TorinoLab

E se invece di produrre in base a previsioni spannometriche sul numero di potenziali acquirenti, si producesse solo la quantità che è effettivamente necessaria per soddisfare le richieste della domanda? È l’interrogativo che si devono essere posti quelli di TorinoLab (To.Lab), una realtà che fa parte del circuito del design torinese, attiva nel mondo della progettazione e realizzazione di “prodotti tipici industriali”.

Ripercorriamo la storia dall’inizio. TorinoLab è un laboratorio in cui si coltiva l’incontro tra piccole e medie aziende produttrici di materie prime, semilavorati o trasformati e un circuito di giovani designer.

A partire da risorse grezze o da parti di lavorazione provenienti dal processo produttivo industriale, si ricavano i componenti da cui successivamente viene ottenuto il prodotto finito. Il risultato è un catalogo di idee originali, autoprodotte e sostenibili. In altre parole, l’assembramento creativo di elementi già esistenti consente di produrre pezzi limitati e potenzialmente unici, andando a sostituire costose produzioni dedicate e di massa. A questo bisogna aggiungere che l’efficienza energetica del processo è ulteriormente avvalorata dal fatto che la maggior parte delle aziende partner che hanno aderito, fino a questo momento, all’idea ha sede nel territorio piemontese. Questo garantisce un’ elevata riduzione degli spostamenti di camion e altri mezzi e quindi un abbassamento dell’impatto del processo, nel suo complesso.

Giunti fino a qua, ci sarebbe stato già abbastanza materiale per sottolineare la virtuosità dell’idea, che permette di generare un processo produttivo a chilometro zero.

Evidentemente i creatori di TorinoLab non si sono voluti fermare. Oltre a mettersi alla prova con la fase di produzione, hanno voluto ampliare la sfida alla fase di commercializzazione. Hanno aperto così un piccolo spazio show-room nel cuore creativo della città e a questo hanno associato un sito internet.

Il funzionamento del processo d’acquisto è molto semplice: sul sito sono collocati alcuni dei pezzi presenti nel catalogo di TorinoLab. L’acquirente può acquistare l’oggetto desiderato sapendo in partenza che, se altri faranno lo stesso, potrà beneficiare di una riduzione del prezzo dovuta al maggior numero di pezzi richiesti e dunque prodotti (secondo la logica dei gruppi d’acquisto) e all’eliminazione dei costi di stoccaggio che intervengono in caso di sovrapproduzione.

I vantaggi in termini aziendali sono evidenti. Abbiamo voluto capire anche quali fossero gli eventuali effetti di un processo di questo genere sulla progettazione. Per farlo ci siamo rivolti ad Andrea Vecera, uno dei giovani designer che ha messo a disposizione la sua creatività per dare vita a un progetto che entrerà in produzione tra qualche mese. “Quando si ha a che fare con pezzi già prodotti, il processo creativo è decisamente più ambizioso. Tutto si trasforma in una sfida alla reinterpretazione – sia che si tratti di un semilavorato, che di un pezzo o di una materia -. Ritrovarsi con una forma in mano che non è stata inventata da te ti costringe a confrontarti con la sua storia per trovare quel filo nascosto che può legare quell’oggetto a qualcosa di nuovo ancora tutto da costruire. La cosa divertente è che, a un certo punto, inizi a cercare, in tutti gli oggetti o semilavorati esistenti, una seconda “chance”, una potenziale seconda vita. Per certi aspetti ciò non è molto distante da quello che si fa anche con le aziende, cui si fornisce la possibilità di pensare alla propria produzione da un altro punto di vista, mettendo in campo l’opportunità di riconvertire la produzione in qualcosa di nuovo”.

In un periodo di particolare stagnazione del mercato anche l’idea di una produzione limitata e controllata dall’utente può essere letta come una soluzione capace di proporre qualcosa di nuovo sul mercato evitando sprechi produttivi ed economici. A questo proposito Andrea Vecera prosegue dicendoci che: “nella misura in cui crescono i numeri sarebbe interessante scegliere diverse aziende in altre zone d’Italia che possano offrire le stesse produzioni o una convergenza di componenti potenzialmente dialoganti per ampliare l’idea anche in termini territoriali”.

Pamela Pelatelli

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