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La gente onesta di Corleone manda un messaggio al mondo intero e lo fa attraverso un hashtag che lascia poco spazio all’immaginazione: #NoiNonCiInchiniamo.


Nei giorni scorsi, il piccolo comune siciliano in provincia di Palermo è tornato a far discutere e anche questa volta, per l’ennesima il nome di Corleone è associato a quello di Totò Riina, boss di Cosa nostra.

Domenica scorsa, la vara di San Giovanni Evangelista con tanto di fedeli in processione al seguito, si era fermata proprio davanti casa Riina, in via Scorsone 24 mentre Ninetta Bagarella, moglie del boss in carcere con il 41bis, era affacciata al balcone con le sorelle Matilde e Manuela. Un omaggio al capo dei capi? Una “sosta casuale” per far riposare i portatori della vara?

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Lea Savona, sindaco di Corleone aveva prontamente risposto: "è l'ennesima falsità strumentale che contribuisce a dare un'immagine falsa del paese". Nel frattempo, falsità o meno, la Procura distrettuale antimafia indaga mentre il sacerdote ci tiene a sottolineare che la processione di San Giovanni non passerà mai più da via Scorsone. 

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Corleone però non sta a guardare, i cittadini onesti sono stufi di vivere in un comune associato sempre a Cosa nostra e lanciano un hashtag su Facebook #NoiNonCiInchiniamo. Scendono in piazza e affiggono uno striscione.


"Dopo l'uragano mediatico che si è abbattuto su Corleone negli ultimi giorni, nell'attesa che chi di dovere faccia chiarezza, uno striscione è stato appeso ai cancelli della villa comunale dopo un'iniziativa di confronto promossa da Lorena Pecorella, uno striscione con la scritta‪#‎noinonciinchiniamo‬. È questo il messaggio che la gente onesta di Corleone, giovane e meno giovane, vuole mandare al mondo. È questa la risposta che a gran voce si sta alzando dal paese e che sta invadendo i profili facebook di tanti che con la storia dell'inchino (se mai c'è stato) non hanno nulla a che vedere", si legge sul gruppo Facebook dei Giovani democratici di Corleone.

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Insomma a chi sosteniene "che è sempre la stessa storia, che le cose non cambiano mai e che questa terra è ormai segnata in eterno, rispondiamo con le nostre foto: le facce dei giovani del corleonese, della Sicilia e dell'Italia vera, che non si sono mai rassegnati ma continuano ogni giorno a combattere la cultura mafiosa per costruire un presente e un futuro migliori", si legge ancora.

Selfie e hashtag invadono i profili del social network, un tam tam mediatico a cui si uniscono tutti e non solo i corleonesi, in poco tempo si crea un collage di visi, quelli di chi ha scelto di metterci la faccia per dimostrare che Corleone non è solo il paese di Totò Riina, ma di tante persone oneste che urlano pacificamente il proprio no contro le mafie.

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E nel frattempo, anche Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo aveva utilizzato Facebook per far sentire la sua voce:

"Se il 18 giugno dovesse essere permesso a Salvo Riina di presentare il suo libro a Palermo,sarò a Palermo per impedire questa ulteriore offesa alla memoria di mio fratello e dei ragazzi massacrati insieme a lui. Niente e nessuno mi potrà impedire di farlo. Ho 74 anni, ho vissuto già 22 anni più di mio fratello, sono pronto a qualsiasi cosa. Salvatore Borsellino".

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Dominella Trunfio

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