facciamoci-compagnia

Disegnano, lavorano ai ferri, giocano a carte e in generale, coltivano i loro hobby allontanando la solitudine e abbattendo i costi. Ad Acerra, in provincia di Napoli c’è una casa molto speciale, quella di Facciamoci compagnia, un progetto di co-housing dove vivono giovani e anziani.


Non chiamatela casa di cura perché qui l’aria che si respira è quella di una famiglia. Avevamo già parlato di esperienze simili ma all’estero: A Seattle, per esempio c’è la casa di cura che è anche un asilo, mentre in Olanda i nonni ospitano gli studenti universitari.

Spesso la nostra società si dimentica delle persone anziane che tra disturbi legati all’età, pensione minima e solitudine, passano gli ultimi anni della loro vita tra solitudine e sconforto. Ma in questo appartamento del napoletano le cose vanno diversamente grazie alla cooperativa La Fenice che con questo progetto di coabitazione combatte numerosi problemi, oltre quelli già citati, anche truffe e incidenti domestici ai danni degli anziani.

Il presidente è Stefano Gamra che ha avuto l’idea di ricreare un ambiente che non fosse quello di una normale casa di cura. Qui nessuno indossa il camice, eppure gli anziani sono seguiti da operatori sociosanitari e psicologi che li chiamano affettuosamente nonni.

Co-housing: Facciamoci compagnia

La coabitazione o co-housing è una pratica abitativa nata in Danimarca a metà degli anni sessanta, e poi diffusasi in altre parti del nord Europa nel decennio successivo, i singoli soggetti quindi condividono spese ed oneri, ma anche spazi comuni inoltre concentra interventi medici, di assistenza e di pulizia.

Sul sito del progetto si possono leggere alcune testimonianze:

“Con la mia pensione prima non riuscivo a sostenere tutte le spese e ad avere un assistenza da una badante… Adesso ho abbattuto i costi eccessivi ricevo assistenza, e nello stesso momento ci Facciamo Compagnia”, dice Maria Cristina Farina.

“Volevo compagnia dopo la morte di mio marito, in qualsiasi struttura per anziani era complicato, il rispetto di alcune regole orari stabiliti… Mi avevano proposto una casa di riposo, ma sono una donna dinamica e non volevo perdere la mia indipendenza. Grazie alla coabitazione sono libera di vivere la mia vita con tutto il supporto della comunità”, dice Rosa Liberti.

 

E infine Pasquale Russo: “Coabitare con altre persone mi ha salvato dalla depressione. Ho sconfitto la solitudine che da tempo mi tormentava. Oggi ho tanti amici e non sono mai solo, ho ritrovato la voglia di vivere e di godermi la mia vita”.

Nell’appartamento ci sono tutti i confort e sette posti letto, ci sono poi spazi privati e comuni. Si paga un fisso a prezzi moderati, per maggiori info clicca qui

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