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Da quarant’anni a questa parte combatte contro i latifondisti brasiliani che abbattono le foreste per fare spazio a piantagioni redditizie. La lotta di Antonio Vicente inizia a dare i primi frutti.

Oggi ha 84 anni, ma il brasiliano Antonio Vicente ha trascorso gli ultimi quattro decenni della sua vita a piantare alberi con il sogno di ricostruire il paradiso verde e lussureggiante che ricordava da bambino.

Con i suoi sforzi quello che stava diventando un terreno depauperato è tornato ad essere una giungla di flora e fauna selvatica. Tutto inizia nel 1973, quando Vicente raccoglie la sfida di ripristinare ciò che era stato raso al suolo per fare spazio a piantagioni e pascoli.

Compra 31 ettari di terreno alla periferia di San Pablo, nella regione di San Paolo del Brasile, grazie ai fondi stanziati dal governo che incentivavano i cittadini a combattere la deforestazione. Il suo obiettivo ovviamente non era quello di rilanciare l’agricoltura nazionale, ma di ricreare un bosco.

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“Piantare alberi è uno spreco di terra che non porta reddito. Se è pieno di alberi, non c’è spazio per le mucche o le colture”, queste le parole dei suoi vicini di casa, tutti allevatori o agricoltori.

A Vicente però poco importa, lui continua per la sua strada pensando che la deforestazione sia uno dei mali della società moderna e che nessun profitto può essere comparato alla bellezza della natura.

E lui lo sa bene perché è cresciuto in una fattoria e ha assistito in prima persona al taglio degli alberi piantati da suo padre e da suo nonno.

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“Quando ero un bambino, i contadini tagliavano gli alberi per fare spazio a pascoli e per estrarre carbone. L’acqua in quelle zone è stata prosciugata e non è mai più tornata”, ha detto Vicente alla BBC.

Da hobby del fine settimana, il suo si è trasformato in un lavoro a tempo pieno. Ormai il suo terreno è una piccola giungla con oltre 50mila alberi, una sorta di santuario per la fauna selvatica.

“Da quando ho iniziato a piantare alberi, l’acqua in questa zona è tornata e ora ci sono oltre 20 sorgenti. Ci sono uccelli, insetti, opossum, ma anche scoiattoli e perfino i tucani, ha aggiunto.

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Oltre 8mila ettari di foresta pluviale brasiliana sono stati distrutti tra agosto 2015 e luglio 2016, numeri allarmanti. La storia di Antonio Vicente è quella di una goccia in mezzo all’oceano, ma immaginiamo che cambiamento ci sarebbe se tutti facessimo come lui.

Dominella Trunfio

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