Famiglia

Cercasi inquilini per ampio stabile con cucina laboratorio, caffetteria, laboratorio multimediale, emeroteca, area teatro da adibire a incontri e mostre, laboratori per attività artistiche culturali e dotato di ampio cortile dove mangiare, giocare e leggere, attrezzato per proiezioni e piccoli spettacoli.” Se un improbabile agente immobiliare avesse dovuto trovare il modo giusto per vendere il fabbricato di pregio che si trova in Via Morgari 14 a Torino, si sarebbe dovuto inventare una formula di questo genere. Inusuale, certo, per una casa, ma, a dir poco ovvia, se gli inquilini a cui destinarla sono i cittadini di uno dei quartieri più vivaci, vitali e complessi della città.

Ci troviamo in San Salvario. Un quadrilatero di strade, spesso rigorosamente ortogonali, situato a due passi da Piazza San Carlo, il salotto buono della città. Per raccontarlo è necessario dare i numeri, nel senso proprio dell’espressione. In questo fazzoletto di urbanità coesistono 4 confessioni religiose, ognuna rappresentata dai rispettivi templi (chiese cattoliche, un tempio valdese, una sinagoga, numerose sale di preghiera musulmane), circa 100 diverse etnie, 26 phone center, 4 video noleggio dall’archivio non europeo, 8 librerie e 2 vecchi calzolai, 11 kebab, 12 ristoranti di cucina etnica e 4 a filiera corta, 18 locali notturni…

Un tempo considerato “una sorta di Bronxoggi è addirittura annoverato tra le “zone cool della città. Ognuna di queste definizioni racchiude, come sempre, una porzione di verità e una di verosimiglianza.

La verità è che, nel corso degli ultimi 15 anni, questo quartiere ha realmente subito una notevole trasformazione di ordine sociale a fronte di un rafforzamento della sua identità multietnica. Merito di alcuni elementi strutturali come la posizione centrale e le belle facciate dei palazzi che ne hanno fatto un luogo appetibile da un punto di vista immobiliare, ma merito soprattutto della gente del quartiere che anche nei momenti di maggiore conflitto sociale non se ne è andata, svuotando le strade e abbandonandole a se stesse, ma è rimasta, anche lamentandosi e protestando tuttavia restando ferma e volitiva.

A suggellare dunque lo sforzo e la gioia per una nuova vivibilità, il 24 settembre è nata la nuova Casa del Quartiere un luogo aperto dentro il quale far convergere tutte le realtà umane, artistiche e associative che San Salvario ospita.Un luogo simbolico” lo definisce Roberto Arnaudo, Direttore dell’Agenzia per lo Sviluppo locale di San Salvario, “attraverso il quale si riflette tutto il lavoro compiuto in questi anni”. Perché se c’è qualcuno che aveva ragione di esultare al momento del taglio del nastro, quelli sono proprio i membri dell’Agenzia, l’ente che dal 2000 si occupa di far incontrare le varie anime del quartiere, da quelle commerciali a quelle religiose, da quelle giovanili a quelle degli immigrati, e di portare avanti progetti per migliorare le condizioni della vita di questo pezzo di città.

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Proseguendo nel suo personale amarcord Roberto Arnaudo ci spiega che San Salvario non è mai stato oggetto di un progetto complessivo, in grado di pianificare il cambiamento. Ciò che è successo è opera delle persone. E se ha prodotto risultati è perché c’è stato un processo di trasformazione dal basso che marginalmente ha trovato supporto nelle istituzioni”.

Un percorso che vede le persone come protagoniste non poteva che convergere in un luogo dal sapore umano come una Casa.

Tra nonne che si fanno spazio nella folla con vassoi pieni di pezzi di crostata appena sfornata, bambini che giocano sotto lo sguardo divertito dei genitori, giovani ragazze somale che invitano a corsi di teatro per sole donne, amici che chiacchierano di fronte ad un caffè, più che una casa, qui sembra di stare in un enorme condominio.

Nato con il sostegno della Fondazione Vodafone, del Comune di Torino, della Compagnia di San Paolo e con il contributo della Circoscrizione VIII, la Casa dovrà svolgere il compito di essere laboratorio per la progettazione e la realizzazione di attività sociali e culturali, operando attraverso le relazioni tra i soggetti del quartiere (associazioni, cittadini italiani e stranieri, commercianti e artigiani) e operatori artistici e culturali locali e sovra locali. Un luogo di cui la cittadinanza sentiva il bisogno, per dare concretezza a un sogno di integrazione che continuava ad essere raccontato di portone in portone ma che non aveva ancora trovato un campanello su cui scrivere la targhetta.

Per sopravvivere stiamo cercando di trovare un bacino di risorse che integri finanziamento pubblico e privato. Su questo fronte le entrate della caffetteria ci aiutano a non chiedere un affitto a chi necessita spazio ma solo a proporre di dare un contributo per poter partecipare ” continua Roberto.

Indipendenza e creatività sembrano essere le parole chiavi con le quali confrontarsi nei prossimi mesi. Sostenibilità in chiave sociale e culturale. Ma non manca neanche la sua declinazione ambientale. Da queste parti, infatti, decine sono le associazioni nate negli ultimi anni allo scopo di sensibilizzare la cittadinanza sui problemi dell’acqua, dei rifiuti, dello spreco, dell’alimentazione a km 0… La Casa del Quartiere è aperta anche a loro secondo il principio del tutti coloro che vogliono intervenire, possono farlo: ci si siede attorno ad un tavolo e si decide insieme”.

La formula ce la spiega meglio Marina Pelfini, una delle responsabili de I bagni Municipali alias la cucina della Casa. Marina fa parte del gruppo eterogeneo di persone (esperti di cucina e di energie sostenibili, gourmet, cuochi e attori) a cui è stato affidato il compito di gestire l’aspetto culinario della Casa. Colazioni, pranzi, aperitivi e cene a base di prodotti di stagione, materie prime fresche e genuine a prezzi super accessibili, a patto che “si aiuti a sparecchiare”.

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Abbiamo voluto immaginare un progetto che desse la possibilità di ospitare ogni mese iniziative tematiche accomunate dal filo conduttore della sostenibilità. L’obiettivo è quello di fare in modo che le persone che passano di qua, si fermano a mangiare, chiacchierano, possano anche imparare qualcosa in più sull’acqua o sul baratto e decidere poi di rifarlo a casa o con gli amici. ” Si inizia con il mese dell’Acqua per poi proseguire con quello dei G.A.S. e del Baratto anche se ancora l’ordine non è stato definito.

Del resto, la casa di San Salvario è un progetto in divenire dove la gran parte del lavoro sarà fatto lungo la scia della convivenza e della reciproca crescita come tutti i rapporti di convivenza tra soggetti che non si conoscono ma imparano a farlo.

Pamela Pelatelli

Foto di copertina: Fabrizio Esposito per Manamanà


 

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