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Li tratta ‘come figli suoi’ perché la scuola è seconda per educazione solo alla famiglia. Un lungo reportage quello di Domenico Iannacone che nei suoi I Dieci Comandamenti racconta la storia di Eugenia Carfora, preside in Istituto professionale del Parco Verde, a Caivano, alle porte di Napoli. Una scuola dove si diventa grandi troppo presto.

Un racconto che supera lo schermo tv ed entra dritto nel nostro salotto di casa, perché la storia di questi ragazzi è uno spaccato di un’Italia che resiste nonostante tutto. Nell’Istituto Morano, la dispersione scolastica raggiunge altissimi livelli, ma qui Eugenia Carfona e il suo gruppo di insegnanti lottano per far sedere gli alunni sui banchi.

La scuola di frontiera che sorge in una delle più grandi piazze di spaccio d'Europa, è l’unica ancora di salvezza da droga, prostituzione, gravidanze precoci. È per questo che la preside assieme alla professoressa Loredana Scolarici e tutti gli altri cerca di recuperare questi ragazzi sempre più soggetti a distrazioni di ogni tipo.

"Appena arrivo a scuola devo subito uscire per andarli a cercare, uno per uno, li cerco anche in giro per i bar" racconta nel reportage di Rai3.

"Quando sono arrivata sei anni fa gli studenti erano 719, ma in realtà i veri iscritti erano la metà: c'erano ragazzi che venivano riscritti da anni solo per avere un organico gonfiato. Di questi 380, almeno 90 li abbiamo persi per strada. Non vengono più, ed è il mio grande dolore, perché la sfida qui è portarli davvero dentro le classi".

Parole che non possono non rimandare a Io speriamo che me la cavo, il film in cui il professore interpretato da un brillante Paolo Villaggio, scendeva in strada a recuperare i suoi piccoli alunni impegnati a lavorare al mercato e fare altro.

Adesso il testimone passa a questa preside che ha già riscosso il consenso del web dopo la puntata.

"Non sono abituata a tanta attenzione. Non ho mai fatto finta di niente nella mia vita. Se c'è qualcosa che non va, bisogna urlare. E io ho urlato. E ho bussato alle porte. Io sono sempre rimasta appesa ad un filo", dice Carfora.

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Spiega poi come vanno le cose.

"Qui ci vorrebbero i professori migliori d'Italia, i più motivati. Invece spesso arrivano persone che non riescono a reggere questo ambiente e non vedono l'ora di andarsene", racconta ancora.

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Cosa insegna ai suoi alunni?

“Cerco di far capire che ogni azione ha una conseguenza: arrivi in ritardo, chiamo la famiglia, non hai consegnato il cellulare, veniamo a chiedertelo”.

Ma oltre le regole c’è di più, c’è una preside che conosce a memoria tutti i cognomi dei suoi studenti. "Se potessi li terrei a dormire nella scuola. Tutto per evitare che si perdano fuori".

In questo video gli alunni festeggiano la fine delle riprese:

 

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Dominella Trunfio

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