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Rinascere dalle macerie di guerra in maniera sostenibile e solidale, contribuendo alla ricostruzione di Gaza, vittima di tre guerre in dieci anni. È quello che stanno cercando di fare, due giovani ingegnere dell’Università islamica, grazie alla loro azienda Green Cake.

Majd Mashharawi e Rawan Abddllaht hanno vissuto assieme ai loro concittadini, il dramma dei conflitti: i morti, la distruzione delle loro case, di edifici, di un’intera città. Per questo motivo, hanno deciso di sfidare qualsiasi stereotipo e di sovvertire il blocco israeliano che rende quasi impossibile l’importazione di materiali per la ricostruzione degli edifici.

Con l’obiettivo di aiutare migliaia di abitanti di Gaza a ricreare la loro casa, tornando pian piano alla normalità, le due ingegnere hanno dato vita a Green Cake, un’azienda che produce mattoni a basso costo dalle macerie di guerra.

I blocchi e i controlli per controllare o limitare la costruzione di tunnel da parte di Hamas, il gruppo militare che dal 2007 controlla la zona, impediscono una ricostruzione con materiali standard, come dei semplici mattoni tradizionali.

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E allora perché non crearli in altro modo? Per esempio, dalle macerie, l’unica cosa che attualmente si trova in abbondanza a Gaza.

Un percorso che Maid e Rawan hanno intrapreso insieme tra mille difficoltà, dopo sei lunghi mesi di esperimenti per trovare la miscela giusta, alla fine sono riuscite a realizzare mattoni crudi di qualità. Oggi, Green cake produce fino a 40mila mattoni al giorno.

Il primo a crederci è stato Mobaderoon III, un incubatore di startup che ha aiutato le giovani ingegnere a trasformare la loro idea in un’azienda e a realizzare il primo prototipo.

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Per trovare le risorse, Majd e Rawan partecipano a un concorso bandito dal MIT di Boston e il loro progetto viene selezionato nei primi 70 tra oltre 5mila partecipanti. Ma la guerra, le frontiere insormontabili, la situazione politica impedisce alle due imprenditrici di partecipare, quindi arriva la rinuncia.

Ma non si arrendono. La svolta è il Japan Gaza Innovation Challenge, un concorso giapponese per startup: partecipano e vincono riuscendo a ottenere i finanziamenti necessari alla produzione.

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 Il futuro di Gaza

Secondo l’UNRWA oltre 9mila case non esistono più a Gaza, oltre 5mila sono state danneggiate in maniera irreversibile, 4mila hanno danni gravi e 120mila danni generici. I dati sono del 2015, ma la situazione non è cambiata di molto, soprattutto perché i soldi stanziati per la ricostruzione, non sono sufficienti a mettere in piedi un paese.

Un problema che si va ad unire a un altro. Secondo le due ingegnere, il mondo continua a dipendere dalla combustione del carbone per produrre elettricità. A Gaza vengono prodotte oltre 7 tonnellate di cenere la settimana.

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La soluzione potrebbe essere quella di utilizzarla per riempire i mattoni, al posto della sabbia. Il risultato sarebbe appunto una green cake, una torta verde fatta di materiali leggeri, resistenti e di recupero.

Per continuare la loro opera, è stata lanciata una campagna di crowdfunding su Indiegogo: 55mila dollari la quota da raggiungere per spiccare il volo verso la rinascita di Gaza.

Dominella Trunfio

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