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Negli anni Ottanta, Anil e Pamela Malhotra hanno compiuto una scelta davvero radicale: hanno lasciato la loro casa negli Stati Uniti e si sono trasferiti in India, paese di origine di Anil, con l’obiettivo di fare qualcosa di importante per l’ambiente. Trent’anni più tardi, sono i fondatori e i responsabili di un santuario privato della fauna selvatica: un piccolo ma lussureggiante paradiso di biodiversità, unico nel suo genere.

Il SAI (Save Animals Initiative) Sanctuary è oggi una realtà consolidata, un luogo protetto in cui gli animali vivono liberi e in cui la vegetazione fiorisce rigogliosa. Ogni anno, numerosi scienziati e naturalisti vi si recano per portare avanti le proprie ricerche, studiando le diverse specie animali e le centinaia di piante e alberi autoctoni. Da qualche tempo, inoltre, non mancano i turisti, affascinati dalla possibilità di trascorrere una vacanza ecosostenibile, a contatto con la natura.

Anil e Pamela si sono incontrati negli Stati Uniti negli anni Sessanta e, poco tempo dopo, hanno deciso di sposarsi. Passano vent’anni e, nel 1986, la coppia compie un viaggio in India per prendere parte al funerale del padre di lui. Nel corso del loro soggiorno nella zona di Haridwar, Anil e Pamela hanno modo di constatare, con orrore e disappunto, quanto le condizioni dell’ambiente siano disperate, tra deforestazione e inquinamento. Così, prendono la decisione di restare in India, per provare a fare qualcosa, investendo i loro risparmi nell'impresa.

Dato che nell’Haridwar non riescono a trovare terreni da acquistare, si spostano verso sud, fino a raggiungere il distretto di Kodagu, in prossimità delle colline Brahmagiri. Qui, i Malhotra iniziano a comprare dai contadini degli appezzamenti di terra non più produttivi, con l’obiettivo di innescare un processo di riforestazione.

“Una volta acquistato il terreno, abbiamo permesso la foresta di rigenerarsi. Abbiamo piantato delle specie autoctone là dove era necessario e lasciato alla natura il compito di fare tutto il resto.” – racconta in proposito Anil.

Oggi il SAI (Save Animals Initiative) Sanctuary si estende per oltre 120 ettari di terreno: un piccolo paradiso naturale, che i Malhotra gestiscono con l’aiuto di alcuni collaboratori, trovandosi spesso a lottare contro cacciatori e bracconieri, oltre che con la diffidenza delle comunità locali.

"Tempo fa, il sacerdote di un tempio situato su un poggio vicino è stato ucciso da una tigre e gli abitanti dei villaggi avevano paura.” – racconta Pamela“Abbiamo contribuito a ricostruire il tempio in un luogo più sicuro, a condizione che gli abitanti dei villaggi rinunciassero a caccia e bracconaggio. Quando ce ne hanno chiesto il motivo, abbiamo domandato loro come fosse possibile che delle persone che adorano Hanuman e Ganesha uccidessero degli animali. Ha funzionato.”

Non paghi dei tanti obiettivi raggiunti fino ad oggi, i Malhotra se ne sono posti uno ancora più ambizioso per il futuro: sperano infatti di riuscire a convincere le grandi aziende ad investire nell’acquisto e nella riforestazione di interi lotti di terreno come parte delle loro strategie di responsabilità sociale. Affinchè, albero dopo albero, le foreste tornino a crescere rigogliose, restituendo un habitat a tante specie animali a rischio di estinzione.

Lisa Vagnozzi

Photo Credits: Miles to the Wild

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