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Cosa accomuna un medico che presta cure ai pazienti senza chiedersi se possano pagare o meno, un ex soldato che aiuta uomini e donne tornati dal fronte a riadattarsi alla vita di tutti i giorni e un reverendo che si è fatto agricoltore per garantire ai suoi parrocchiani alimenti freschi e genuini? La risposta è semplice: ognuno di loro ha fatto qualcosa che ha migliorato la vita degli altri. Proprio per questo, i loro nomi sono stati inseriti dalla Cnn nella Top 10 dei finalisti del premio Hero of the Year.

Daniel Ivankovic, il chirurgo delle periferie

Lavorando sin da giovane nei quartieri più difficili di Chicago, in Illinois, dove è frequente avere a che fare con vittime di crimini violenti e ferite da arma da fuoco, il dottor Daniel Ivankovich, un chirurgo ortopedico, ha spesso incontrato delle persone costrette a lottare per ottenere cure mediche basilari.

Persone sprovviste di un'assicurazione sanitaria oppure dotate di assicurazioni che non coprivano tutti i costi delle cure, e che per questo finivano in liste di attesa lunghissime, che duravano anni, mentre i loro problemi fisici peggioravano.

daniel ivankovic cnn
Trovando tutto ciò disumano, Ivankovich, un gigante buono di oltre due metri di altezza, ha scelto di curare chiunque ne abbia bisogno, senza chiedersi se possa pagare o meno: a questo scopo, nel 2010 ha co-fondato una no-profit, la One Patient Health Initiative, che gli ha permesso di aprire tre cliniche a Chicago, dove ogni anno vengono operate circa 600 persone.

"So che non posso risolvere tutti i problemi" - ha dichiarato il medico - "Il mio obiettivo è quello di essere la testa di ariete necessaria per abbattere le barriere e fare in modo che questi pazienti abbiano le cure e le risorse di cui hanno bisogno."

Sean Gobin, l’ex soldato che aiuta i reduci dei conflitti a voltare pagina

Nel 2012, lasciatasi la carriera militare alle spalle dopo aver combattuto con l’esercito statunitense in Afghanistan ed Iraq, Sean Gobin ha deciso di percorrere il famoso sentiero degli Appalachi, un tracciato escursionistico lungo oltre 3.000 chilometri, che si snoda a ridosso della costa orientale degli Stati Uniti. Proprio nel corso di quell’esperienza, l'ex marine ha maturato un’idea: utilizzare l’escursionismo e l'alpinismo per aiutare gli ex militari a riappacificarsi con il mondo.

“Camminando ogni giorno per otto ore, potevo finalmente processare tutte le esperienze che avevo vissuto e che avevo accantonato.” – racconta oggi Gobin“E sapevo che c’erano altri reduci che, come me, avevano bisogno di fare lo stesso.”

Così Gobin ha fondato una no-profit, Warrior Hike, che aiuta i reduci a lasciarsi la guerra alle spalle, ricorrendo all’escursionismo e all’immersione nella natura come uniche terapie. La no-profit offre agli ex militari tutte le attrezzature, l’assistenza e i viveri necessari per completare escursioni di lunga durata – dai due ai sei mesi – in vari luoghi degli Stati Uniti.

Il programma prevede che i viaggi vengano effettuati in piccoli gruppi e che, una volta a settimana, i partecipanti vengono ospitati dagli abitanti di un villaggio situato lungo il percorso: un modo per socializzare, ritrovare la fiducia nelle persone e riadattarsi gradualmente alla vita di tutti i giorni.

L’iniziativa di Gobin, che ha già visto la partecipazione di 70 reduci, affronta un tema molto dibattuto negli Stati Uniti: quello delle conseguenze che i conflitti hanno sulla salute psichica dei militari che vi hanno preso parte. Basti pensare che, secondo le stime del Governo americano, una percentuale compresa tra l’11% e il 20% delle persone che hanno combattuto in Iraq e Afghanistan si ritrova oggi a dover lottare contro il disturbo post-traumatico da stress.


Richard Joyner, il reverendo che coltiva la terra

Fino a qualche tempo fa, nella cittadina rurale di Conetoe, nello stato americano del North Carolina, si registravano di frequente dei decessi dovuti a patologie collegate ad un’alimentazione sbilanciata, poco varia e basata essenzialmente su cibi confezionati.

Per provare a risolvere il problema, nel 2007 il reverendo Richard Joyner ha creato un orto comunitario, iniziando a coltivare, con l’aiuto di alcuni volontari, verdure e ortaggi freschi e genuini. Oggi la sua no-profit, Conetoe Family Life Center, gestisce direttamente 20 appezzamenti di terreno, che ogni anno permettono la raccolta di oltre 20.000 chili di cibo fresco. Vi lavorano circa 80 volontari, che si occupano anche dell'allevamento delle api e della produzione di miele.

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Una parte del raccolto viene distribuita gratuitamente ai membri della comunità, in modo da arricchire le loro diete e renderle più sane e varie, mentre un’altra viene venduta a negozi e ristoranti per finanziare delle borse di studio destinate agli abitanti più giovani della cittadina.

I bambini di Conetoe sono coinvolti sia nella programmazione delle colture che nella raccolta e nella distribuzione delle derrate e si insegna loro a cuocere i cibi senza disperderne il contenuto di nutrienti: un modo per rendere più salubre la loro dieta e quella delle loro famiglie, arginando la diffusione di patologie legate ad un'alimentazione scorretta.

“Coltivare i campi ci porta a lavorare insieme.” – afferma Joyner“Nutrendo le piante, nutriamo la comunità. È un tutt’uno.”

Daniel Ivankovich, Sean Gobin, Richard Joyner e tutti i finalisti del premio Hero of the Year possono essere votati on-line, sul sito della Cnn, entro il prossimo 15 novembre. Il vincitore sarà annunciato a dicembre.

Lisa Vagnozzi

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