decisionali a tutti gli attori.” Il futuro, forse, ci confermerà che il risultato sarà vantaggioso per ciascuna parte in causa.

Pamela Pelatelli

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